Verso la Cop26, sfide e opportunità. Si chiudono gli Stati Generali della Green Economy

Verso la Cop26, sfide e opportunità. Si chiudono gli Stati Generali della Green Economy

Le abitudini e i comportamenti di acquisto stanno cambiando e cambiano le direttrici dei consumi. Le scelte dei consumatori sono influenzate per il 35% dal prezzo, per il 33% dalla qualità materiale, per il 32% dalla qualità immateriale (reputazione). Questo è oggi.

Nel 2015 il prezzo contava per il 46%, la qualità materiale per il 38%, la reputazione solo per il 16%.

Il 65% oggi crede nella sostenibilità come matrice di sviluppo (era il 56% nel 2016).

I consumatori italiani sono sempre meno attenti al prezzo e sempre più sensibili alla reputazione dell’azienda, alla sostenibilità, alla dimensione eco-friendly dei brand e alla loro capacità di adottare una comunicazione efficace e trasparente.

 

 

le scelte dei consumatori, grafico
Le scelte dei consumatori. Fonte: Il futuro non aspetta, ConsumerLab 2020

 

I consumi secondo la ricerca “Il futuro non aspetta”

È il risultato consegnato dalla ricerca “Il futuro non aspetta”, realizzata da ConsumerLab (ente di ricerca che promuove la cultura della sostenibilità) assieme alle associazioni Adiconsum, Adoc, Federconsumatori e Comitas.

«Gli italiani, al momento di effettuare un acquisto, sono meno attenti al prezzo rispetto al passato, e sulle loro scelte economiche influisce in modo determinante la reputazione di una azienda, la comunicazione resa e l’impegno assunto a favore dell’ambiente e della collettività».

Consumi, prezzi e sostenibilità

La sostenibilità è tema di sempre maggiore importanza, che sta cambiando abitudini e comportamenti di acquisto dei consumatori. Da una indagine condotta da ConsumerLab su 3.500 utenti è emerso che nel 2020 solo il 35% degli intervistati individua nel prezzo di un prodotto l’elemento che influenza più di ogni altra cosa i propri acquisti. Una percentuale in forte calo rispetto a 5 anni fa, quando il prezzo era fattore predominante per il 46% dei consumatori. Allo stesso tempo è aumentata l’attenzione che i consumatori danno alla reputazione dell’azienda, e insieme a essa alla necessità di avere informazioni trasparenti e puntuali sull’attività e l’impegno aziendali verso l’ambiente, la salute, il benessere della collettività.

Così oggi un cittadino su tre dichiara di premiare con le sue scelte di acquisto le imprese “eco-friendly” e quelle che adottano una comunicazione efficace, semplice e attenta alle reali esigenze dei consumatori.

Bilanci di sostenibilità

La ricerca rileva però molti elementi critici nei bilanci di sostenibilità messi nero su bianco dalle aziende.

«L’80% delle imprese medio/grandi italiane non redige ancora i bilanci di Sostenibilità – dice l’indagine – e non permette ai consumatori di conoscere informazioni determinati per valutarne concretamente la reputazione, favorendo un’interazione costruttiva e scelte di acquisto consapevoli. La maggior parte dei Bilanci di sostenibilità redatti dal restante 20% delle imprese medio/grandi italiane appaiono paludati, autoreferenziali, non servono ai Consumatori, non sono utili alla reputazione, non favoriscono scelte consapevoli in un momento in cui i cittadini canalizzano il consenso verso quelle Imprese che riescono ad esprimere al meglio la propria anima, la personalità, la creatività, il “genius missionis” con trasparenza e, soprattutto, concretezza».

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