Sprechi alimentari e tessili, nuove norme per ridurli (Foto Christina & Peter per Pexels)

Il Parlamento europeo ha votato nuove norme per ridurre gli sprechi alimentari e tessili nella Ue. Ci saranno obiettivi vincolanti di riduzione dello spreco alimentare e, sul versante dell’abbigliamento, norme armonizzate sulla  responsabilità estesa del produttore per i produttori tessili e i marchi di moda.

Il via libera è arrivato ieri dal Parlamento europeo. Dopo la firma dei colegislatori e la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Ue, paesi dell’UE avranno 20 mesi di tempo dalla sua entrata in vigore per recepire le norme nella legislazione nazionale.

Tonnellate di rifiuti insostenibili

Sprechi alimentari e tessili muovono numeri ingenti, generano tonnellate di rifiuti e sono quanto di più lontano possibile dalla sostenibilità della produzione e del consumo.

Ogni anno nella Ue vengono generati quasi 60 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari, pari a 132 kg a persona. A questi si aggiungono una mole di 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili. Solo abbigliamento e calzature rappresentano 5,2 milioni di tonnellate di rifiuti, equivalenti a 12 kg di rifiuti a persona ogni anno. Ma ogni anno al mondo vengono riciclati meno dell’1% di tutti i prodotti tessili.

Una grande sfida è diventata quella della fast fashion e della ultra fast fashion, una moda a basso e bassissimo costo e ad alto tasso di ricambio e sostituzione che ha un forte impatto sull’ambiente e sul clima. L’Agenzia europea dell’ambiente ha calcolato che ogni cittadino europeo compra 19 kg di tessuti l’anno: 8 kg di abbigliamento, 4 kg di calzature e 7 kg di prodotti tessili per la casa. Gli europei comprano e scartano vestiti, calzature e tessuti a una velocità sempre maggiore. E questo rappresenta uno spreco di risorse e una fonte di pressione sul clima e sull’ambiente.

Obiettivi di riduzione dello spreco alimentare

Un obiettivo della nuova legislazione è quello di ridurre lo spreco alimentare. Le norme introducono obiettivi vincolanti di riduzione degli sprechi alimentari, da raggiungere a livello nazionale entro il 31 dicembre 2030: il 10% proveniente dalla trasformazione e produzione alimentare e il 30% pro capite da vendita al dettaglio, ristoranti, servizi di ristorazione e famiglie. Questi obiettivi saranno calcolati rispetto alla quantità generata come media annua tra il 2021 e il 2023.

Su richiesta del Parlamento, i paesi dell’UE dovranno adottare misure per garantire che gli operatori economici che svolgono un ruolo significativo nella prevenzione e nella generazione di sprechi alimentari (da individuare in ciascun paese) facilitino la donazione di alimenti invenduti sicuri per il consumo umano.

Tessili, la responsabilità del produttore

L’azione sui rifiuti tessili prevede nuovi regimi di responsabilità del produttore (EPR) che verranno istituiti da ogni Stato entro 30 mesi dall’entrata in vigore della direttiva. I produttori che immettono prodotti tessili nella Ue dovranno coprire i costi di raccolta, selezione e riciclaggio. La responsabilità riguarderà tutti i produttori, compresi quelli dell’ecommerce, indipendentemente dal fatto che siano stabiliti in un paese dell’UE o al di fuori dell’Unione. Le microimprese avranno un anno in più per conformarsi ai requisiti EPR.

Le nuove norme riguarderanno prodotti come abbigliamento e accessori, cappelli, calzature, coperte, biancheria da letto e da cucina e tende. Su iniziativa del Parlamento, i paesi dell’UE potranno anche istituire regimi di responsabilità estesa del produttore per i produttori di materassi.

Le lacune dell’accordo

Le voci critiche considerano però le norme sugli sprechi alimentari e tessili un accordo al ribasso. L’European Environmental Bureau (EEB) parla di progressi con “grandi lacune”.

Spiega Fynn Hauschke: “Accogliamo con favore gli obiettivi vincolanti sulla prevenzione dei rifiuti, e in particolare per lo spreco alimentare, ma il testo finale non è all’altezza dell’impegno dell’UE di dimezzare lo spreco alimentare lungo la catena di approvvigionamento. Accontentandosi di meno, il Parlamento sta ignorando la portata della crisi, perdendo un’occasione cruciale per ridurre le emissioni e mettendo ulteriormente a rischio la sicurezza alimentare e la natura”.

Per quanto riguarda i prodotti tessili, la direttiva introduce regimi di responsabilità estesa del produttore (EPR) per rendere i marchi più responsabili dei rifiuti che generano ma la scadenza per istituirli è maggio 2028. Una scadenza lunga, dunque. L’EEB chiede che i programmi di responsabilità estesa del produttore affrontino il tema della sovrapproduzione, penalizzando le aziende per le pratiche dannose che portano a produrre una gran quantità di rifiuti. “Abbiamo bisogno di schemi EPR ambiziosi per i tessili per dare ai comuni e al settore dell’usato il sostegno finanziario di cui hanno bisogno per far fronte ai crescenti volumi di abbigliamento scartato – commenta Emily Macintosh, Senior Policy Officer for Textiles presso l’EEB – L’EPR deve anche fornire sostegno a paesi come il Ghana e il Kenya, che sono pesantemente colpiti dalle esportazioni di abbigliamento scartato dall’UE”.

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