Diritti, il Parlamento europeo vota contro i “minerali insanguinati”

Il Parlamento europeo contro i “minerali insanguinati” che vengono da paesi in guerra. I deputati hanno approvato con 558 voti in favore, 17 contrari e 45 astensioni un progetto di regolamento che vuole porre fine al finanziamento dei gruppi armati e alle violazioni dei diritti umani collegati al commercio di minerali che vengono da zone di conflitto.

Nella produzione di molti dispositivi di alta tecnologia, come pure nell’industria automobilistica, elettronica, aerospaziale, nella gioielleria e in altri settori, vengono usati stagno, tantalio, tungsteno e oro. Spesso arrivano da paesi ricchi di minerali ma in guerra, dove le entrate delle risorse minerali estratte illegalmente alimentano le rivolte armate. Il regolamento si applicherà dunque  a tutte le zone del mondo colpite da conflitti e ad alto rischio, tra le quali la Repubblica democratica del Congo e la regione dei Grandi Laghi sono solo gli esempi più immediati.

minerali insanguinati diritti umaniLa normativa sui “minerali dei conflitti” – spiega il Parlamento europeo – “obbliga tutti gli importatori europei di stagno, tungsteno, tantalio e oro, esclusi i più piccoli, a effettuare controlli per garantire che gli obblighi di responsabilità (due diligence in inglese) siano rispettati dai propri fornitori. I produttori più grandi dovranno anche indicare come intendono monitorare le loro fonti per assicurare il rispetto delle norme”. Il Parlamento europeo ha ottenuto l’obbligatorietà dei controlli per gli importatori di stagno, tungsteno, tantalio e oro da zone di conflitto ad alto rischio. Gli Stati dovranno assicurarsi che le aziende rispettino le norme, mentre saranno esentati i piccoli importatori. Produttori e venditori comunitari saranno tenuti a divulgare le fonti di approvvigionamento: il Parlamento ha infatti ottenuto l’impegno che le grandi imprese dell’UE (superiore ai 500 dipendenti) che acquistano stagno, tantalio, tungsteno e oro da utilizzare nei loro prodotti, saranno incoraggiate a riferire le loro fonti di approvvigionamento ed entreranno a far parte di un registro UE.

“Non possiamo far finta di non vedere i danni che noi causiamo in altre parti del mondo. Queste norme – ha detto il presidente della commissione per il commercio internazionale, Bernd Lange (S&D, DE) – hanno posto le basi per uno strumento in grado di spezzare il legame tra conflitti, abusi dei diritti umani e il consumo quotidiano di prodotti”. Quando il Consiglio l’avrà approvato, l’accordo sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Gli obblighi di responsabilità si applicheranno dal 1° gennaio 2021 per dare tempo agli Stati membri di nominare le autorità competenti e agli importatori di acquisire familiarità con i loro nuovi obblighi.

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