Protezione dei dati, per la Commissione Ue il GDPR è stato un successo
Due anni dopo la sua entrata in vigore, il Regolamento Ue sulla protezione dei dati è stato un successo globale, dice la Commissione europea, ed è adeguato all’era digitale
Due anni dopo la sua entrata in vigore, il Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR- General Data Protection Regulation) è stato un «successo globale» e ha soddisfatto molte delle aspettative, anche se ci sono margini di miglioramento. È la principale conclusione cui è arrivata la Commissione europea che ha pubblicato una relazione di valutazione sul Regolamento.
Questo, afferma Bruxelles in una nota, «ha conseguito la maggior parte dei suoi obiettivi, in particolare offrendo ai cittadini un solido nucleo di diritti azionabili e creando un nuovo sistema europeo di governance e di contrasto. Il regolamento si è rivelato uno strumento flessibile per sostenere l’adozione di soluzioni digitali in circostanze impreviste come la crisi della Covid-19».
Secondo la Commissione, in tutti gli Stati si assiste a una maggiore armonizzazione nonostante un certo livello di frammentazione.

Cittadini consapevoli dei propri diritti
Positivo il giudizio sull’impatto del Regolamento fra gli europei.
«I cittadini dispongono di maggiore autonomia e sono più consapevoli dei propri diritti», dice la Commissione, perché il regolamento «aumenta la trasparenza e assicura ai privati cittadini diritti azionabili, come ad esempio il diritto di accesso, rettifica e cancellazione, il diritto di opposizione e il diritto alla portabilità dei dati».
Secondo un’indagine condotta dall’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, oggi nell’UE il 69 % della popolazione di età superiore ai 16 anni è a conoscenza del regolamento e il 71 % delle persone ha sentito parlare della propria autorità nazionale per la protezione dei dati. Tuttavia, rileva la Commissione, «si può fare di più per aiutare i cittadini a esercitare i propri diritti, in particolare il diritto alla portabilità dei dati».
Norme adeguate all’era digitale
L’altro dato sottolineato da Bruxelles è che «le norme in materia di protezione dei dati sono adeguate all’era digitale».
I cittadini hanno più voce in capitolo sull’uso che viene fatto dei loro dati nella transizione digitale.
Ha detto Věra Jourová, vicepresidente per i Valori e la trasparenza: «Il regolamento generale sulla protezione dei dati dimostra perfettamente come l’Unione europea, seguendo un approccio basato sui diritti fondamentali, renda autonomi i suoi cittadini e offra alle imprese la possibilità di sfruttare pienamente il potenziale della rivoluzione digitale. Dobbiamo però continuare ad adoperarci per far sì che tale regolamento realizzi appieno il proprio potenziale».

