Terra dei fuochi, CEDU condanna l’Italia. Legambiente: ora ecogiustizia
La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per aver messo a rischio la vita degli abitanti della Terra dei Fuochi. Legambiente chiede un’accelerazione seria, efficiente ed efficace della bonifica
L’Italia è stata condannata dalla Corte europea dei diritti umani (CEDU), per “aver messo a rischio la vita degli abitanti della Terra dei Fuochi, l’area campana coinvolta nei decenni scorsi nell’interramento di rifiuti tossici“. La sentenza, definitiva, ha stabilito che “l’Italia deve introdurre, senza indugio, misure generali in grado di affrontare in modo adeguato il fenomeno dell’inquinamento in questione”. (Ansa)
Secondo la Corte europea – riporta la Repubblica – “lo Stato italiano non ha risposto alla gravità della situazione con la diligenza e la rapidità richieste, nonostante fosse a conoscenza del problema da molti anni“. I giudici hanno concesso all’unanimità all’Italia due anni di tempo per “sviluppare una strategia globale per affrontare la situazione, istituire un meccanismo di monitoraggio indipendente e una piattaforma di informazione pubblica“.
“Una sentenza che richiama alla responsabilità un’intera classe politica bipartisan, che per anni ha sottovalutato, nascosto quello che accadeva in quel territorio. La Terra dei fuochi è una terra “martoriata” nella sua essenza più profonda ed ignorata per decenni da una classe politica trasversale che non è riuscita ad adottare soluzioni serie e concrete”, commentano Stefano Ciafani e Mariateresa Imparato, rispettivamente presidente nazionale e regionale di Legambiente.
Terra dei fuochi, le richieste di Legambiente
“Dal 2003, anno in cui come Legambiente abbiamo coniato il termine nel nostro rapporto Ecomafia, raccogliendo le denunce che arrivavano dai nostri circoli presenti sul territorio – proseguono Ciafani e Imparato – si sono succeduti 12 governi nazionali e 5 a livello regionale senza trovare un ‘vaccino’ efficace contro il virus ‘terra dei fuochi’“.
Chiedono, quindi, “che in quei territori venga da subito attuata la sentenza, che impone una strategia globale, l’istituzione di un monitoraggio indipendente e una piattaforma di informazione pubblica“.
“Deve essere fatta davvero ecogiustizia, a partire da una accelerazione seria, efficiente ed efficace della bonifica e con la chiusura del ciclo dei rifiuti. Lo dobbiamo ai tanti onesti cittadini campani che vogliono riscattare il proprio territorio e affermare i principi di legalità e trasparenza. Per fermare il fuoco e i veleni dell’ecomafia è necessario dare risposte efficaci, troppo a lunghe rimandate, che richiedono uno sforzo congiunto di tutti”, concludono Stefano Ciafani e Mariateresa Imparato.

