Tari “gonfiata”, Confconsumatori chiede conciliazione all’Anci

Sta montando la questione della “Tari gonfiata”. Nell’attesa di chiarimenti da parte del Ministero dell’Economia sulle modalità di corretta applicazione della tariffa sui rifiuti, in questi giorni il caso è tornato alla ribalta e sta mobilitando le associazioni dei consumatori. Confconsumatori chiede all’Anci, l’Associazione nazionale dei comuni italiani, di convocare un tavolo con le associazioni dei consumatori per attivare una procedura di conciliazione.

Il caso era già stato sollevato qualche settimana fa e i conti li aveva fatti Il sole 24 ore. La Tari “gonfiata” può arrivare a costare a una famiglia di quattro persone oltre 280 euro in più. E la tariffa si “gonfia” quando la quota variabile viene fatta pagare più volte calcolandola non una sola volta per tutta l’abitazione, ma replicandola per cantine e garage. L’operazione fatta da alcuni Comuni aveva già sollevato la protesta del Movimento Difesa del Cittadino, che ha deciso di lanciare la campagna SOS Tari per chiedere i rimborsi ai Comuni autori della Tari gonfiata dalla moltiplicazione della quota variabile.

Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, “è evidente che la Tari gonfiata va immediatamente restituita dai comuni colpevoli, senza che il contribuente sia costretto a procedere a complicatissimi calcoli per accertare se è incappato o meno nell’errore”. Così il presidente dell’associazione Massimiliano Dona, che aggiunge: “Come già promesso da alcuni sindaci, devono essere i Comuni stessi, con un provvedimento di autotutela, a rifare i calcoli e a restituire spontaneamente ed automaticamente i soldi indebitamente percepiti, senza che il cittadino sia costretto a presentare domanda di rimborso o, peggio ancora, a ricorrere in Commissione tributaria. Quanto alla promessa di chiarimenti da parte del Mef, sia chiaro che ci sono già stati e che non accetteremo colpi di spugna con emendamenti notturni per sanare la posizione dei comuni responsabili, a danno dei consumatori”.

Oggi Confconsumatori si è rivolta all’Anci chiedendo di prevedere la conciliazione. “Gli illegittimi addebiti della Tari operati da molti Comuni nei confronti degli utenti richiedono una pronta risposta da parte delle Istituzioni e, soprattutto, un tempestivo rimborso delle somme pagate e non dovute – spiega Confconsumatori – Infatti, al danno di un servizio come la raccolta dei rifiuti che, come notorio, lascia a desiderare in moltissimi Comuni, si aggiunge oggi la beffa di somme che i cittadini in questi anni hanno pagato senza che fossero dovute”. L’associazione ha inviato oggi una lettera al presidente dell’Anci nella quale chiede ai Comuni italiani di convocare un tavolo con le associazioni dei consumatori per sottoscrivere un protocollo di conciliazione, in base al quale i Comuni che abbiano illegittimamente applicato oneri non dovuti, possano procedere al rimborso con modalità condivise.

Confconsumatori invierà inoltre ai Comuni che hanno riscosso dai cittadini le somme non dovute una diffida ai sensi dell’art. 140, comma 5, del Codice del Consumo, Decreto Legislativo n. 206/2005, chiedendo di adottare le misure idonee a eliminare gli effetti dannosi delle violazioni e quindi il rimborso delle somme incassate in un servizio pubblico locale quale quello della raccolta dei rifiuti. Successivamente, trascorsi quindici giorni, salvo diversa risposta dal Comune, prima di intraprendere la relativa azione giudiziaria, esperirà la prevista procedura di conciliazione dinanzi alla Camera di Commercio o innanzi ad un organismo di composizione extragiudiziale per la composizione delle controversie in materia di consumo. L’associazione assisterà inoltre i contribuenti nella lettura delle bollette Tari per verificare l’eventuale applicazione di addebiti ingiusti e chiedere il rimborso. Sostiene la presidente Confconsumatori Mara Colla: “Le prime due iniziative sono importanti perché si potrebbero ottenere degli accordi o delle decisioni che avrebbero valore per tutti i cittadini ed eviterebbero ai singoli l’onere di un giudizio. In ogni caso non abbiamo certamente timore di quest’ultima soluzione se, purtroppo, dovesse restare l’unica possibile”.

 

Notizia pubblicata il 13/11/2017 ore 17.15

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