Gli italiani e il risparmio, tendenze e prospettive nell'indagine di Acri

Gli italiani e il risparmio, tendenze e prospettive nell'indagine di Acri

Gli italiani e il risparmio, tendenze e prospettive nell’indagine Acri

L’indagine “Gli Italiani e il Risparmio” evidenzia una dicotomia tra le famiglie che negli ultimi 2 o 3 anni hanno mantenuto facilmente il proprio tenore di vita (38%) e le famiglie che, con difficoltà e rinunce, lo hanno preservato (39%) o hanno dovuto prendere atto di un peggioramento (10%)

Oggi si guarda al futuro con più entusiasmo. Per la maggior parte degli italiani si avvicina la fine dell’emergenza sanitaria, ma resta il senso di cautela pensando alla situazione economica personale. Un quinto delle famiglie, infatti, ha dichiarato di essere stato duramente colpito dalla crisi. È quanto emerge dall’Indagine “Gli Italiani e il Risparmio”, realizzata da Acri con Ipsos, e presentata in occasione della 97ª Giornata Mondiale del Risparmio, che ricorre domani 21 ottobre.

I principali risultati dell’indagine sono suddivisi in due macroaree: la prima consente di delineare quali siano oggi il livello di soddisfazione per la propria situazione economica e tenore di vita, l’atteggiamento e la propensione verso il risparmio, evidenziando i cambiamenti rispetto al passato; la seconda è focalizzata sul tema specifico della Giornata “Risparmio privato e risorse europee per la ripartenza del Paese”.

Risparmio e Consumi, nuove tendenze

Secondo l’indagine, più della metà degli italiani dichiara di riuscire ad accantonare del denaro senza troppe rinunce (53%), sebbene questa percentuale sia in flessione rispetto allo scorso anno (58%), complice anche l’andamento dei consumi. Il ritorno ad uno stile di vita più simile al passato induce un terzo degli italiani (33%) a vivere il risparmio con meno serenità, analogamente a quanto osservato nel 2019 (34%).

“Evidentemente questa fotografia è anche frutto della ripresa dei consumi – osserva Acri – soprattutto dei beni di prima necessità, che distolgono le risorse familiari dal risparmio, oltre a dinamiche inflazionistiche”.

Oggi risparmiare significa, da una parte, “tranquillità” (44%, seppur in lieve flessione rispetto allo scorso anno, 46%) – sentendosi autonomi qualora dovesse emergere la necessità di far fronte a imprevisti – e, dall’altra, “poter aprire una finestra sul futuro” (33% vs 30% nel 2020). Cresce, al contempo, l’associazione tra risparmio e senso di sacrificio (23% vs 21% nel 2020), soprattutto tra le famiglie che sono in difficoltà.

Rimane sempre molto alto, per quanto in decrescita rispetto allo scorso anno, il numero di famiglie che potrebbe sostenere spese impreviste per 1.000 € (79% vs 82% nel 2020), mentre il 42% non avrebbe problemi anche qualora le spese impreviste corrispondessero a 10.000 €. Inoltre il 19% degli italiani, nell’ultimo anno, ha fatto ricorso a quanto accumulato (15%) o a prestiti (4%).

Si conferma, quindi, una certa polarizzazione: se le famiglie in difficoltà sono stabili (18%), si riducono quelle che sono riuscite a risparmiare e prevedono di risparmiare nei prossimi 12 mesi (35% vs 41% nel 2020), lasciando spazio a famiglie che si trovano in una situazione intermedia, un po’ in bilico (famiglie che galleggiano).

 

Gli italiani e il risparmio

 

Qual è il futuro dell’economia, personale e globale?

Come detto, oggi i cittadini guardano al futuro con maggior entusiasmo. Si evidenzia, tuttavia, una dicotomia tra le famiglie che negli ultimi 2 o 3 anni hanno mantenuto facilmente il proprio tenore di vita (38%), o addirittura lo hanno migliorato (13%), e le famiglie che, con difficoltà e rinunce, lo hanno preservato (39%) o hanno dovuto prendere atto di un peggioramento (10%).

Il 62% è molto o abbastanza appagato dalla situazione economica familiare o personale attuale, a fronte di più di un quarto degli italiani (27%) non soddisfatto dell’andamento delle finanze familiari e di una percentuale non trascurabile (11%) che si dichiara molto preoccupata. A tal proposito l’indagine sottolinea che un quinto delle famiglie dichiara di essere stato colpito direttamente dalla crisi negli ultimi 12 mesi, trovandosi a dover gestire la perdita del posto di lavoro (12%) o condizioni retributive peggiori (10%).

La ripresa della fiducia, secondo l’analisi, segue anche la campagna vaccinale, che porta gli italiani a privilegiare gli investimenti sulla vita futura (62% vs 53% nel 2020).

Un altro tassello importante, che contribuisce a definire le tinte del quadro attuale, è rappresentato dal PNRR, di cui gli italiani ammettono di non avere ancora acquisito una consolidata conoscenza (il 50% o non ne ha sentito parlare affatto o ne ha una conoscenza molto superficiale), ma attraverso il quale si aspettano di vedere dei risultati in termini di formazione (71%), salute (66%) e transizione ecologica (48%), primi tra tutti.

Risparmio, prospettive e attese per il futuro

Nonostante una rinnovata fiducia verso il futuro prossimo, rimane forte l’incertezza su un orizzonte più lungo. Volgere lo sguardo al lungo termine preoccupa, infatti, il 43% degli italiani; c’è chi nutre piena fiducia nel futuro (22%) e chi, invece, ne è intimorito (13%). È lo sviluppo del Paese a preoccupare di più, con ripercussioni sull’ambito lavorativo e quindi sulla possibilità di risparmiare e gestire il denaro accumulato.

Gli italiani risparmiano e un terzo continua a farlo senza avere in mente finalità precise o progetti. L’indagine sottolinea, però, che tra coloro che hanno in mente esigenze future (66%), gli obiettivi di medio e di breve termine hanno un peso paragonabile (36%). Anche guardando agli investimenti pubblici, il 51% degli italiani ritiene si debba dare priorità ad un orizzonte temporale di massimo 2 anni, mentre solo il 20% pensa si ragioni su prospettive di lungo termine (10 anni).

Formazione per garantire pari opportunità lavorative (61%), responsabilità sociale e welfare (62%) e nuovi modelli organizzativi per favorire la competitività (64%) segnano – secondo gli intervistati – le assi su cui muoversi per rendere possibile una crescita sostenibile, che sia il più inclusiva possibile.

Da questo punto di vista, i corpi intermedi e il Terzo settore giocano un ruolo importante secondo gli intervistati. Il 39% della popolazione, infatti, vede nei corpi intermedi interlocutori fondamentali o importanti per il Paese, in grado di indicare soluzioni e limitare gli effetti della pandemia sulla ripresa. Questa percentuale sale al 53% se parliamo della crucialità del ruolo del Terzo settore.

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