Smishing, un consumatore ottiene il diritto al risarcimento del danno
Una vittima di smishing, truffa tramite SMS, ha promosso una procedura dinnanzi all’Arbitro Bancario Finanziario, conclusasi con il riconoscimento del diritto ad ottenere da Poste Italiane il risarcimento del danno patito pari ad € 11.666,00
Smishing, un consumatore vittima di truffa ottiene il diritto al risarcimento del danno
Una vittima di smishing ottiene il riconoscimento del diritto al risarcimento del danno. È quanto è accaduto, nei giorni scorsi, ad un consumatore che era rimasto vittima di una truffa tramite sms (tecnica dell’SMS Spoofing) che gli aveva provocato un danno di €11.666,00. Lo sfortunato utente aveva ricevuto un sms da un numero apparentemente riconducibile a Poste Italiane, società presso la quale ha il proprio conto corrente, e – cadendo nella trappola – aveva inserito i dati richiesti, permettendo così l’accesso e l’effettuazione di una operazione di bonifico dal conto.
Nel corso del 2021 il Coordinamento Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” è stato in prima linea nella tutela dei consumatori avverso le truffe online, le quali, a causa della pandemia e del maggiore ricorso al commercio elettronico, hanno registrato un sensibile aumento rispetto al passato.
Il Coordinamento, quindi, oltre a prestare assistenza alle vittime di tale tipo di truffe, ha avviato una campagna informativa a tutto campo cercando, in tal modo, di prevenire eventi lesivi per i consumatori.
Smishing, la decisione dell’Arbitro Bancario Finanziario
Non essendo riuscito a definire la controversia bonariamente, il consumatore ha promosso una procedura dinnanzi all’Arbitro Bancario Finanziario, conclusasi nei giorni scorsi con il riconoscimento del diritto ad ottenere da Poste Italiane il risarcimento del danno patito pari ad € 11.666,00.
Più in particolare l’Arbitro ha ritenuto che il sistema di autenticazione e di protezione adottato da Poste Italiane non risulta conforme allo Strong Customer Authentication, altrimenti il danno in questione si sarebbe potuto evitare.
“Nell’esprimere soddisfazione per l’ennesimo successo a favore di un consumatore – afferma l’avv. Sergio Tomaino, il quale ha difeso il consumatore nella procedura conclusasi vittoriosamente – non possiamo che consigliare alle tante vittime di truffe on line di utilizzare lo strumento dell’Arbitro Bancario Finanziario, il quale si sta rivelando particolarmente efficace. Con esso, in molti casi, si evitano i tempi lunghi ed i costi di un processo”.

Il Coordinamento Nazionale “Dalla Parte del Consumatore” ha ricordato, dunque, che le Banche, le società di gestione delle carte di credito, e società delle quali si è clienti non chiedono mai via mail, sms o telefonate i propri dati personali o di effettuare pagamenti pilotati.
Cosa fare in caso di truffa
Qualora il consumatore dovesse cadere nella trappola di queste truffe, come lo smishing, l’avv. Emilio Graziuso e l’avv. Massimo Bomba ricordano che è necessario, in primo luogo, contattare il proprio Istituto di credito o la società che ha emesso e gestisce la carta di credito, disconoscere le operazioni fraudolente e bloccare il conto corrente o la carta di credito, in modo tale che i propri dati non possano essere nuovamente utilizzati.
L’utente dovrà, poi, sporgere denuncia presso la Polizia Postale in merito all’accaduto e dovrà inoltrare alla propria Banca o alla società di gestione della carta di credito una diffida con la richiesta di rimborso delle somme delle quali è stato fraudolentemente privato. A tale diffida deve essere allegata la denuncia presentata alla Polizia Postale.
Qualora il destinatario della diffida dovesse declinare ogni responsabilità e rifiutarsi di rimborsare le somme richieste, allora il passaggio successivo sarà quello di promuovere, ove ne ricorrano gli estremi, una azione giudiziale, la quale dovrà essere preceduta dal tentativo obbligatorio di mediazione finalizzata alla conciliazione oppure dalla procedura dinnanzi all’Arbitro Bancario Finanziario.
Quest’ultimo – ricordano ancora l’avv. Emilio Graziuso e l’avv. Massimo Bomba – si è più volte espresso in favore del consumatore, affermando che grava sulla Banca o sulla società di gestione della carta di credito dimostrare di avere adottato un sistema adeguatamente protetto di autenticazione, con conseguente declaratoria della sussistenza di colpa grave in capo al professionista qualificato e conseguente diritto al rimborso/risarcimento del danno a favore del consumatore.
