Il Servizio Sanitario Nazionale compie 45 anni, GIMBE: enormi diseguaglianze regionali e locali

Il Servizio Sanitario Nazionale compie 45 anni, GIMBE: enormi diseguaglianze regionali e locali

Il Servizio Sanitario Nazionale compie 45 anni, GIMBE: enormi disuguaglianze regionali e locali

La Fondazione Gimbe ricorda le principali criticità del Servizio Sanitario Nazionale: interminabili tempi di attesa, pronto soccorso affollatissimi, enormi diseguaglianze regionali e locali, impossibilità di trovare un medico o un pediatra di famiglia vicino casa

Il 23 dicembre il Servizio Sanitario Nazionale compie 45 anni, ma per la Fondazione GIMBE il clima è tutt’altro che festoso. Secondo Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione, “la vita quotidiana delle persone, in particolare quelle meno abbienti, è sempre più condizionata dalla mancata esigibilità di un diritto fondamentale, quello alla tutela della salute”.

Interminabili tempi di attesa per una prestazione sanitaria o una visita specialistica, necessità di ricorrere alla spesa privata sino all’impoverimento delle famiglie e alla rinuncia alle cure, pronto soccorso affollatissimi, impossibilità di trovare un medico o un pediatra di famiglia vicino casa, enormi diseguaglianze regionali e locali sino alla migrazione sanitaria”: sono le principali criticità del SSN ricordate da Cartabellotta in una nota diffusa oggi.

Servizio Sanitario Nazionale, GIMBE: risorse inadeguate

Il presidente della Fondazione Gimbe ricorda che “negli ultimi 15 anni tutti i Governi hanno tagliato risorse o non finanziato adeguatamente il SSN, sino a portare il nostro Paese ad essere in Europa “primo tra i paesi poveri” in termini di spesa sanitaria pubblica pro-capite”.

Infatti – secondo i dati pubblicati – nel 2022 l’Italia si trova davanti ai paesi dell’Europa meridionale (Spagna, Portogallo, Grecia) e quelli dell’Europa dell’Est, eccetto la Repubblica Ceca. Con un gap rispetto alla media dei paesi europei che dal 2010 è progressivamente aumentato, arrivando nel 2022 a 801 euro), che, tenendo conto di una popolazione residente ISTAT al 1° gennaio 2023, per l’anno 2022 corrisponde ad un gap di 47,3 miliardi di euro. Nell’intero periodo 2010-2022 il gap cumulativo arriva alla cifra di circa 333 miliardi di euro.

“Una progressiva sottrazione di risorse – continua Cartabellotta – che ha portato all’inesorabile indebolimento del SSN nelle sue componenti strutturale, tecnologica, organizzativa e, soprattutto, professionale”.

 

Spesa pubblica pro-capite
Spesa pubblica pro-capite (fonte: GIMBE)

 

Le disuguaglianze regionali

Cartabellotta ricorda anche che “ci ritroviamo oggi con 21 servizi sanitari regionali profondamente diseguali, con una vera e propria “frattura strutturale” tra Nord e Sud, con i residenti nella maggior parte delle Regioni meridionali, a cui non sono garantiti nemmeno i livelli essenziali di assistenza”.

Il monitoraggio 2021 dei LEA da parte del Ministero della Salute documenta, infatti, che delle 14 Regioni adempienti solo 3 sono del Sud (Abruzzo, Puglia e Basilicata), tutte a fondo classifica. “E su questa frattura – prosegue il presidente della Fondazione Gimbe – pende la mannaia dell’autonomia differenziata, che senza definire e finanziare i Livelli Essenziali delle Prestazioni, non potrà che amplificare le diseguaglianze, legittimando normativamente il divario Nord-Sud e violando il principio di uguaglianza nel diritto alla tutela della salute, assestando così il colpo di grazia al SSN”.

Ed proprio la “frattura strutturale” Nord-Sud che – secondo Cartabellotta “causa il fenomeno della mobilità sanitaria, che nei dati definitivi del 2021 vale 4,24 miliardi di euro: risorse che scorrono prevalentemente dalle Regioni meridionali verso 3 regioni settentrionali dove si concentra il 93,3% dei saldi attivi. Proprio le stesse Regioni (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto) che hanno già sottoscritto i pre-accordi per le maggiori autonomie”.

Gimbe: aumenta il privato accreditato

La Fondazione Gimbe, in occasione dei 45 anni del Servizio Sanitario Nazionale, sottolinea anche la questione dell’aumento delle strutture private accreditate, che, secondo quanto riportato dall’Annuario statistico del SSN 2021 del Ministero della Salute, rappresentano quasi la metà di quelle che erogano l’assistenza ospedaliera (48,6%) e il 60,4% di quelle per la specialistica ambulatoriale. Sono invece prevalentemente gestite dal privato le strutture destinate all’assistenza residenziale (84%) e semiresidenziale (71,3%) e quelle riabilitative (78,2%).

“Pur nella consapevolezza della qualità di numerose strutture private accreditate e della differente “densità” nelle varie Regioni – commenta Cartabellotta – è evidente che per soddisfare i bisogni di salute della popolazione diminuiscono le tutele pubbliche e aumenta l’offerta privata. Che dovrebbe essere invece una libera scelta e non una necessità obbligata dall’indebolimento del pubblico”.

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