Giornata della montagna, Legambiente: montagna e ghiacciai sotto scacco della crisi climatica (Foto credit Legambiente)
Legambiente: montagna e ghiacciai sotto scacco della crisi climatica
Il 2023 è stato un anno di record climatici negativi in montagna, con caldo record, eventi meteo estremi e i ghiacciai, osservati speciali, che si stanno ritirando
Il 2023 è stato un anno di record climatici negativi in montagna, con caldo record, eventi meteo estremi e i ghiacciai, osservati speciali, che si stanno ritirando. In occasione della Giornata internazionale della montagna, Legambiente e il Comitato Glaciologico Italiano presentano il IV report di Carovana dei ghiacciai.
Quest’anno ha visto una serie di record climatici negativi per l’alta quota con caldo record, zero termico sulle Alpi a quota 5.328 m e 144 eventi meteorologici estremi registrati nelle regioni dell’arco alpino da inizio anno. Fra i ghiacciai osservati speciali perché in ritirata ci sono l’Adamello, il più grande dell’arco alpino, il Belvedere, gruppo del Monte Rosa, e quelli svizzeri e austriaci. Con il progressivo ritiro dei giganti bianchi, aumentano i laghi glaciali. E sono raddoppiati nel 2023 gli eventi di instabilità in quota.
«Le Alpi e il Mediterraneo – dichiarano Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente e Vanda Bonardo Responsabile nazionali Alpi Legambiente – sono aree particolarmente sensibili al riscaldamento climatico, qui più che altrove si registra un’accentuata accelerazione degli effetti della crisi climatica che avanza. Il monitoraggio costante dei ghiacciai alpini, che stiamo portando avanti da quattro anni con la nostra campagna Carovana dei ghiacciai, oltre che permetterci di documentare e raccontare la riduzione delle masse glaciali ci consente anche di valutarne gli effetti sul territorio montano e di portare in primo piano il tema della convivenza con la crisi climatica».
«La recente accelerazione degli effetti del riscaldamento climatico sull’ambiente glaciale – dichiara Valter Maggi, presidente del Comitato Glaciologico Italiano (CGI) – è un fatto scientifico inconfutabile, anche grazie alle misure effettuate dagli operatori del Comitato su oltre 250 ghiacciai italiani. Una secolare e sistematica attività di monitoraggio che ha consentito al CGI di costituire un patrimonio di dati e immagini indispensabili per interpretare gli scenari futuri della crisi climatica nella regione alpina».

Montagna e ghiacciai sotto scacco della crisi climatica
Montagna e ghiacciai alpini sono sempre più sotto scacco della crisi climatica, spiega Legambiente, in un anno, il 2023, segnato da record negativi per l’alta quota. A mettere in fila dati e numeri è l’associazione che, insieme al Comitato Glaciologico italiano, ha presentato oggi in occasione della giornata internazionale della montagna il IV report finale “Carovana dei ghiacciai 2023” e, in anteprima l’omonimo documentario realizzato dal videomaker David Fricano per Legambiente.
In questo bilancio di fine anno, sono alcuni fenomeni in particolare a pesare su montagna e ghiacciai: il caldo torrido, che ha reso il 2023 l’anno più caldo di sempre; lo zero termico, mai così alto sulle Alpi, arrivato a quota 5398 m; l’aumento degli eventi meteorologici estremi in tutte le regioni dell’arco alpino (Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia). Fra questi ultimi, ben 144 sono quelli registrati dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente nei primi dieci mesi del 2023 (contro gli 8 del 2010 e i 97 del 2022).
Nel 2023 continua sull’arco alpino il regresso dei ghiacciai, anche se con arretramenti frontali minori rispetto al 2022, grazie anche alle consistenti precipitazioni di neve di maggio. Fra gli osservati speciali ci sono il ghiacciaio del Belvedere, il più grande del Piemonte, situato nel gruppo del Monte Rosa, dove il persistere del riscaldamento climatico incrementa l’instabilità geomorfologica, attraverso frane di detrito, crolli di ghiaccio e roccia e la formazione di laghi glaciali. E ci sono i ghiacciai dell’Adamello: Adamello-Mandrone (il più grande in Italia), Lares e Lobbia, sulla cui superficie con sempre maggiore frequenza compaiono crepacci circolari, detti “calderoni” che portano a repentini crolli di ghiaccio; sull’Adamello, il ghiacciaio di Lares è quello che ha perso di più in superficie, passando dai 6 km2 nel 1960, ai 4,8 km2 nel 2003 e ai 2,8 km2 del 2023, dunque più del 50% in 60 anni.
Più laghi glaciali e instabilità in quota
Tra gli altri punti chiave al centro del report, la formazione di un numero crescente di nuovi laghi glaciali, dovuta al progressivo ritiro dei ghiacciai e accompagnata da una significativa trasformazione geomorfologica (scomparsa, espansione/restringimento) di quelli esistenti. Ad esempio, in Valle D’Aosta, tra il 2006 e il 2015 il numero totale dei laghi glaciali è quasi raddoppiato, con la comparsa di 170 nuovi laghi.
Preoccupa anche il raddoppio nel 2023 degli eventi di instabilità ad alta quota: le colate detritiche sono il fenomeno più ricorrente con oltre il 60% dei casi (erano il 20% nel periodo 2000-2021), mentre le frane (rappresentate soprattutto da crolli) rappresentano il restante 40%. Tra le regioni maggiormente colpite c’è il Trentino-Alto Adige (quasi un terzo dei casi censiti).
Di fronte a questo quadro complessivo, Legambiente CIPRA e il Comitato Glaciologico Italiano indicano oggi al Governo Meloni tre linee prioritarie di intervento: 1) realizzare un maggiore coordinamento delle politiche di adattamento al clima a livello nazionale e territoriale; 2) dare sostegno alla piena attuazione della Carta di Budoia per l’azione dei Comuni nell’adattamento locale ai cambiamenti climatici; 3) tessere un’alleanza europea per la governance comune dei ghiacciai e delle risorse connesse. Tema quest’ultimo al centro del Manifesto per una governance dei ghiacciai e delle risorse connesse che Legambiente e CGI hanno presentato a settembre. Legambiente, CIPRA e CGI, invitano inoltre a firmare la petizione “Firma per i ghiacciai”.

