Cop27, accordo su “loss & damage” ma senza aumentare l’ambizione sul climatica (foto pixabay)

Forse le parole che meglio spiegano la conclusione della Cop 27, la Conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici che si è chiusa domenica in Egitto, sono quelle del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres.

«Un fondo per perdite e danni è essenziale, ma non è una risposta se la crisi climatica cancella dalla mappa un piccolo stato insulare o trasforma un intero paese africano nel deserto. Il mondo ha ancora bisogno di un passo da gigante in termini di ambizione climatica».

Il principale risultato che la Cop27 ha raggiunto è infatti un accordo per istituire un fondo “loss & damage”, un fondo di compensazione per riparare i danni della crisi climatica nei paesi vulnerabili, i più esposti alle conseguenze del cambiamento climatico. Nello stesso tempo la Cop27 si è chiusa ribandendo l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5° ma senza intervenire sul tema delle emissioni e dell’uscita dai combustibili fossili.

 

Cop27 e il fondo “loss and damage”

La Cop 27 si è conclusa con un accordo per fornire finanziamenti su “perdite e danni” ai paesi vulnerabili colpiti duramente dai disastri climatici, un accordo definito come “rivoluzionario”. «La creazione di uno specifico fondo per danni ha segnato un importante punto di progresso, con il tema inserito nell’agenda ufficiale e adottato per la prima volta alla COP27».

«I governi hanno preso la rivoluzionaria decisione di istituire nuovi accordi di finanziamento, nonché un fondo dedicato, per assistere i paesi in via di sviluppo nella risposta a perdite e danni – informa una nota stampa United Nations Climate Change – I governi hanno inoltre concordato di istituire un “comitato di transizione” per formulare raccomandazioni su come rendere operativi sia i nuovi accordi di finanziamento che il fondo alla COP28 del prossimo anno».

La Cop27 si è insomma chiusa con l’ingresso nei documenti approvati del riferimento al fondo “loss & damage”, un fondo che appunto dovrà risarcire perdite e danni subiti dai paesi più vulnerabili alla crisi climatica. Bisognerà ora avviare le trattative per capire chi dovrà finanziare il fondo e quali paesi potrà ricevere le risorse che verranno stanziate.

Dalla Cop 27 è arrivato invece poco sulla mitigazione della crisi climatica. Il documento della conferenza salva infatti l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro 1,5° dai livelli pre-industriali ma non dice nulla sulla riduzione o sull’eliminazione dell’uso dei combustibili fossili. E non è stato ancora istituito il fondo da 100 miliardi all’anno dal 2020 previsto dall’Accordo di Parigi per aiutare i paesi meno sviluppati nelle politiche climatiche.

Il riferimento a 1,5° viene conservato ma diventa sempre più difficile raggiungerlo realmente, anche perché l’attuazione degli impegni attuali da parte dei governi nazionali fa già parlare di un aumento di 2,5° entro la fine del secolo. Tutto questo mentre l’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite indica che le emissioni di gas serra dovranno diminuire del 45% entro il 2030 per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. La delusione della Cop27 viene dunque dalla mancanza di misure per ridurre la combustione delle energie fossili, intervenendo sulle cause della crisi climatica.

 

COP27, si parte il 6 novembre. Ma la finestra contro la crisi climatica si sta chiudendo (fonte foto: pixabay)

 

Cop27, i commenti: bene il “loss & damage”, il resto è fermo o quasi

La valutazione della Cop27 da parte del mondo ambientalista è dunque a luci e ombre, come in realtà spesso accade per questi eventi.

Dice ad esempio Gianni Silvestrini, Direttore scientifico di Kyoto Club: «La necessità di accelerare drasticamente la corsa di rinnovabili, efficienza ed elettrificazione, e contemporaneamente ridurre l’impiego di combustibili fossili non ha trovato in questa COP una spinta sufficiente, anche per la resistenza dei paesi produttori di gas, petrolio e carbone. E, non a caso, è salito a più di 600 il numero dei delegati del mondo fossile presenti in Egitto».

Il principale risultato è invece il riferimento al fondo per la riparazione dei danni climatici.

Prosegue Silvestrini: «Il tema del “Loss and Damage”, che i paesi ricchi avevano a lungo cercato di evitare, in Egitto si è sbloccato grazie all’intervento della UE che ha chiesto di indirizzare le risorse che verranno raccolte ai paesi più vulnerabili. La scelta europea e la pressione dei paesi in via di sviluppo hanno sbloccato anche la posizione degli USA, in passato sempre contrari a questa misura. Peraltro, sarà tutto da verificare l’appoggio del nuovo Congresso al finanziamento di questa misura. La creazione del fondo L&D imporrà ovviamente anche una revisione della categoria dei paesi in via di sviluppo, che oggi racchiude paesi come la Cina e l’Arabia Saudita».

“Bene l’accordo per istituire il Fondo Loss and Damage” ma “purtroppo nessun passo avanti sul phase-out dei combustibili fossili”, evidenzia Legambiente. Per l’associazione, se da una parte con il Fondo Loss and Damage la Cop27 porta a casa un importante risultato, dall’alta parte delude sul fronte delle fossili, perché non è stato fatto “nessun passo avanti rispetto all’accordo di Glasgow sul phase-out dei combustibili fossili”.

«La Cop27 – ha detto Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ha affrontato positivamente le conseguenze della crisi climatica con l’Istituzione del Fondo Loss and Damage, però non è riuscita ad affrontare la causa principale della crisi: la dipendenza dai combustibili fossili. Per mantenere concretamente vivo l’obiettivo di 1.5°C, è cruciale concordare al più presto il phasing-out sia dei sussidi alle fossili che del loro utilizzo».

Secondo gli ultimi rapporti dell’IPCC e della IEA, per essere in linea con la soglia critica di 1.5°C, le emissioni climalteranti devono raggiungere il picco a livello globale entro il 2025 e diminuire entro il 2030 del 43% rispetto ai livelli del 2019.  «Per questo – continua Ciafani – un contributo importante può venire dal phasing-out dei sussidi alle fonti fossili entro il 2030 che può consentire una riduzione del 10% a livello globale. Nello stesso tempo va attuata la decarbonizzazione del settore elettrico con il phasing out del carbone, entro il 2030 per i Paesi OCSE ed il 2040 a livello globale, e del gas fossile entro il 2035 per i Paesi OCSE ed il 2040 a livello globale. Altrimenti non sarà possibile mantenere vivo l’obiettivo di 1.5°C».

Anche per il WWF la Cop27 ha compiuto “un passo positivo verso un fondo per le perdite e i danni, ma non riuscendo a concordare un’azione più ambiziosa sulla riduzione delle emissioni, la possibilità di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C rischia di sfumare, con conseguenze disastrose per il mondo”.

«L’accordo sul Loss&Damage, cioè sulle perdite delle persone e i danni alle cose provocati dagli impatti della crisi climatica è un passo positivo, ma rischia di diventare un ‘fondo per la fine del mondo’ se i Paesi non si muoveranno molto più velocemente per ridurre le emissioni e limitare il riscaldamento al di sotto di 1,5°C – ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, di ritorno da Sharm El-Sheikh – Non riuscendo a inserire nessun riferimento nelle decisioni finali della Cop27, i leader hanno perso l’occasione di accelerare l’eliminazione dei combustibili fossili: così continueremo ad andare dritti contro il muro delle conseguenze più catastrofiche della crisi climatica».

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