Istat: crisi senza fine, Pil a meno 2% nel secondo trimestre dell’anno

Nel secondo trimestre del 2013 il prodotto interno lordo (PIL) è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e del 2,0% nei confronti del secondo trimestre del 2012. E’ quanto comunica oggi l’Istat nelle stime preliminari, sostenendo che il calo congiunturale è la sintesi di diminuzioni del valore aggiunto in tutti e tre i grandi comparti di attività economica: agricoltura, industria e servizi. La variazione acquisita per il 2013 è pari a -1,7%. Confesercenti e Consumatori chiedono politiche per la ripresa economica.

Per un confronto a livello internazionale, basti pensare che nello stesso periodo il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,4% negli Stati Uniti e dello 0,6% nel Regno Unito. In termini tendenziali, si è registrato un aumento dell’1,4% sia negli Stati Uniti sia nel Regno Unito.

Davanti ai nuovi dati sul Pil, Confesercenti commenta: “Altro che ripresa, è necessario con urgenza intervenire per ridurre la pressione fiscale e permettere alle famiglie di tornare a un livello accettabile di consumi. Le risorse vanno trovate nel taglio degli sprechi e della spesa pubblica improduttiva”.

Più di 6 italiani su 10 vorrebbe trovare al termine della stagione estiva la ripresa economica: a rivelarlo è un sondaggio Confesercenti-Swg, secondo cui il 64,4% dei nostri concittadini desidererebbe, per settembre, l’uscita dalla lunga recessione che ha colpito il Paese. La soluzione della crisi economica appare come una priorità assoluta: solo 3 italiani su 10 (il 32,4%) dei cittadini, infatti, si mostra più interessato al tema politico, auspicando “un governo stabile” (risposta scelta dal 22% degli intervistati) o ancora “nuove elezioni”, desiderate invece dal 10,4% del campione. La ripresa economica è fondamentale soprattutto fra i giovani: più di 7 ragazzi su 10 la indica infatti come priorità.

Conclude Confesercenti: “Da Governo e Parlamento ci aspettiamo una spinta sull’acceleratore su alcuni nodi importanti da sciogliere, a partire da quello fiscale che in autunno si profila con la stangata IMU, IVA, TARES, addizionali e i troppi irrigidimenti burocratici che pesano sensibilmente sul nostro tessuto imprenditoriale. Le vie della ripresa passano, invece, attraverso il calo della pressione fiscale su lavoro e consumi e interventi coraggiosi sulla spesa pubblica, affinché i magri segnali di miglioramento non rappresentino solo una fiammata destinata subito ad affievolirsi, ma l’inizio di una lunga e positiva marcia verso la crescita dell’economia”.

I dati dell’Istat indicano “un andamento estremamente grave, che non fa altro che confermare le preoccupazioni che Federconsumatori ed Adusbef esprimono da anni”, affermano le due associazioni, per le quali l’elemento più allarmante non sono i dati, già di per sé drammatici, registrati finora, bensì quelli che si registreranno a fine anno, quando si profila una caduta del PIL di oltre il 2%, a meno che non si avviino immediati e urgenti provvedimenti tesi a risollevare le sorti dell’economia italiana. Federconsumatori e Adusbef chiedono di evitare l’aumento dell’Iva – che avrebbe ricadute complessive per le famiglie pari a 207 euro nel 2013 – e di avviare un serio piano per la ripresa degli investimenti per lo sviluppo tecnologico e la ricerca, fondamentali anche dal punto di vista di un rilancio dell’occupazione, in particolar modo quella giovanile, oltre a seri processi di detassazione sull’IMU prima casa (escludendo case lusso), sull’IVA e sulla rimodulazione della Tares.

Un commento a “Istat: crisi senza fine, Pil a meno 2% nel secondo trimestre dell’anno”

  1. NINO ha detto:

    Però ieri Letta ha detto che,grazie a tutti i provvedimenti presi dal governo delle “basse intese” nei primi 100 giorni si comincia a vedere una diminuizione della recessione…immaginate cosa sarà dopo altri 100 giorni staremo quasi alla pari con la Germania se il governo non dovrà interessarsi alla riforma della Giustizia (come la vuole il PDL naturalmente.I punti della riforma saranno ispirati a:1° Cambiare il nome del Ministero di Grazia e Giustizia in solo GRAZIA.2° Mettere in cassa integrazione TUTTI I GIUDICI e PROCURATORI DELLA REPUBBLICA perché tanto non servono