EcoForum, l’economia circolare piace ai cittadini (ma bisogna migliorare la raccolta differenziata)

EcoForum, l’economia circolare piace ai cittadini (ma bisogna migliorare la raccolta differenziata)

Al via oggi EcoForum, la Conferenza nazionale dell’economia circolare. I cittadini danno un giudizio positivo sull’economia circolare e lo sviluppo delle rinnovabili. Focus sulla raccolta differenziata: c’è ancora molto da fare per migliorarne la qualità

I cittadini danno un giudizio positivo sull’economia circolare. Per il 70% degli intervistati lo sviluppo dell’economia circolare e l’energia da fonti rinnovabili possono contrastare l’aumento delle bollette. Per quasi la metà, i lavori verdi aumenteranno in futuro. Il sondaggio Ipsos  “L’Italia e l’economia circolare” è stato presentato oggi alla IX edizione dall’EcoForum, la Conferenza nazionale dell’economia circolare organizzata da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club.

Sempre oggi è Legambiente ha presentato uno studio sulla raccolta differenziata. Emerge che c’è ancora molto da fare sulla qualità della raccolta. Fra i rifiuti organici si sono ancora troppi materiali non compostabili (MNC) che sono un problema per gli impianti. La raccolta porta a porta garantisce la migliore qualità della differenziata. Domani EcoForum prosegue con le due sessioni della mattina “Dai processi di filiera ai progetti faro” e “La finanza a supporto dell’economia circolare”. Domani pomeriggio ci sarà la premiazione dei Comuni ricicloni.

 

EcoForum, Conferenza nazionale sull’economia circolare

EcoForum, l’Italia e l’economia circolare

L’economia circolare  convince sempre più cittadini, informati, attenti al tema e consapevoli dei benefici ad essa connessi a partire dall’occupazione.  Questi i risultati del nuovo sondaggio Ipsos “L’Italia e l’economia circolare” a cura di CONOU, Legambiente, Editoriale Nuova Ecologia presentato oggi all’Ecoforum.

In un contesto dominato da incertezze economiche, sanitarie e geopolitiche, quasi il 70% dei cittadini intervistati ritiene che lo sviluppo dell’economia circolare e l’energia da fonti rinnovabili possono contrastare l’aumento delle bollette. Positivo anche il giudizio sui green jobs, i lavori collegati alla sostenibilità, che per il 48% degli intervistati aumenteranno in futuro.

I cittadini hanno le idee chiare anche su dove dovrebbero concentrarsi gli investimenti per aumentare la circolarità: i conoscitori (il 41%) mettono nelle prime 5 posizioni alcune azioni particolarmente drastiche come la chiusura di impianti a rischio e delle aziende inquinanti. E sulla pandemia, il 71% delle persone concorda sul fatto che la ripresa post- pandemia sia un momento unico per costruire società più resistenti agli shock futuri. In sintesi, la crisi pandemica ha insegnato che cambiare si può, specie se la società civile diventa più attenta, se la burocrazia aiuta e se ci sono risorse adeguate.

«L’economia circolare – ha detto Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è un settore cruciale per il Paese, in grado di creare investimenti, occupazione, economia sul territorio, e generare importanti benefici all’ambiente. Per questo è fondamentale che l’Italia acceleri il passo in questa direzione iniziando da quelle opere che servono per farla decollare».

 

 

La qualità della raccolta differenziata

Legambiente ha avviato uno studio sulla qualità della raccolta differenziata con particolare attenzione ad alcune filiere, a partire da quella della raccolta dall’organico, per mettere in evidenza criticità ed eccellenze nella modalità di gestione e raccolta dei rifiuti urbani. Caso studio di due realtà d’eccellenza come quella di Umbria e Marche.

Nonostante le percentuali della raccolta differenziata delle due Regioni siano su buoni livelli e con trend in crescita da diversi anni, spiega l’associazione, nell’organico raccolto ancora ci sono percentuali significative di materiali non compostabili (MNC) che ne rovinano la qualità e che sono un problema per chi gestisce gli impianti.

Le analisi fatte da Arpa Umbria evidenziano che solo nel 46% delle analisi i MNC sono inferiori al 5% dell’organico raccolto; il 36% delle analisi ha mostrato una contaminazione da MNC compresa tra il 5% e il 10% mentre il 18% del campione ha determinato una percentuale di MNC maggiore del 10%.

Dove la modalità della raccolta avviene con il Porta a Porta (PAP) le impurità sono mediamente inferiori al 5% con percentuali che tendono a raddoppiare quando le modalità della raccolta sono miste (PAP e stradale) o solo stradali (rispettivamente 8,7% e 9,9%). La plastica è la frazione più presente tra le impurità dell’organico.

I dati di Arpa Marche evidenziano poi che anche fra i rifiuti ‘’indifferenziati’’ ci sono percentuali significative di materiali che possono essere intercettati prima e differenziati correttamente: tra il 14% e il 33% di materiale organico, tra l’8% e il 26% di imballaggi in plastica, tra il 7% e il 18% di carta e cartone. Se consideriamo anche tessili (tra 2% e 16%), pannolini (tra 5% e 29%) e la plastica rigida (tra 1% e 5%) si intuisce come debba ancora migliorare la modalità di gestione e raccolta delle filiere in una regione, comunque, avanti sotto questo punto di vista, per sottrarre materiali che in questa maniera vanno a finire in discarica o a incenerimento, restituendole invece agli impianti che ne permetterebbero correttamente il riciclo.

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