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Non ci sono elementi sufficienti a integrare una violazione del Codice del Consumo. L’aumento dei prezzi collegato al Covid-19 e a politiche di sfruttamento dell’emergenza sanitaria da parte dei punti vendita non è insomma dimostrato. Così l’Antitrust ha comunicato nell’ultimo bollettino che numerosi procedimenti aperti per l’aumento dei prezzi di vendita di beni di prima necessità durante le prime fasi del lockdown sono stati archiviati. Si tratta di 12 provvedimenti nei confronti di diversi punti vendita.

Aumento dei prezzi per Covid, non dimostrato lo sfruttamento dell’emergenza sanitaria

I provvedimenti, spiega l’Antitrust nel bollettino, muovono dalle segnalazioni dei consumatori che hanno sperimentato durante il lockdown aumenti di prezzo su beni di prima necessità.

«Gli aumenti – spiega l’Autorità – potevano costituire un indebito sfruttamento delle limitazioni alla mobilità imposte dal lockdown e dell’emergenza sanitaria che hanno modificato le decisioni di acquisto dei consumatori. I consumatori si sono concentrati sugli acquisti di beni di prima necessità, tra cui quelli necessari a prevenire il contagio (p.es. alcool, guanti usa e getta, saponi), e sono stati costretti a rinunciare a rifornirsi presso i punti vendita più convenienti, privilegiando invece quelli più vicini».

Questo collegamento degli aumenti di prezzo con lo sfruttamento dell’emergenza Covid non è però dimostrato.

Secondo l’Antitrust (l’argomentazione è analoga per i diversi punti vendita) dalle verificate fatte non sono infatti emersi elementi sufficienti a ricondurre gli aumenti riscontrati a modifiche delle politiche di vendita volte a sfruttare l’emergenza sanitaria e le limitazioni alla mobilità, in violazione del Codice del Consumo.

 

Mascherine e Fase 2
Gel igienizzanti e mascherine vendute online, gli impegni di Amazon e di eBay

 

La delusione dell’Unione Nazionale Consumatori

Delusa si è subito dichiarata l’Unione Nazionale Consumatori.

«Non possiamo che esprimere la nostra delusione – ha detto il presidente UNC Massimiliano Dona – Precisiamo che quei procedimenti non erano stati denunciati dalle associazioni di consumatori. In ogni caso, dopo la nostra segnalazione sulle mascherine e la vittoria che avevamo ottenuto con la chiusura con impegni del procedimento aperto contro E-Bay, oppure dopo la condanna contro un farmacista che aveva applicato un ricarico superiore al 100% per un gel disinfettante, le archiviazioni di oggi rappresentano un possibile passo indietro».

«Valuteremo, comunque, con calma e attenzione le ragioni per le quali l’Antitrust ha ritenuto che quei rialzi non fossero sufficienti per integrare una violazione del Codice del Consumo, prima di esprimere un giudizio finale».

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