Forum Acqua, Legambiente: l’agricoltura italiana è poco sostenibile e sotto scacco della crisi climatica (Foto Pyxabay per Pexels)
Forum Acqua, Legambiente: l’agricoltura è poco sostenibile e sotto scacco della crisi climatica
L’agricoltura in Italia richiede troppa acqua ed è colpita dalla crisi climatica che la trova impreparata. In quattro anno 96 eventi meteo estremi legati all’acqua, con danni per grandine, siccità e allagamenti
L’Italia è in ritardo nella gestione sostenibile dell’acqua. E un campanello d’allarme viene dall’agricoltura, che continua ad avere un’impronta idrica troppo poco sostenibile – richiede e consuma troppa acqua, 17 miliardi di metri cubi in media all’anno – ed è sotto scacco della crisi climatica.
Negli ultimi quattro anni, 96 eventi meteo estremi legati all’acqua hanno colpito il comparto agricolo e i danni maggiori sono dovuti a grandine (58%), siccità (27%) e allagamenti (10%) ed esondazioni fluviali (4%).
Preoccupa inoltre l’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi che incidono anche su qualità di acqua e falde. La fotografia, a quasi sei anni dalla scadenza degli obiettivi 2030, viene da Legambiente in occasione del Forum Acqua organizzato oggi a Roma in collaborazione con Utilitalia, sul rapporto tra acqua e agricoltura.
Negli ultimi 4 anni, secondo i nuovi dati del nostro Osservatorio @cittaclima si sono registrati 96 eventi meteo estremi legati all’acqua che hanno colpito il comparto agricolo. I danni maggiori dovuti a grandine (58%), siccità (27%) e allagamenti (10%). pic.twitter.com/8mzyytUOdp
— Legambiente Onlus (@Legambiente) October 8, 2024
Acqua e agricoltura, consumi troppo alti
In Italia il comparto agricolo consuma troppa acqua, rappresentando il 57% del totale dei prelievi d’acqua, seguito da usi civili (31%) e industriali (12%). Ma anche in fatto di riutilizzo e recupero della risorsa idrica in agricoltura, l’Italia fa fatica. Solo il 4,6% dei terreni irrigati utilizza acque reflue depurate e c’è poca attenzione nel recupero delle acque piovane.
Sul fronte qualità dell’acqua e delle falde, preoccupa l’utilizzo di fertilizzanti e pesticidi nei campi agricoli che incidono anche sulla qualità della risorsa, così come la presenza di microplastiche. Secondo gli ultimi studi disponibili di ISPRA, sono state trovate 183 diverse sostanze inquinanti nel 55,1% dei punti di monitoraggio in acque superficiali e nel 23,3% di quelli in acque sotterranee, per la maggior parte erbicidi (principalmente Glifosato e dal suo metabolita AMPA).
L’agricoltura è inoltre colpita dalla crisi climatica, con forti periodi di siccità, grandinate e alluvioni che danneggiamo sempre più i campi agricoli. L’agricoltura si trova a fare i conti con troppa o poca acqua e ogni volta si rivela impreparata. Le regioni più colpite negli ultimi anni sono state Piemonte, Veneto, Puglia, Emilia-Romagna e Sardegna.
«L’acqua – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – è una risorsa vitale ma anche sempre più scarsa a causa di stress idrico e siccità. Per questo è fondamentale utilizzarla meglio e meno e in questa partita l’agricoltura ha un ruolo strategico. Occorre, perciò, mettere al primo posto l’agroecologia e le buone pratiche agroecologiche che, al contrario dell’agricoltura intensiva e della monocultura, ci permettono di utilizzare meno acqua rispondendo al meglio alla crisi climatica, agli eventi meteo estremi, all’abbassamento delle falde e ai fenomeni di desertificazione a cui stiamo assistendo in modo sempre più frequente».
Il potenziale dell’agroecologia
Eppure l’agricoltura, spiega infatti Legambiente, ha un grande potenziale inespresso legato all’agroecologia e alle buone pratiche, all’agricoltura 4.0 e al recupero e riutilizzo delle acque reflue depurate e a quelle piovane su cui per Legambiente è urgente lavorare. Lavorando su queste “aree di intervento”, il comparto agricolo sarebbe più sostenibile, consumerebbe meno acqua e sarebbe più resiliente alla crisi climatica.
La chiave proposta dall’associazione è dunque il passaggio dal modello agricolo intensivo a quello dell’agroecologia, che riduce l’utilizzo dell’acqua attraverso piante meno idroesigenti, aumento della sostanza organica nei suoli e buone pratiche colturali.
A sua volta l’irrigazione a goccia (o di precisione) permetterebbe la riduzione del consumo di acqua stimato tra il 40% e il 70%. Mentre il recupero e il riutilizzo delle acque reflue e depurate in agricoltura, stando ai dati di Utilitalia, potrebbe coprire fino al 45% della domanda irrigua in Italia.
Legambiente lancia allora un appello con quattro proposte che puntano sull’agroecologia e sulle buone pratiche agricole. Per l’associazione ambientalista occorre investire sul paradigma agroecologico e sull’innovazione tecnologica, adottare strategie per la mitigazione degli input chimici, incentivare il recupero e il riutilizzo delle acque reflue depurate per l’irrigazione agricola, regolamentare la tariffazione e aggiornare i canoni di derivazione anche per l’uso irriguo.
“L’agricoltura rappresenta l’ago della bilancia della gestione sostenibile della risorsa idrica – spiega l’associazione – Per questo è urgente in primis ripensare il modello agricolo italiano affrontando quattro grande sfide: un’impronta idrica agricola più sostenibile, più azioni di adattamento climatico, lotta all’inquinamento, e valorizzazione del potenziale agricolo inespresso. L’Italia ha bisogno di un modello agricolo meno idroesigente, più vocato al risparmio e al riutilizzo di acqua, capace di investire di più su innovazione e tecnologia”.

