Videosorveglianza su raccolta differenziata, il Garante Privacy sanziona un Comune e due società (Foto di Davie Bicker da Pixabay)
Videosorveglianza su raccolta differenziata, il Garante Privacy sanziona un Comune e due società
Un Comune siciliano ha installato alcune telecamere per il controllo della raccolta differenziata dei rifiuti. Garante Privacy: “utenti non informati adeguatamente sui sistemi installati”
Un Comune siciliano è stato sanzionato dal Garante Privacy per 45mila euro, per aver installato un sistema di videosorveglianza per il controllo della raccolta differenziata dei rifiuti in violazione della disciplina che tutela i dati personali.
Per contrastare il fenomeno diffuso dell’abbandono dei rifiuti, infatti, il Comune aveva incaricato due ditte, sanzionate anch’esse dal Garante, dell’acquisto, installazione e manutenzione di telecamere fisse, e della raccolta e analisi dei filmati relativi alle violazioni.
Il Garante ha ribadito, quindi, che “il trattamento di dati personali mediante sistemi di videosorveglianza da parte di soggetti pubblici è generalmente ammesso se è necessario per adempiere un obbligo legale e la gestione dei rifiuti rientra tra le attività istituzionali affidate agli enti locali. Anche in presenza di una condizione di liceità il titolare del trattamento, ha ribadito il Garante, è in ogni caso tenuto a rispettare i principi in materia di protezione dei dati, fra i quali quelli di liceità, correttezza e trasparenza. In particolare, è necessario adottare misure appropriate per fornire all’interessato tutte le informazioni previste dal GDPR in forma concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile”.
Videosorveglianza sulla raccolta differenziata, il caso del Comune siciliano
L’intervento dell’Autorità – si legge in una nota – segue le segnalazioni di un cittadino, che lamentava la ricezione di alcune multe per aver conferito i rifiuti indifferenziati in modo errato.
“Gli accertamenti della violazione – sottolinea il Garante – sarebbero avvenuti più di un mese dopo la registrazione dei filmati, effettuata senza che i cittadini fossero stati adeguatamente informati della presenza delle telecamere e del trattamento dei dati. Il Comune infatti aveva apposto un cartello direttamente sul cassonetto, non facilmente visibile e per di più privo delle informazioni necessarie”.
Il Municipio, inoltre, non aveva individuato i tempi di conservazione dei dati e non aveva nominato, prima dell’inizio del trattamento, le due aziende sopracitate quali responsabili del trattamento dati, come previsto dalla normativa privacy. Anche le società dunque operavano in modo illecito – afferma il Garante. – Per questo entrambe sono state sanzionate anch’esse dal Garante, l’una per 10.000 euro, per non essere mai stata nominata responsabile del trattamento, e l’altra per 5.000 euro, per essere stata nominata responsabile in ritardo.
Ai fini dell’applicazione delle sanzioni il Garante ha tenuto conto del fatto che il trattamento ha riguardato potenzialmente i dati dei residenti del Comune (circa 53.000 interessati) e dei soggetti non residenti (il cui numero non è quantificabile). Di contro, l’Autorità ha considerato il comportamento non doloso del Municipio e delle aziende, nonché l’assenza di precedenti violazioni a loro carico.

