Centromarca: preoccupazione per consumi e aumento Iva

Stagnazione dei consumi – i dati del primo semestre dell’anno non sono certo positivi – ed effetti negativi del previsto aumento dell’Iva preoccupano l’Industria di Marca, che denuncia crescita dell’inflazione, calo del potere d’acquisto delle famiglie e previsioni di ulteriori frenate dei consumi. Le stime dell’associazione dicono che con l’aumento dell’Iva ci sarà una crescita dei prezzi dello 0,6% per i prodotti alimentari e del 0,9% per il non alimentare. Nel frattempo, Centromarca conferma Luigi Bordoni alla presidenza.

Il Consiglio Direttivo di Centromarca – che riunisce circa 200 imprese fra le più importanti – ha infatti confermato Luigi Bordoni alla presidenza dell’Associazione Italiana dell’Industria di Marca per il prossimo biennio. A supportarlo nella sua attività saranno i vicepresidenti Giorgina Gallo (presidente e amministratore delegato di L’Oréal Italia), Francesco Averna (presidente del Gruppo Averna) e Valerio Di Natale (presidente e amministratore delegato di Kraft Italia).

“L’industria di Marca sta reagendo con decisione a questa delicata fase del ciclo economico”, sottolinea Bordoni. Pur in una situazione di stagnazione dei consumi, con una quota di mercato media dell’82,1%, le marche industriali del largo consumo confezionato (prodotti alimentari, per la cura della casa, della persona) restano il punto di riferimento del consumatore e delle famiglie. Allo stesso tempo, l’Industria di marca ribadisce l’attenzione al contenimento del prezzo: secondo stime Centromarca, nel 2011 e nel 2012 le Grandi Marche hanno messo sul piatto circa 7 miliardi di euro per offrire al consumatore prezzi più bassi e aiutarlo a far fronte alla perdita di potere d’acquisto.

Naturalmente, la congiuntura economica parla di un calo dei consumi che sicuramente si rinnoverà per tutto il 2012. Già alla fine dei primi sei mesi dell’anno, le vendite di prodotti alimentari e di bevande sono calate del 4,5%, i pasti e i consumi somministrati nei pubblici esercizi del 3,9%, l’abbigliamento e le calzature hanno perso il 7,2%. “ E il secondo semestre non sta dando segnali di miglioramento”, spiega Bordoni.

Da Centromarca arriva anche una valutazione negativa delle misure previste nel ddl Stabilità, che risulteranno – spiega l’associazione – negative per le famiglie a prescindere dal reddito e dalla composizione familiare. Sotto accusa c’è l’aumento dell’Iva che, spiega Bordoni, “cancellerà gli sconti fiscali che sono stati concessi, determinerà un’ulteriore perdita del potere d’acquisto e a cascata contribuirà a frenare i consumi, con inevitabili ripercussioni sull’occupazione, sugli investimenti in comunicazione, sull’attività di ricerca e sviluppo”.

Le stime dell’associazione e di Ref Ricerche dicono già che con il previsto aumento Iva ci sarà una crescita dei prezzi pari a +0,6% per i prodotti alimentari e +0,9% per il non alimentare, una contrazione della domanda di -0,3% per l’alimentare e di -0,45% per il non alimentare e una flessione del prodotto interno lordo stimato nello 0,25%, accompagnato a un’ulteriore flessione dello 0,2% dell’occupazione.

“E’ impensabile perseguire la ripresa varando interventi che vanno evidentemente nella direzione opposta, soffocando le famiglie, le imprese e il mercato interno”, afferma il presidente di Centromarca. “Invece di penalizzare la domanda tassando i consumi, ci aspetteremmo interventi sul fronte della spesa pubblica, dove gli sprechi erano e restano colossali a livello centrale e periferico”.

Alle ripercussioni del previsto aumento Iva sui consumi va aggiunto il crescente peso delle spese “incomprimibili”, quelle obbligate, dalle bollette ai carburanti. Il che porta alla richiesta di un impegno sul versante delle liberalizzazioni: “Il potere d’acquisto cala anche per effetto dell’inasprimento della pressione fiscale e della crescita delle spese obbligatorie “incomprimibili”: bollette gas/energia/acqua, sanità, carburanti, trasporti pesano sempre più sui consumi degli italiani – spiega Bordoni – Nel 1992 eravamo al 32,3%; nel 2011 siamo passati al 39,5% (con una crescita del 7,2%). Ci sono poi i costi bancari, assicurativi, che sono lievitati a dismisura, anche per la mancanza di reale concorrenza in questi settori”.

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