Stato degli oceani: nell’Artico cambiamenti devastanti, ondate di calore record nel Mediterraneo

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Nell’Artico cambiamenti devastanti, nel Mediterraneo ondate di calore record (Foto Guillaume Falco per Pexels)

Nell’Artico ci sono cambiamenti devastanti. Ogni dieci anni è andata persa una quantità di ghiaccio equivalente all’estensione della Spagna. Le ondate di calore marine hanno raggiunto livelli record nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero. E nel 2025 la quantità di calore immagazzinata dall’oceano ha raggiunto il livello più alto mai registrato. Con la crisi climatica cambiano la vita marina, la biodiversità, cambiano le comunità costiere sempre più a rischio.

“L’oceano sta cambiando a un ritmo allarmante con conseguenze dirette per la vita marina, le coste e le comunità di tutto il mondo”.

Questa la principale conclusione della decima relazione sullo stato degli oceani, pubblicata nei giorni scorsi dal servizio di monitoraggio dell’ambiente marino di Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’UE. A causa dell’aumento delle temperature, il livello medio del mare è aumentato di circa 4,2 mm all’anno dal 2012.

Nell’Artico sempre meno ghiaccio

La relazione sullo stato degli oceani evidenzia come la crisi climatica stia trasformando gli oceani e l’ambiente marino, dalla vita microscopica ai principali sistemi di circolazione.

Il rapporto rileva “cambiamenti devastanti per l’Artico”. Questa regione strategia mostra alcuni dei cambiamenti più drastici: l’estensione del ghiaccio marino è diminuita di circa 490 mila km2 per decennio tra il 1979 e il 2025. Significa perdere un’area grande all’incirca quanto la Spagna ogni dieci anni. Ci sono più vento e onde, e questo ha reso circa il 60% delle infrastrutture costiere artiche più vulnerabil all’erosione e all’innalzamento del livello del mare.

Ondate di calore record

Temperature intense investono i mari regionali in Europa, sottoposti a pressione intensa.

Nel 2024 il Mar Nero e il Mar Mediterraneo hanno registrato ondate di calore marine da record per intensità e durata. Alcune ondate di calore marino sono durate oltre 30 giorni, con temperature che in alcune regioni hanno superato i 4,6 °C di media. Nel Mar Mediterraneo si contano il maggior numero di giorni di ondate di calore marine degli ultimi venti anni.

Il cambiamento degli oceani e dell’Antartide

Nel 2025, la quantità totale di calore immagazzinata nell’oceano ha raggiunto il livello più alto mai registrato. Inoltre, tra il 1985 e il 2025, l’oceano è diventato circa il 17% più acido. La maggioranza delle regioni naturalmente più salmastre, come l’Atlantico, il Pacifico tropicale e la parte occidentale dell’Australia, sono diventate più salate tra il 2011 e il 2024, mentre le regioni più dolci, come il Pacifico settentrionale, l’Oceano Indiano orientale e alcune zone dei pennacchi del Congo e del Rio delle Amazzoni, sono diventate più dolci. Negli ultimi tre decenni, in circa il 5% degli oceani globali c’è stato un cambiamento persistente nelle variazioni stagionali del fitoplancton.

La crisi climatica cambia gli ecosistemi marini in tutto il mondo. Altre conseguenze pesanti ci sono nell’Antartide. Qui il minimo storico raggiunto dalla banchisa antartica nel 2022 ha coinciso con il primo fallimento riproduttivo su larga scala mai registrato per i pinguini imperatore. I cambiamenti nelle regioni polari stanno già cambiando la biologia e la biodiversità regionale.

In questo contesto, sono diventate sempre più vulnerabili le comunità marittime e i piccoli stati insulari in via di sviluppo, custodi di alcuni degli ecosistemi marini più ricchi di biodiversità al mondo, che si trovano ad affrontare tutte le molteplici pressioni della crisi climatica.

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