Povertà in Italia, Consumatori: la situazione è peggiorata, dati da terzo mondo (Foto Pixabay)

Condizioni economiche peggiorate per i cittadini. Inefficacia delle misure attuate contro il caro prezzi. E con essi, “dati da terzo mondo”. La diffusione della povertà e del rischio di povertà e di esclusione sociale, fotografata oggi in modo impietoso dai numeri dell’Istat, fa protestare le associazioni dei consumatori.

Per l’Unione Nazionale Consumatori il fatto che il 23,1% della popolazione in Italia sia a rischio di povertà o di esclusione sociale è un “dato da terzo mondo”.

Commenta il presidente dell’associazione Massimiliano Dona: «Avere quasi un quarto della popolazione a rischio povertà o esclusione sociale non è degno di un Paese civile. Il fatto, poi, che il dato sia addirittura in peggioramento rispetto al 2023, dal 22,8% al 23,1%, attesta come le politiche del Governo Meloni abbiano fallito sul fronte del contrasto alla povertà, come era già stato attestato una decina di giorni fa, sempre dall’Istat, con l’aumento dell’indice di Gini».

Per il presidente UNC «urge una riforma complessiva del fisco che, in applicazione del criterio della progressività previsto dall”art. 53 della Costituzione, riduca ad esempio gli oneri di sistema e l’Iva sulle bollette di luce e gas, o l’aliquota Iva sui beni necessari come detersivi e saponi, oggi al 22% come il famoso salmone del ministro Lollobrigida, invece di immaginare il taglio delle aliquote Irpef per chi guadagna oltre 50 mila euro e che certo non rientra in questo 23,1% della popolazione che fa fatica ad arrivare alla fine del mese».

I dati sulle condizioni delle famiglie, spiega inoltre il Codacons, attestano come la situazione degli italiani sia peggiorata tra il 2023 e il 2024, con una riduzione del valore reale dei redditi e un incremento delle difficoltà economiche dei cittadini.

“Sul banco degli imputati ci sono ancora una volta caro-prezzi e aumento delle bollette energetiche, fattori che nell’ultimo biennio hanno impoverito le famiglie – afferma il Codacons – La conferma arriva dai numeri dell’Istat: a fronte di un reddito annuale medio aumentato in termini nominali del +4,2%, si è registrata una contrazione in termini reali del -1,6%, come conseguenza della forte crescita di prezzi e tariffe che si è abbattuta sulle tasche degli italiani. Dati che attestano ancora una volta non solo la situazione economica critica di milioni di famiglie, ma anche l’incapacità della classe politica e di governo di affrontare in modo efficace l’emergenza prezzi e il caro-energia, con le misure di contrasto adottate negli ultimi due anni che si sono dimostrate del tutto inefficaci e inadeguate”.

Crescono le disuguaglianze

Per Assoutenti c’è un’Italia divisa in due sul fronte dei redditi e delle difficoltà economiche delle famiglie, con alcune aree del Paese che registrano numeri preoccupanti e in netto peggioramento rispetto al passato.

«Crescono le disuguaglianze in Italia al punto che nel Mezzogiorno i cittadini a rischio povertà o esclusione sociale salgono nel 2024 al 39,2% contro l’11,2% del Nord-Est, mentre la quota di individui a bassa intensità lavorativa nel Sud è del 16,9% contro il 3,6% del Nord-Ovest – afferma il presidente Assoutenti Gabriele Melluso – Se il reddito medio delle famiglie supera i 41mila euro annui al Nord, nel Mezzogiorno si ferma a 30.667 euro. Numeri che purtroppo attestano le grandi differenze economiche esistenti nelle varie aree della Penisola e il peggioramento delle condizioni per chi risiede al Sud, una forbice che purtroppo cresce anno dopo anno aggravata anche dal fenomeno del caro-energia che colpisce soprattutto le famiglie numerose e a reddito medio-basso».

Assoutenti chiede di studiare «la possibilità di istituire i “consumi di cittadinanza”, ossia una quota minima di beni e servizi, dagli alimentari alle forniture energetiche, che devono essere garantite alle famiglie più fragili e in difficoltà, in modo da contrastare la piaga della povertà e ridurre le gravi disuguaglianze che si registrano in Italia».

Le proposte di MDC

“Siamo di fronte a un’emergenza che coinvolge direttamente i diritti fondamentali dei consumatori, come l’accesso a energia, alimenti, casa e sanità. La politica dei bonus una tantum non basta: serve una visione di lungo periodo, con interventi strutturali per contenere i prezzi, tutelare i redditi e rafforzare la rete di protezione sociale – commenta il Movimento Difesa del Cittadino (MDC). – Ogni statistica corrisponde a famiglie che rinunciano a scaldarsi, a mangiare carne o frutta fresca, o a curarsi adeguatamente. Serve un piano nazionale per i consumatori vulnerabili, non possiamo aspettare che l’emergenza diventi normalità”.

MDC propone, quindi, tre assi prioritari di intervento: calmierare i prezzi di luce, gas e generi alimentari, con maggiore trasparenza e vigilanza su rincari ingiustificati; rafforzare il welfare locale e garantire l’accesso equo ai servizi pubblici, inclusi trasporti, salute, istruzione e abitazione; prevenire il sovraindebitamento e lavorare all’educazione finanziaria, soprattutto per le famiglie a basso reddito e per i giovani.

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