"Viva i contanti", intervista all'autore Beppe Scienza

"Viva i contanti", intervista all'autore Beppe Scienza

Viva i contanti” – dice Beppe Scienza – “convengono e sono sicuri”. Questo è anche il titolo del suo ultimo libro. Un testo che elenca i vantaggi dei contanti per i pagamenti rispetto a bancomat, carte di credito, smartphone. E si rivolge anche ai risparmiatori, per spiegare loro perché le banconote sono fra le alternative più sicure per la difesa dei propri risparmi.

Beppe Scienza, matematico e docente all’Università di Torino, dal 1976 si occupa di risparmio e previdenza integrativa.

Abbiamo chiesto all’autore di raccontarci quali sono, secondo lui, le contraddizioni della lotta al contante.

Qual è la motivazione principale che l’ha spinta a scrivere questo libro?

Il motivo principale che mi ha spinto a scrivere questo libro è la volontà di fare da contraltare alle accuse mosse contro i contanti dalla stampa e dalla Banca d’Italia. Ultima fra tutte quella che i contanti diffondono il coronavirus, affermazione smentita dalla Banca Centrale Europea (Bce) e dalla Bundesbank.

In secondo luogo si dice che il contante abbia un costo di 10 miliardi l’anno, ma anche questo non è vero; e comunque si tratterebbe di un costo per le banche, non per i consumatori. La lotta al contante ha come unico obiettivo quello di far guadagnare gli istituti bancari.

Può spiegarci questo aspetto?

I pagamenti in contanti sono i soli dove la banca non guadagna, per tutti gli altri: bancomat, carte di credito, incassa commissioni.

Le banche si occuperebbero del credito; è questa la specifica funzione degli istituti bancari fin dalla loro nascita. La moneta, in varie forme, esiste da migliaia di anni, indipendentemente dalle banche. Tradizionalmente i pagamenti sono un’attività non bancaria.

I pagamenti elettronici, un tempo inesistenti, si sono diffusi soprattutto in questo secolo. Al che le banche hanno capito che avrebbero potuto guadagnarci e hanno cercato di ostacolare l’uso dei contanti.

Oggi il guadagno per le banche è enorme. Sui pagamenti elettronici guadagnano addirittura relativamente molto di più che sulle compravendite online di titoli in Borsa, in Italia o anche a New York, operazioni molto più complesse. Queste vengono a costare sui 6-10 euro, che in percentuale è molto meno delle commissioni su un normale pagamento digitale.

 

Beppe Scienza
Beppe Scienza

 

Nel suo libro sostiene che la lotta al contante sia in realtà scarsamente utile contro l’evasione fiscale. Può spiegare perché?

Non lo sostengo io, risulta da un’approfondita ricerca internazionale commissionata dall’Unione Europea e lo sostengono anche studiosi italiani, come Alessandro Penati. Ma soprattutto la lotta al contante potrebbe funzionare contro l’evasione fiscale solo abolendolo del tutto, il che però comporterebbe l’uscita dall’euro. E allora bisogna dire onestamente che si vuole che l’Italia esca dall’euro.

Non abolire il contante e portare per esempio al 40% i pagamenti elettronici non risolve niente. Peraltro in Austria e Germania l’80% dei pagamenti avviene in contanti, grosso modo come in Italia, e l’evasione fiscale è sicuramente molto inferiore.

In ogni caso non si butta via il bambino con l’acqua sporca. Come dicono alla Banca Centrale Tedesca: anche i telefonini possono favorire i reati e l’evasione fiscale. A questo punto bisogna vietare anche i cellulari?

Più in generale merita citare Christine Lagarde, presidente della Bce, che afferma: «Le banconote fanno parte della nostra economia, della nostra identità e della nostra cultura, e alla Bce abbiamo l’immensa responsabilità di preservare la fiducia dei cittadini nella nostra moneta».

«Il contante – ha spiegato la Banca Centrale Europea è una parte importante della tua libertà di scegliere come pagare. La nostra strategia per il contante è intesa a garantire la sua ampia disponibilità e accettazione come strumento di pagamento e come riserva di valore».

 

Viva i contanti
Viva i contanti

 

Sul fronte risparmio, potrebbe spiegare al consumatore/risparmiatore quali sono, secondo lei, i rischi e i vantaggi degli investimenti in banca e i rischi e i vantaggi dei contanti?

Il vero vantaggio dei contanti, cioè delle banconote, è che sono la moneta della banca centrale, la quale non fallisce. Invece i conti correnti, i conti deposito e i libretti bancari espongono a tali rischio, malgrado le tutele previste.

Ecco perché è sensato diversificare i propri risparmi, tenendone una percentuale di contanti. Per questo nel libro fornisco indicazioni su come operare i prelievi dal conto e come comportarsi con le cassetta di sicurezza.

In conclusione, il consumatore a cosa dovrebbe prestare maggiore attenzione?

Il consumatore non si accorge che le commissioni sui pagamenti elettronici influiscono sui prezzi. Ad esempio, se il negoziante paga l’1 o però anche il 3% di commissioni su quanto incassa, tendenzialmente ribalterà tali costi sul prezzo di vendita. Quindi i pagamenti in contante avvantaggiano gli stessi consumatori.

E poi c’è la questione del cashback, per cui mi limiterò a citare una frase di Vincenzo Visco, ex ministro delle Finanze e del Tesoro: «Quel che mi guarderei bene dal fare è dare incentivi all’utilizzo di carte di pagamento: è solo uno spreco di denaro pubblico».

Parliamone ;-)