Alpi e Appennini, Legambiente: c’è sempre meno neve, soffrono anche i fiumi (Foto Pixabay)
Alpi e Appennini, Legambiente: c’è sempre meno neve, soffrono anche i fiumi
In vista della giornata mondiale della neve del 19 gennaio Legambiente fa il punto sullo stato della montagna: c’è sempre meno neve sulle Alpi e col riscaldamento atmosferico la durata del manto nevoso si è ridotta di un mese
Il ginepro in quota è una sentinella del cambiamento climatico. Cresce di più rispetto a prima. E cresce perché c’è sempre meno neve, e dura di meno. In Italia con la crisi climatica nevica sempre meno e il fenomeno unisce Alpi e Appennini. A soffrire sono soprattutto le Alpi, dove negli ultimi cento anni la durata del manto nevoso in media si è accorciata di un mese a causa del riscaldamento atmosferico. E neanche le tardive nevicate della scorsa primavera faranno cambiare direzione a una montagna che vede sempre meno neve e che quindi è chiamata a ripensare la sua identità e il suo turismo.
Alpi, la neve si è ridotta e dura di meno
A fare il punto è Legambiente in vista della giornata mondiale della neve, che si celebra domenica 19 gennaio. L’associazione parte dall’analisi di diversi studi scientifici e internazionali e invita tutti a riflettere su quanto sta accadendo ad alta quota ma anche a valle.
«Negli ultimi secoli a causa del riscaldamento globale – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – stiamo assistendo a una riduzione costante e senza precedenti del manto nevoso. Oggi non vedere il cambiamento in atto e non modificare di conseguenza abitudini e modalità di fruizione degli ambienti montani nei mesi invernali, crea ripercussioni destinate ad impattare su ambiente ed economie locali».
C’è meno neve sulle Alpi. Secondo uno studio di dicembre 2024 pubblicato sull’International Journal of Climatology, condotto da ricercatori dell’Università di Trento e dell’Eurac Research di Bolzano, sulle Alpi italiane la quantità di neve è diminuita del 50% rispetto a 100 anni fa.
Uno studio pubblicato nel 2023 sulla rivista Nature Climate Change (Recent waning snowpack in the Alps is unprecedented in the last six centuries) ha rivelato come il manto nevoso nelle Alpi centrali non sia mai stato così effimero negli ultimi seicento anni. Inoltre, nell’ultimo secolo, la durata della neve si è accorciata in media di un mese a causa di un riscaldamento atmosferico di circa 2°C. Un dato a cui i ricercatori sono arrivati studiando il ginepro, vera e propria sentinella del cambiamento in atto: più la neve si mantiene e meno l’arbusto cresce, mentre con meno neve il ginepro cresce di più. Sta proprio accadendo questo in montagna.
Neve, acqua, fiumi
Legato alla scarsità di neve in quota è anche la sofferenza dei fiumi. Il paesaggio innevato è anche un serbatoio di risorse idriche.
Secondo i dati della Fondazione CIMA, i fiumi Po e Adige al 10 gennaio 2025 sono in deficit idrico del 61% di neve, misurato in termini di equivalente idrico nivale (snow water equivalent). Sugli Appennini, nonostante le abbondanti nevicate, le elevate temperature stanno causando una rapida fusione della neve. Questo porta squilibri nei fiumi. Il Tevere ad esempio è passato da un deficit del 24% a dicembre a un impressionante -88% a gennaio.
«Il manto nevoso – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di CIPRA ITALIA – agisce anche come serbatoio di acqua superficiale, determinando i tempi di deflusso che sostengono le richieste idriche ambientali e umane a valle. Miliardi di persone in tutto il mondo dipendono da queste risorse e le catene montuose sono oggi riconosciute come le “torri d’acqua del mondo”, in quanto forniscono, con i ghiacciai e la fusione delle nevi, un notevole apporto idrico alle aree a valle durante le stagioni secche e calde. Una riduzione persistente della quantità e della durata della neve produrrà probabilmente effetti profondi sugli ecosistemi, con gravi ripercussioni a cascata sul benessere umano e sulla fruibilità della montagna. Questo aspetto non può più essere ignorato nella pianificazione politica della gestione delle risorse idriche, con una particolare attenzione alle Alpi come agli Appennini».
Neve, cosa fare?
Per Legambiente bisogna lavorare su tre priorità.
“Servono più politiche e strategie di mitigazione e di adattamento a livello nazionale e territoriale, – afferma l’associazione – una maggiore presa di coscienza e confronto da parte delle località alpine e appenniniche sulla diminuzione delle nevicate e sugli effetti della crisi climatica; ma allo stesso tempo occorre “vivere” la montagna d’inverno in modo più sostenibile senza rincorrere la neve”. Il che significa anche rompere dunque la dipendenza dalla neve artificiale. Questo richiede dunque di investire su “un’offerta turistica invernale montana che punti su un turismo slow e dolce”.

