Fondo Morgan Stanley, Banco BPM condannato a restituire 9.900 euro ad una coppia veronese

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Cresce, in Italia, la partecipazione ai mercati finanziari. La pandemia ha accelerato, inoltre, alcuni fenomeni, come l’aumento dell’interesse per i servizi digitalizzati e per le cripto attività. È quanto emerge dal Rapporto 2021 sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, diffuso dalla Consob, che indaga sulle conoscenze finanziarie, le attitudini e le scelte di investimento dei decisori finanziari italiani.

Le scelte di investimento più diffuse

Nel 2021 la quota di investitori risulta pari al 34% dei decisori finanziari, a fronte del 30% nel 2019. Le attività più diffuse rimangono i certificati di deposito e i buoni fruttiferi postali (posseduti dal 43% delle famiglie), seguiti dai titoli di Stato italiani (25%) e dai fondi comuni di investimento (24%).

Il 28% degli investitori si affida a un professionista (il 17% nel 2019), ma l’informal advice (ossia l’affidamento a parenti/amici/colleghi) rimane lo stile più diffuso (37%).

Secondo quanto emerso dallo studio, l’attitudine alla gestione delle finanze personali risulta un fattore discriminante rispetto alle caratteristiche e ai comportamenti dei decisori finanziari. In particolare, gli individui che mostrano una migliore attitudine possiedono anche maggiori conoscenze finanziarie e digitali, dichiarano meno frequentemente situazioni di fragilità finanziaria e mostrano un maggiore livello di financial control.

Financial control e attenzione al risparmio

L’attitudine al financial control non è diffusa tra i decisori finanziari italiani, al contrario dell’attitudine a risparmiare, riportata dal 75% degli intervistati.

Nella maggior parte dei casi, infatti, i decisori finanziari non hanno né un piano finanziario né la consuetudine di rispettare sempre il proprio budget (solo l’11% dichiara entrambe le abitudini). La crisi sanitaria, spiega il Report, si è riflessa anche sull’ammontare dei risparmi, che sono diminuiti in circa il 32% dei casi, fino ad esaurirsi nel 5% dei casi (sono invece aumentati nel 14% dei casi e rimasti sostanzialmente stabili nel 24% dei casi). A prescindere dall’impatto sulla ricchezza accantonata, a seguito della crisi le scelte di risparmio risultano associate soprattutto alla riduzione delle spese (in particolare tra coloro che hanno registrato un incremento nel livello dei risparmi).

 

investimento

 

Oltre il 36% degli intervistati non sa come impiegare le proprie disponibilità alla luce dell’attuale contesto economico; tra i restanti, il 19% indica una preferenza verso la liquidità, il 17% verso l’investimento immobiliare e l’11% verso l’investimento finanziario.

Conoscenze finanziarie poco diffuse ma in crescita

Le conoscenze finanziarie di base risultano, secondo lo studio, ancora poco diffuse. Tuttavia, pur rimanendo contenuto, il livello di conoscenze finanziarie continua lentamente a crescere. Nel 2021, in particolare, gli indicatori di conoscenza sono aumentati di 3 punti percentuali rispetto al 2019.

Per quanto riguarda gli investitori, il livello di alfabetizzazione risulta significativamente più basso tra i ‘nuovi investitori’, ossia coloro che partecipano per la prima volta ai mercati finanziari nel 2020 o nel 2021.

Con riguardo all’attitudine verso l’educazione finanziaria, il 43% degli intervistati non avverte la necessità di approfondire temi potenzialmente utili in occasione di scelte importanti, ritenendo sufficiente, nel 17% dei casi, il supporto dell’intermediario di riferimento o di parenti e amici.

Scelte di investimento e digitalizzazione finanziaria

Rileva anche il dato sulla digitalizzazione finanziaria. Gli intervistati si riconoscono un livello almeno buono di capacità nell’utilizzo della rete nel 27% dei casi nel sottocampione dei non investitori e nel 42% dei casi nel gruppo degli investitori.

L’utilizzo di internet da parte delle famiglie italiane nell’ambito delle scelte economico-finanziarie oscilla tra il 2% nel caso della negoziazione di cripto-valute e il 44% per l’online banking. E raggiunge il 45% circa per l’acquisto di beni e servizi e il 53% per l’accesso a social network. Il 57% degli intervistati, inoltre, si dichiara interessato ad aumentare le proprie competenze digitali.

Rimane poco diffusa, invece, la conoscenza dei servizi digitalizzati: in particolare la quota di investitori che afferma di averne almeno sentito parlare oscilla tra il 19% per la consulenza automatizzata (7% tra i non investitori) e il 39% per le cripto-valute (18% per i non investitori).

 

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