giornata del risparmio

In due anni sono cresciuti risparmio e povertà. Insieme. Questo significa che la pandemia ha allargato le disuguaglianze esistenti e ha scavato un solco fra quanti hanno mantenuto reddito, e destinato a risparmio quello che non poteva andare in consumi, e quanti hanno visto peggiorare la propria situazione economica e hanno attinto ai risparmi che avevano per andare avanti ogni giorno.

Oggi si è celebrata la Giornata mondiale del risparmio, giunta all’edizione numero 97, organizzata ogni anno dall’Acri, l’associazione delle Fondazioni di origine bancaria e delle Casse di Risparmio Spa. Quest’anno il tema è stato “Risparmio privato e risorse europee per la ripartenza del Paese”.

Nel suo discorso per la giornata, il presidente di Acri Francesco Profumo ha fatto il punto, fra l’altro, sul risparmio degli italiani (quello a oggi fermo in liquidità) e sulle disuguaglianze che la pandemia ha accentuato.

 

 

Gli italiani e il risparmio, tendenze e prospettive nell'indagine di Acri
Gli italiani e il risparmio, tendenze e prospettive nell’indagine di Acri

 

Risorse ferme sui conti correnti: la crescita del risparmio

«Le risorse accantonate dagli italiani ferme sui conti correnti, che avevano continuato a crescere nel corso dell’ultimo decennio, hanno registrato un fortissimo incremento nei mesi della pandemia, arrivando a sfiorare i 1.800 miliardi di euro – ha detto Profumo – Le chiusure forzate del biennio 2020-2021, imposte per contenere la diffusione del contagio da Covid-19, e il generale clima di incertezza, causato dalla pandemia, hanno decisamente contratto i consumi degli italiani. Come conseguenza, i risparmi sono cresciuti a una velocità mai vista prima».

Anche le imprese, ha aggiunto, hanno smesso di investire. C’è dunque una «gigantesca liquidità privata, ferma sui conti correnti».

«Se l’incertezza ci spinge a non rischiare e a tenere bloccati i risparmi sul conto, è la fiducia e la speranza nel futuro che ci sprona a liberare le risorse per contribuire a un processo più grande – ha detto il presidente Acri – La campagna vaccinale – pianificata e realizzata con successo – sta accompagnando la generale ripartenza del Paese. Il riavvio delle attività, le progressive riaperture dei luoghi di svago e di aggregazione, la riattivazione delle scuole in presenza… Tutto questo può contribuire a diffondere un clima di crescente fiducia e speranza, prerequisito indispensabile per sbloccare i risparmi e riavviare gli investimenti».

 

persone povertà
Eurostat, stime su reddito e rischio di povertà in Ue nel 2020

 

La crescita della povertà

Ma durante la pandemia non è cresciuto solo il risparmio. È aumentata anche la povertà.

«A fronte dello scenario di crescita del risparmio c’è un altro dato da ricordare che è cresciuto vertiginosamente in questo biennio: la povertà – ha detto Profumo – Alcuni lo hanno definito un paradosso. Ma ritengo che la pandemia abbia semplicemente svelato un Paese lacerato da profonde disuguaglianze economiche, sociali e territoriali, e abbia inoltre contribuito ad allargare ulteriormente i divari esistenti».

Da qui i numeri impietosi che fotografano lo stato della povertà in Italia. Oggi ci sono 2 milioni di famiglie in povertà assoluta, pari al 7,7% del totale e il valore più alto dal 2005, ha ricordato il presidente Acri. Ci sono oltre 5,6 milioni di poveri. I “nuovi poveri” che per la prima volta hanno chiesto aiuto per mangiare solo oltre 450 mila.

«Questo vuol dire – ha aggiunto Profumo – che l’accumulazione dei risparmi a cui facevo riferimento ha interessato solo una parte – numericamente consistente – dei nostri connazionali, ovvero quelli che hanno un lavoro dipendente a tempo indeterminato in aziende medio-grandi, che lavorano nel pubblico o sono pensionati. Per tutti loro, a parità di reddito percepito, la contrazione dei consumi si è tradotta in una crescita del risparmio. Al contrario, lavoratori precari, autonomi, commercianti e tutti i cittadini in difficili condizioni economiche, in questi mesi hanno dovuto ricorrere – laddove possibile – ai risparmi accumulati in precedenza. A questi si aggiungono tutti coloro, soprattutto donne, che hanno perso o hanno dovuto rinunciare al lavoro per dedicarsi alla cura di bambini o anziani».

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