Patto anti-inflazione, aderiscono le industrie? UNC: “Inutile senza elenco prodotti e impegni precisi” (Foto Pixabay)

Le industrie valutano l’adesione al patto anti-inflazione che dovrebbe scattare il primo ottobre. “Si apre qualche spiraglio sulla possibilità che anche il settore industriale aderisca al patto anti-inflazione”, scrive oggi l’Ansa spiegando che “alcune sigle dell’industria”, secondo quanto appreso dall’agenzia di stampa, “riuniranno nei prossimi giorni i propri consigli direttivi per approfondire la possibilità di partecipare al patto, al quale hanno già aderito la grande distribuzione organizzata e il commercio”.

Patto anti-inflazione, di cosa si tratta

Il 4 agosto il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha annunciato un protocollo di intesa con i rappresentanti delle associazioni della distribuzione moderna e del commercio tradizionale. Il protocollo vuole accelerare il processo di rientro dall’inflazione già in corso negli ultimi mesi, e proseguito a luglio.

Secondo il patto anti-inflazione annunciato dal Mimit, “entro il 10 settembre saranno definite con le associazioni che hanno sottoscritto l’accordo, che riguarda anche beni primari non alimentari come i prodotti per l’infanzia, le modalità del “trimestre anti inflazione”, che durerà dal 1 ottobre al 31 dicembre e che prevedrà prezzi calmierati su una selezione di articoli rientranti nel “carrello della spesa”, attraverso diverse modalità, come l’applicazione di prezzi fissi, attività promozionali sui prodotti individuati, o mediante iniziative sulla gamma di prodotti a marchio come carrelli a prezzo scontato o unico”.

 

Il Mimit annuncia il trimestre anti-inflazione (ma l’industria non c’è) (Foto Pixabay)

 

UNC: “Una scatola vuota anche con industrie”

All’annuncio dell’accordo si era sfilata l’industria. Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, la novità che sembra emergere oggi – alcune sigle dell’industria starebbero valutando la possibilità di partecipare al patto – anche l’eventuale adesione dell’industria non porterebbe grandi vantaggi in assenza di impegni precisi e di un elenco di prodotti.

Spiega il presidente dell’UNC Massimiliano Dona: «Il Protocollo anti-inflazione resterebbe una scatola vuota anche con l’adesione delle industrie. Se l’intesa non viene modificata radicalmente, inserendo ad esempio un elenco specifico dei prodotti, per ognuno dei quali stabilire precisi impegni lungo la filiera, non serve a nulla e l’effetto reale per le tasche delle famiglie è pari a zero».

Prosegue Dona: «Le vendite promozionali, gli sconti, specie sulla gamma dei prodotti a marchio, sono già all’ordine del giorno nella grande distribuzione. Nessuna, novità, insomma. Mentre impegni generici a non aumentare il prezzo per 3 mesi possono essere addirittura controproducenti per prodotti come la pasta che dovrebbero, invece precipitare di prezzo. Se invece tutti gli attori in campo si impegnassero a tornare ai prezzi del 2021, allora sì che il protocollo aiuterebbe le famiglie ad arrivare alla fine del mese».

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