Bambini e sviluppo sostenibile, l’Italia non è un paese per l’infanzia (foto pixabay)
Bambini e sviluppo sostenibile, l’Italia non è un paese per l’infanzia
L’Italia non è un paese per bambini. E il percorso verso lo sviluppo sostenibile sembra confermarlo in pieno
L’Italia non è un paese per bambini. E il percorso verso lo sviluppo sostenibile sembra confermarlo in pieno. I bambini ci sono ma rimangono indietro, in un paese che non riesce a garantire asili nido e servizi per l’infanzia neanche a un terzo dei più piccoli e che vede un aumento dell’obesità e del sovrappeso fra bambini e adolescenti. E dopo la pandemia, sono bambini meno vaccinati. Non si raggiunge la copertura del 95% (quella indicata dall’OMS) per la copertura vaccinale a 24 mesi per la poliomielite, il morbillo e la rosolia.
L’Italia e lo sviluppo sostenibile
È un quadro drammatico quello che emerge dalla lettura trasversale del Rapporto sui Sustainable Development Goals (SDGs-Obiettivi di Sviluppo Sostenibile), con l’aggiornamento e l’analisi delle misure statistiche finalizzate al monitoraggio dell’avanzamento dell’Agenda 2030 per il nostro Paese presentato ieri dall’Istat.
Il quadro generale dice che l’Italia fa progressi verso il raggiungimento degli obiettivi ma dopo la pandemia e con la guerra in Ucraina alcune fragilità si sono accentuate. “Ancor prima che sull’Europa si abbattessero le conseguenze della guerra in Ucraina, molte fragilità si erano estese e aggravate, molti divari allargati. Su bambini, giovani, donne e persone in condizioni di povertà e marginalità gravano tuttora pesanti carichi e ostacoli difficili da superare, e non pochi obiettivi di sviluppo sostenibile che li riguardano appaiono più lontani. Altri segnali inducono invece all’ottimismo, e incoraggiano a mantenere costanti gli impegni per la tutela dell’ambiente e della salute”, scrive ik Presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo nella prefazione del documento.
Qual è allora lo stato dei bambini e dell’infanzia rispetto agli obiettivi di sviluppo sostenibile, che riguardano lotta alla povertà e alla fame, salute e servizi scolastici per tutti?
Bambini e povertà
Nel 2021 in Italia ci sono 5,6 milioni di persone in povertà assoluta. L’incidenza della povertà è lievemente diminuita per tutte le fasce di età, tranne che per i più giovani (0- 17 anni) per cui è aumentata dello 0,7%.
«Rispetto al 2020, la povertà assoluta è diminuita lievemente per tutte le fasce di età, tranne che per i più giovani (0-17 anni), tra i quali è aumentata, dal 13,5% del 2020 al 14,2% del 2021, mettendo ancora una volta in luce le difficoltà economiche delle famiglie con figli minori», si legge nel rapporto SDGs 2022 Istat.

Bambini, sovrappeso e obesità in crescita
In Italia cresce la quota di famiglie con segnali di insicurezza alimentare, che si attesta all’1,7% (2,9% nel Mezzogiorno). Sono famiglie che dichiarano di non aver avuto, in alcuni periodi dell’anno, abbastanza denaro per comprare del cibo e di non potersi permettere un pasto proteico almeno due volte a settimana.
In questo contesto, i bambini e gli adolescenti hanno problemi di peso. Sono ancora in crescita sovrappeso e obesità. Un terzo dei bambini è sovrappeso o obeso, oltre un quarto lo sono gli adolescenti (soprattutto i ragazzi, di più nel Mezzogiorno).
«Tra i bambini italiani da 3 a 5 anni, uno su tre è sovrappeso o obeso (33,2% nel 2020, +1,6 p.p. rispetto al 2018). Nella fascia di età che include anche gli adolescenti (3-17 anni), la quota è del 26,3% (29,2% fra i maschi, 33% nel Mezzogiorno). Le stime indicano un peggioramento della situazione nel 2020, confermando una tendenza già in atto prima dell’insorgere della pandemia».
