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Liste di attesa, si fa in tempo a morire. Si aspettano anche 118 giorni per un elettrocardiogramma urgente
Liste di attesa di mesi e anni per visite ed esami diagnostici. Dossier Federconsumatori “La salute non può attendere”: 118 giorni per un elettrocardiogramma urgente, 482 giorni per una mammografia, 735 giorni per una ecodoppler cardiaca
Si fa in tempo a morire, vien da dire nel leggere i tempi di attesa record di molte prestazioni sanitarie. Ci si può imbattere in un’attesa di 118 giorni in classe di Urgenza (72 ore) e 403 giorni in classe D (60 giorni) per un elettrocardiogramma. Servono mesi e mesi, 400, 600 e più, quindi anni, per molte visite specialistiche come quella cardiologica, endocrinologica, oculistica. Si arriva a 482 giorni per una mammografia bilaterale programmabile (che dovrebbe richiedere 120 giorni). Col risultato che tempi di attesa inaccettabili costringono i cittadini a pagare di tasca propria, migrando verso la sanità privata. O a rinunciare del tutto alle cure.
“La salute non può attendere”
È una questione di diritto alla salute che viene infranto quello che emerge dal Report “La salute non può attendere” con il monitoraggio sulle liste di attesa realizzato da Federconsumatori, in collaborazione con Fondazione Isscon e con il contributo della CGIL e presentato nei giorni scorsi.
I tagli alla sanità pubblica si fanno sempre più pesanti, il diritto alla salute diventa privilegio di pochi – o di chi può pagare di tasca propria anche a costo di sacrifici.
L’associazione ha analizzato quanto tempo è necessario per accedere ad alcune prestazioni specialistiche ambulatoriali, a prestazioni diagnostiche e ricoveri con un monitoraggio su visite, esami e ricoveri. La denuncia di partenza è quella del disinvestimento e del definanziamento del servizio pubblico nazionale con il risultato che si sta smantellando il SSN in favore della “privatizzazione della salute”.
Denuncia il dossier: “Tagli e scelte sbagliate che lasceranno sempre più soli i cittadini costretti a fare i conti con tempi di attesa sempre più insostenibili, diseguaglianze, assistenza e cure sempre più inaccessibili se non ricorrendo al privato e pagando di tasca propria, tanto che la spesa privata sostenuta dai cittadini ha superato la cifra record di 40 miliardi all’anno. L’altra faccia della medaglia è quella di chi non ha disponibilità economiche o difficoltà nell’accedere a prestazioni sanitarie e cure ed è costretto a rinunciarvi (4 milioni di persone pari al 7% della popolazione)”.
Il rapporto diventa allora anche “un atto di denuncia partendo da un’analisi dei tempi di attesa a cui le persone sono costrette per accedere a visite ed esami: tempi spesso inaccettabili e incompatibili con i bisogni di salute”.
Tempi di attesa inaccettabili
“I lunghi tempi di attesa emersi dal monitoraggio sono socialmente e culturalmente insostenibili: da un lato – denuncia Federconsumatori – alimentano disuguaglianze inaccettabili, con ritardi nell’accesso alle cure che si traducono in danni alla salute dei cittadini e maggiori costi a carico del SSN, e dall’altro erodono la fiducia nel SSN favorendo l’idea, sbagliata, che il “prestazionificio” privato sia l’unica strada possibile”.
Sono stati monitorati 14 prestazioni ambulatoriali, 14 prestazioni diagnostiche, 17 interventi in regime di ricovero ordinario. Nel complesso la documentazione raccolta riguarda 21 Regioni, 41 Aziende sanitarie locali e 13 Aziende Ospedaliere, 6 portali/cruscotti regionali di Basilicata, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Umbria e Veneto.
E i dati fanno impressione. Saltando da uno all’altro, nelle tabelle che riportano i tempi di attesa più alti in cui ci si è imbattuti per le visite specialistiche: c’è una lista di attesa che arriva a 426 giorni per una visita cardiologica da erogare invece il 120 giorni da ricetta programmabile; a 612 giorni per una visita endocrinologica in classe breve, quindi da erogare entro 10 giorni; si rischia di dover aspettare 677 giorni per una visita oculistica programmabile e 611 giorni per una visita gastroenterologica in classe D (60 giorni).
Fra i tempi più alti trovati sugli esami diagnostici, servono ben 482 giorni per una mammografia programmabile (120 giorni); 545 giorni per ecografia dell’addome completa da erogare in 10 giorni (classe B); 645 giorni per una colonscopia totale e addirittura 735 giorni di attesa per una ecodoppler cardiaca. Si segnalano i 118 giorni per un elettrocardiogramma prescritto invece in urgenza (da fare entro 72 ore).
Critica la situazione dei ricoveri in diverse regioni. Denuncia ancora Federconsumatori nel dossier: “Diverse le tipologie di ricovero di cui non si dispone dei tempi di attesa. Su tutti emergono i tempi di attesa del Lazio, nel Presidio Pertini e nel San Filippo Neri. Tempi particolarmente lunghi anche per diversi interventi oncologici, protesi d’anca (753 giorni al Pertini Roma, 128 giorni AORN Ospedali dei Colli in Campania, 180 giorni O. Garda, 112 giorni in classe B Presidio Asti e 317 giorni in classe C), emorroidectomia, endoarteriectomia carotidea, melanoma (33% performance a Urbino), tumore al colon (performance urgenze 20% nel P.O. di Urbino)”.

