Truffa ai danni di Revolut, consegnati i dati di centinaia di clienti

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(Foto Pexels)

Hanno usato una email istituzionale compromessa e si sono fatti consegnare i dati bancari di centinaia di clienti. Questa la truffa informatica subita da Revolut, azienda di servizi bancaria, che ha consegnato a una pec violata delle forze dell’ordine i dati di centinaia di clienti. Attraverso una pec compromessa, gli hacker hanno chiesto e ottenuti i dati personali di circa 700 clienti. La polizia informatica ha aperto un’indagine per accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica ed è al lavoro per risalire ai responsabili.

Pec compromessa chiede dati bancari

Come emerge dalle notizie stampa, i criminali informatici hanno usato un indirizzo ufficiale di posta certificata delle forze dell’ordine italiane che era stato in precedenza violato e in questo modo hanno chiesto e ottenuto i dati di circa 680 persone: dati dei passaporti, indirizzi di residenza e dati dei conti in banca e delle transazioni economiche effettuate dai clienti.

Revolut ha fatto sapere che si è trattato di “una sofisticata truffa di impersonificazione esterna, nella quale un soggetto terzo non autorizzato ha utilizzato un indirizzo e-mail appartenente a un dominio legittimo di un’agenzia governativa per presentare richieste fraudolente di informazioni”. Secondo un portavoce, “i sistemi di Revolut e i fondi dei clienti non sono stati toccati”. (SkyTg24)

“Non appena individuata la frode – ha detto il portavoce di Revolut – abbiamo immediatamente bloccato l’indirizzo e informato l’agenzia governativa interessata, nonché le autorità di contrasto, le autorità per la protezione dei dati e le autorità di vigilanza finanziaria. Abbiamo contattato direttamente il numero limitato di persone coinvolte per informarle dell’accaduto e fornire loro assistenza” (Ansa).

Gli hacker hanno sfruttato l’obbligo delle istituzioni finanziarie di collaborare con le forze dell’ordine e fornire a queste e agli enti governativi informazioni necessarie a eventuali indagini e dossier ufficiali, con una richiesta che veniva da una pec che si presentava come verificata. Da qui dunque la truffa subita da Revolut.

L’allarme fra i consumatori

La vicenda desta allarme per le possibili conseguenze sui clienti della fintech britannica. Il Codacons chiede alle autorità di attivarsi per accertare le dimensioni del fenomeno, se e quante istituzioni italiane siano state violate e quali pec siano state compromesse.

“Vogliamo capire se tra i dati consegnati ai cyber-criminali ci siano anche informazioni sensibili relative alla clientela italiana, e quanti soggetti siano stati coinvolti – spiega il Codacons – Dalle notizie apparse emergerebbe poi che altre istituzioni e forze dell’ordine italiane sarebbero state violate dal gruppo criminale responsabile della truffa a Revolut. Questo espone una moltitudine di aziende a tentativi di truffe attraverso pec istituzionali, del tutto simili a quella subita dalla società britannica, mettendo a serio rischio una mole enorme di dati personali degli utenti”. L’associazione sta valutando le possibili azioni legali da intraprendere in caso di violazione della privacy degli utenti italiani.

“La protezione dei clienti non riguarda soltanto il denaro depositato, ma anche le informazioni personali che vengono affidate a chi offre servizi finanziari – ha detto il presidente Assoutenti Gabriele Melluso – Il rischio è che i dati acquisiti dai criminali possano essere utilizzati per costruire tentativi di frode più credibili e mirati. Conoscere il nome, l’indirizzo o altri dettagli del cliente non rende autentico chi lo contatta”.

Per i clienti, l’invito è quello di fare attenzione a telefonate, email, messaggi inattesi: password, Pin, codici di accesso e autorizzazione non vanno comunicate a nessuno.

“Chiediamo a Revolut – aggiunge Melluso – piena chiarezza sulla portata dell’episodio, informazioni puntuali ai clienti coinvolti e un’assistenza concreta per prevenire ulteriori conseguenze”.

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