C’è un aumento dei bambini sovrappeso o obesi fra i 3-5 anni (più 1,1% rispetto all’anno precedente, più 2,4% dal 2017) e aumenti simili anche dai 6 ai 17 anni.
Nel dettaglio, la percentuale raggiunge il 33,9% fra i bambini da 6 a 10 anni, per poi diminuire con l’età (23,5% fra gli 11 e i 13 anni, 15,8% fra i 14 e i 17).
Per l’intera popolazione di bambini e adolescenti, dai 3 ai 17 anni, la percentuale è del 26,3%, con valori significativamente più elevati fra i maschi (29,2%, contro il 23,2% delle femmine) e fra i residenti nel Mezzogiorno (33%, con un massimo del 39,1% in Campania). C’è un “netto peggioramento della situazione nel 2020” e si consolida un’inversione di tendenza, in negativo, che era già emersa prima della pandemia.

Bambini meno vaccinati
I bambini sono anche meno vaccinati. La flessione nelle vaccinazioni si collega al calo di prestazioni sanitarie che c’è stato in pandemia. L’Istat registra infatti un aumento delle persone che hanno rinunciato alle prestazioni sanitarie, oltre uno su dieci.
«A causa del perdurare della pandemia, ancora nel 2021, l’11% dei cittadini dichiara di aver dovuto rinunciare a visite specialistiche (escluse le visite dentistiche) o esami diagnostici di cui aveva bisogno, a causa di problemi economici o legati alle difficoltà di accesso al servizio (erano il 9,6% nel 2020 e il 6,3% nel 2019)».
In questo contesto, già preoccupante, si segnala il calo delle vaccinazioni pediatriche.
«Tra le prestazioni sanitarie andate perse nel 2020 ci sono le vaccinazioni pediatriche. Nel 2020, per i bambini nati nel 2018, la copertura vaccinale a 24 mesi per la poliomielite, il morbillo e la rosolia raggiunge rispettivamente il 94%, il 92,7% e il 92,2% (-1, -1,8 e -2 punti percentuali sul 2019) sotto il target del 95% raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità».
Per la poliomielite, le regioni che superano il 95% raccomandato dall’OMS diminuiscono da 14 nel 2019 a 9 nel 2020. La Provincia Autonoma di Bolzano e la Sicilia hanno valori inferiori al 90%. Per il morbillo le regioni che superano il 95% sono soltanto tre (Toscana, Lazio e Provincia Autonoma di Trento) mentre Provincia Autonoma di Bolzano, Abruzzo e Calabria registrano valori inferiori al 90%.
Asili nido, pochi
Istruzione di qualità per tutti, dicono gli obiettivi di sviluppo sostenibile. E qui l’infanzia si scontra con la carenza dei servizi: i posti negli asili per i bambini di 0-2 anni in Italia non sono sufficienti.
I posti disponibili nei servizi per la prima infanzia pubblici e privati sul territorio italiano, nell’anno educativo 2020/2021, hanno coperto infatti il 27,2% dei bambini fino a 2 anni compiuti.
Meno di uno su tre trova posto in un nido. Nei servizi per la prima infanzia pubblici e privati ci sono 350.670 posti disponibili per il fabbisogno di circa 1 milione e 290 mila bambini fino a 2 anni compiuti: i posti offerti sono stati 27 ogni 100 bambini fino a 2 anni compiuti, valore inferiore al parametro di 33 posti ogni 100 bambini fissato dall’Ue per il 2010.
Anche in questo campo c’è un ampio divario fra Centro-Nord e Sud Italia. Le coperture più alte ci sono in Umbria (44%), Emilia-Romagna (40,7%) e Valle d’Aosta (40,6%): in queste regioni più di 4 bambini ogni 10 hanno la possibilità di frequentare un nido. In Campania (11%), Calabria (11,9%) e Sicilia (12,5%) solo 1 bambino su 10 ha la stessa opportunità.

