Povertà assoluta, Istat: colpisce quasi 1 milione e 300 mila minori (Foto Pexels da Pixabay)
Povertà assoluta, Istat: colpisce quasi 1 milione e 300 mila minori
La povertà assoluta continua a colpire i minori e riguarda quasi 1 milione e 300 mila bambini e bambine, il 13,8% del totale, il valore più alto dal 2014. Istat sulla povertà assoluta: riguarda l’8,4% delle famiglie
La povertà assoluta continua a colpire i bambini e le bambine. In Italia vivono quasi 1 milione e 300 mila bambini e adolescenti in condizione di povertà assoluta: sono il 13,8% sul totale dei minori, il valore più alto da dieci anni a questa parte.
Sono impressionanti i dati sulla povertà che arrivano oggi dall’Istat perché, se è vero che la povertà assoluta risulta “stabile”, è anche vero che continua a mordere soprattutto minori, giovani e famiglie numerose.
Nel 2023 si trovano in condizione di povertà assoluta poco più di 2,2 milioni di famiglie (8,4% sul totale delle famiglie residenti, valore stabile rispetto al 2022) e quasi 5,7 milioni di individui (9,7% sul totale degli individui residenti, come nell’anno precedente). L’incidenza della povertà assoluta fra le famiglie con almeno uno straniero è pari al 30,4%, si ferma invece al 6,3% per le famiglie composte solamente da italiani. È al 10,2% la percentuale di famiglie in povertà assoluta nel Mezzogiorno, contro il 7,9% al Nord e il 6,7% al Centro.
Aumentano i minori in povertà assoluta
Uno dei dati più gravi è però la pervasiva diffusione della povertà assoluta fra i minori.
Spiega l’Istat: “L’incidenza di povertà assoluta fra i minori si attesta al 13,8% (quasi 1,3 milioni di bambini e ragazzi, dal 13,4% del 2022) – valore più elevato della serie storica dal 2014 – mentre è all’11,8% fra i giovani di 18-34 anni (pari a circa 1 milione 145mila individui, stabile rispetto al 2022); per i 35-64 enni si conferma al 9,4%, anch’esso valore massimo raggiunto dalla serie storica. Sostanzialmente invariata è anche l’incidenza di povertà assoluta fra gli over 65 (6,2%, quasi 887mila persone)”.
La povertà assoluta colpisce nel 2023 il 13,4% dei bambini fino a 3 anni; il 14,8% fra 4 e 6 anni; il 14,5% dei minori fra 7 e 13 anni e il 12,7% degli adolescenti nella fascia 14-17 anni.
La povertà assoluta in Italia riguarda nel dettaglio oltre 1 milione 295mila minori (13,8% rispetto al 9,7% a livello nazionale) con un’incidenza che varia dal 12,9% del Nord, al 15,5% del Mezzogiorno. È il valore più alto dal 2014 e ci sono segnali di peggioramento per i bambini dai 7 a 13 anni del Centro, per i quali l’incidenza di povertà assoluta arriva al 13,9% (dal precedente 10,7%).
Le famiglie in povertà assoluta in cui sono presenti minori sono quasi 748mila, con un’incidenza pari al 12,4%. Le famiglie di altra tipologia con minori, quelle in cui convivono più nuclei familiari o membri aggregati, presentano i valori più elevati dell’incidenza di povertà assoluta (25,6%), seguite dalle famiglie numerose costituite dalle coppie con tre e più figli minori, per le quali l’incidenza arriva al 18,8%.

La povertà nelle famiglie
Per quanto riguarda la diffusione della povertà nelle famiglie, l’Istat riconosce che “l’impatto dell’inflazione ha contrastato la possibile riduzione dell’incidenza di famiglie e individui in povertà assoluta” e la spesa per consumi delle famiglie meno abbienti è scesa dell’1,5% in termini reali.
Tra le famiglie povere, il 38,7% risiede nel Mezzogiorno (41,4% nel 2022) e il 45,0% al Nord (42,9% nel 2022). Il restante 16,2% risiede nel Centro (15,6% nel 2022).
Rimane poi critica la condizione delle famiglie più numerose. L’incidenza di povertà assoluta si conferma più elevata tra le famiglie con un maggior numero di componenti: raggiunge il 20,1% tra quelle con cinque e più componenti e l’11,9% tra quelle con quattro.
Il disagio più marcato c’è per le famiglie con tre o più figli minori, dove l’incidenza della povertà assoluta arriva al 21,6%. E più in generale è critica la situazione per le coppie con tre o più figli (18%). Anche per le famiglie di altra tipologia, dove spesso coabitano più nuclei familiari e/o membri aggregati, si osservano valori elevati (15,9%), così come per le famiglie monogenitoriali (12,5%).

