Tassa rifiuti: Tari gonfiata da moltiplicazione della quota variabile

I conti li ha fatti il Sole 24 Ore: la Tari “gonfiata” arriva a costare, a una famiglia di quattro persone, oltre 280 euro in più. E la Tari, la tariffa dei rifiuti, si “gonfia” quando la quota variabile della tariffa viene fatta pagare più volte calcolandola non una sola volta per tutta l’abitazione, ma replicandola per cantine e garage. Di cosa si tratta? La questione è scaturita da un question time cui ha risposto il sottosegretario all’Economia Pier Carlo Baretta. Che ha spiegato come nella Tares, e quindi nella  Tari che l’ha sostituita, “la parte variabile della tariffa va computata una sola volta, considerando l’intera superficie dell’utenza composta sia dalla parte abitativa che dalle pertinenze situate nello stesso Comune”.

Nella Tari si paga una quota fissa, legata ai metri quadrati dell’abitazione, e una quota variabile che dipende dal numero dei componenti della famiglia. Quello che viene fatto da alcune amministrazioni comunali è di conteggiare la quota variabile non una sola volta sull’insieme di abitazione e pertinenze (garage, cantine) ma replicandola per l’appartamento e per ogni pertinenza. Spiega il Sole 24 Ore: “Nel caso, frequentissimo, di abitazioni a cui siano collegate pertinenze come il garage o la cantina, il calcolo corretto deve sommare i metri quadrati, e poi applicare le tariffe. Il calcolo illegittimo, che da Milano alla Puglia passando per centinaia di centri è stato in vario modo sviluppato dalle amministrazioni locali, divide invece l’abitazione dalle sue pertinenze. E replica la quota variabile per tutte le pertinenze, come se la presenza di garage e cantina moltiplicasse la capacità degli abitanti di produrre rifiuti (la quota variabile serve a misurare il conto sulla base dell’utilizzo del servizio)”. Il conto fatto dal Sole 24 evidenzia così che, per una famiglia di quattro persone che vive in un appartamento di 100 metri quadrati con garage e cantina, il calcolo corretto della Tari è di 391 euro l’anno, quello “gonfiato” la fa lievitare fino a 673 euro l’anno.

L’operazione fatta dai Comuni solleva le critiche del Movimento Difesa del Cittadino, che ha deciso di lanciare la campagna SOS Tari per chiedere i rimborsi ai Comuni autori della Tari gonfiata dalla moltiplicazione della quota variabile. Sostiene il presidente MDC Francesco Luongo:  “Che il cittadino contribuente sia da anni letteralmente depredato da una fiscalità locale fuori controllo e da aliquote ormai insopportabili per strati sempre più ampi della popolazione è una realtà, ma che ogni settimana si debbano scoprire veri e propri inganni ai danni del contribuente non è più sopportabile”.  Il riferimento dell’associazione è appunto ai primi calcoli fatti dal Sole 24 ore sulla base del calcolo illegittimo della Tari. Un calcolo che, fra l’altro, si applicherebbe in modo molto vario a seconda dei diversi comuni.

Prosegue Luongo: “Un artificio contabile ai limiti della truffa. La tassa rifiuti è tra i balzelli più odiati dai cittadini perché, di fatto, è una vera patrimoniale sui metri quadri della propria casa a prescindere dalla produzione di rifiuti e dal servizio di raccolta e smaltimento spesso inefficiente o del tutto assente. Per fortuna la giurisprudenza sta affermando che i cittadini non sono soltanto bancomat da spremere a piacimento da parte di Comuni incapaci di gestire i servizi indispensabili”. L’associazione ha deciso di lanciare attraverso i suoi sportelli sul territorio una campagna per chiedere “il rimborso di quanto pagato illecitamente negli ultimi 5 anni per la moltiplicazione illecita della quota variabile. Le indicazioni del MEF – dice MDC – aprono la strada anche a possibili richieste collettive, con ricorsi al giudice tributario per la disapplicazione delle delibere illegittime se la risposta del Comune è negativa”.

 

Notizia pubblicata il 23/10/2017 ore 17.18

2 Commenti a “Tassa rifiuti: Tari gonfiata da moltiplicazione della quota variabile”

  1. Luciano ha detto:

    E se almeno il servizio funzionasse in maniera corretta nell’ambito cittadino in maniera uguale e continuativa per
    tutti gli utenti. No, assolutamente no e quindi oltre ai soldi
    indebitamente riscossi nemmeno il servizio uguale per tutti
    i cittadini. Sono terminate le parole per giudicare lo scempio
    della gestione dei servizi pubblici. Non pagare è l’unica azione da fare

  2. jogger ha detto:

    tutto vero ma…. tanto comuni e stato sono sempre senza soldi, più ne dai e meno ne hanno, quindi….. ti spremono in ogni modo!