Acqua in Italia, Istat: alte perdite di rete e razionamento in 15 città (Foto di rony michaud da Pixabay)

Alte perdite d’acqua nella rete di distribuzione. Misure di razionamento dell’acqua in più città. E scarsa fiducia, per oltre un quarto delle famiglie, nei confronti dell’acqua del rubinetto. Tutto questo in un contesto in cui l’Italia è prima nell’Unione europea per prelievi per uso potabile dell’acqua. È solo una parte delle statistiche sull’acqua, relative agli anni 2020-2022, pubblicate oggi dall’Istat in occasione della Giornata mondiale dell’acqua che cade domani.

Elevate perdite d’acqua nella rete di distribuzione

L’Istat evidenzia che rimangono elevate le perdite idriche nella rete di distribuzione. Nel 2020, il volume delle perdite idriche totali nella fase di distribuzione dell’acqua, calcolato come differenza tra i volumi immessi in rete e i volumi erogati, è pari a 3,4 miliardi di metri cubi, il 42,2% dell’acqua immessa in rete. In riferimento all’acqua prelevata dalle fonti di approvvigionamento, le perdite idriche totali in distribuzione rappresentano una quota pari al 37,2%.

«Le perdite rappresentano uno dei principali problemi per una gestione efficiente e sostenibile dei sistemi di approvvigionamento idrico – spiega l’Istat – e, benché molti gestori del servizio idrico abbiano avviato iniziative per garantire una maggiore capacità di misurazione dei consumi, la quantità di acqua dispersa in rete continua a rappresentare un volume cospicuo, quantificabile in 157 litri al giorno per abitante. Stimando un consumo pro capite pari alla media nazionale, il volume di acqua disperso nel 2020 soddisferebbe le esigenze idriche di oltre 43 milioni di persone per un intero anno».

Razionamento dell’acqua

Un altro fenomeno che salta agli occhi è l’aumento delle città in cui sono state adottate misure di razionamento dell’acqua, che nel 2021 hanno riguardato 15 comuni capoluogo di provincia/città metropolitana (erano 11 nel 2020), due anche nel Centro-Nord. Non è più una prerogativa del Mezzogiorno: il razionamento dell’acqua ha coinvolto anche Verona e Prato. In questi capoluoghi, nei mesi estivi, le amministrazioni hanno disposto azioni di riduzione dell’erogazione idrica.

«L’adozione di misure restrittive nell’erogazione idrica – spiega l’Istat – è legata alla obsolescenza dell’infrastruttura, soprattutto nel Mezzogiorno, a problemi di qualità dell’acqua per il consumo umano e ai sempre più frequenti episodi di riduzione della portata delle fonti di approvvigionamento, a causa del cambiamento climatico, che rendono insufficiente la disponibilità della risorsa idrica in alcune aree del territorio».

Nel 2020, 6,7 milioni di residenti non sono allacciati alla rete fognaria pubblica. Nel 2020 sono erogati ogni giorno per gli usi autorizzati 215 litri di acqua potabile per abitante nelle reti comunali di distribuzione.

 

Istat statistiche acqua 2020-2022

 

Poca fiducia nell’acqua di rubinetto

C’è ancora poca fiducia a bere l’acqua del rubinetto. Le famiglie che dichiarano di non fidarsi a bere l’acqua di rubinetto sono il 29,4%, un dato stabile anche se in diminuzione rispetto a vent’anni fa (quando riguardava una famiglia su quattro).

Ci sono però notevoli differenze sul piano territoriale e si passa dal 17,3% nel Nord-est al 58,3% nelle Isole. A livello regionale, le percentuali più alte si riscontrano in Sicilia (61,7%), in Calabria (51,1%) e in Sardegna (48,6%).

È ancora in crescita il consumo di acqua minerale. Nel 2022, l’82,2% delle persone consuma almeno mezzo litro di acqua minerale al giorno, un valore che è cresciuto costantemente negli ultimi dieci anni. Il maggiore consumo di acqua minerale c’è nel Nord-ovest (86,3%) e nelle Isole (84,5%), quello minore nel Sud (76,1%).

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