Additivi alimentari, Ministero Salute: rimane uso a scopo fraudolento di solfiti e acido ascorbico (Foto Pixabay)

Il più alto numero di non conformità sugli additivi alimentari riguarda l’impiego di solfiti nei prodotti ittici e nella carne. E ci sono criticità relative al ricorso a solfiti e acido ascorbico quando usati per preservare in modo illecito le caratteristiche dei prodotti alimentari. Sono questi i due punti critici evidenziato dal Piano nazionale di controllo di additivi e aromi alimentari pubblicato online qualche giorno fa dal Ministero della Salute.

“Nel complesso l’analisi dei dati – si legge a conclusione del Piano – evidenzia che gli operatori del settore alimentare (OSA) generalmente producono ed utilizzano gli AA (additivi alimentari, ndr) nelle diverse filiere alimentari conformemente alla regolamentazione di settore, pur persistendo alcune criticità, quali il perdurare dell’uso a scopo fraudolento di alcuni additivi (solfiti ed acido ascorbico) per preservare illecitamente le caratteristiche organolettiche di alcuni prodotti alimentari di origine animale”.

Additivi alimentari, il Piano nazionale di controllo

Il documento, pubblicato sul sito del Ministero della Salute, è il “Piano nazionale riguardante il controllo ufficiale degli additivi e degli aromi alimentari, ivi compresi gli aromi di fumo, sia come materia prima che negli alimenti, nonché il controllo delle sostanze di cui all’allegato iii del Regola-mento (CE) n. 1334/2008” e riporta dati relativi al 2022.

Il Piano prevede controlli indirizzati sia agli additivi alimentari che agli aromi alimentari tal quali come materia prima, sia alla verifica della conformità del loro utilizzo negli alimenti.

Nel 2022 risultano trasmessi 1862 campioni afferenti alla linea di attività additivi alimentari/prodotti alimentari (per un totale di 8640 analisi) e 232 campioni afferenti alla linea di attività riguardante il controllo dei requisiti di purezza degli additivi alimentari tal quali (per un totale di 773 analisi).

Additivi alimentari, irregolare l’1,7% del campione

Nel monitoraggio relativo alla ricerca di additivi alimentari nei prodotti alimentari sono stati riscontrati 32 campioni non conformi corrispondenti all’1.7% dei campioni analizzati.

La categoria alimentare maggiormente analizzata è quella delle “carni”, seguita dai prodotti della pesca, dalle bevande, dai prodotti di confetteria, dai prodotti ortofrutticoli e dagli integratori alimentari. Non risultano invece campionate le categorie alimentari dei gelati, degli alimenti per un’alimentazione particolare, dei dessert, di uova e ovoprodotti.

Non sono state riscontrate non conformità per quanto riguarda la linea di purezza degli additivi alimentari tal quali.

Per quanto riguarda invece le categorie alimentari, le non conformità riguardano per il 62.5 % pesce e prodotti della pesca; per il 25% sono distribuite nelle carni; per il 6.3% in integratori, per il 3.1% rispettivamente in prodotti di confetteria e ortofrutticoli.

Rispetto invece agli additivi cercati, le non conformità più numerose sono 12 per anidride solforosa in prodotti ittici, corrispondenti al 38% delle non conformità complessive; 8 per acido ascorbico in prodotti ittici, corrispondenti al 25%; 4 per anidride solforosa in prodotti carnei, corrispondenti al 13% delle non conformità. Seguono irregolarità su altri additivi: 3 per nitrati in preparazioni di carni, 2 per l’acido benzoico in integratori, 1 a testa per aspartame, acido eritorbico e acido sorbico.

Solfiti in eccesso e additivi che allungano la “freschezza”…

La maggior percentuale di non conformità è dunque riconducibile, spiega il documento, all’impiego di additivi su prodotti alimentari di origine animale e rappresenta l’87,5% delle non conformità totali.

Le criticità riguardano quei trattamenti che prolungano artificialmente la vita dei prodotti e rappresentano un rischio per la salute, specie per chi soffre di allergia e nei casi in cui si rischia lo sviluppo di istamina nel pesce.

Si legge infatti nel dossier che il più alto numero di non conformità si registra per “l’impiego di anidride solforosa/solfiti in diverse produzioni alimentari. Tali NC sono riconducibili all’utilizzo oltre il limite massimo consentito nei prodotti ittici o all’uso fraudolento finalizzato a prolungare impropriamente la shelf- life dei prodotti. La pratica fraudolenta risulta particolarmente importante dal punto sanitario per fasce di popolazione a rischio vulnerabili (allergici) a causa del possibile ed inconsapevole consumo di prodotti alimentari additivati illegalmente con solfiti”.

Anche i controlli su tonno cui è stato aggiunto acido ascorbico come additivo “hanno evidenziato una pratica volta al prolungamento fittizio dello stato di freschezza del prodotto, con possibili ripercussioni sulla salubrità dell’alimento (sviluppo d’istamina) e conseguente eventuale rischio per la salute del consumatore (tossinfezione)”.

I controlli hanno inoltre evidenziato che permane l’uso non consentito di nitrati su prodotti di carne freschi, “uso illecito volto a mascherare lo stato di freschezza dei prodotti, con possibili ripercussioni sulla salute del consumatore”.

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