Influenza aviaria, Efsa-Ecdc: minaccia crescente, può innescare nuove pandemie (Foto Pixabay)

Ci sono 34 mutazioni genetiche che potrebbero aumentare il potenziale di diffusione dei virus dell’influenza aviaria agli esseri umani. È quanto evidenzia il recente parere scientifico emesso dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Il documento valuta le mutazioni del virus dell’influenza aviaria e il potenziale di diffusione di questi virus all’uomo, insieme a raccomandazioni per i settori della salute pubblica e animale.

L’aviaria richiama infatti il rischio di sviluppare una nuova pandemia se il virus dovesse fare il salto di specie dagli animali agli esseri umani.

Affermano le due agenzie: “I virus dell’influenza aviaria rappresentano una minaccia crescente, con il potenziale di adattarsi agli esseri umani e innescare future pandemie”.

La minaccia dell’influenza aviaria

Nel parere scientifico gli esperti hanno generato un elenco di mutazioni da cui hanno identificato “34 mutazioni genetiche che potrebbero aumentare il potenziale di diffusione dei virus dell’influenza aviaria all’uomo”, spiega l’Efsa.

I laboratori di sanità pubblica possono fare riferimento all’elenco delle mutazioni, che dovrebbe essere sempre aggiornato per monitorare l’eventuale emergere di ceppi col potenziale di trasmissione agli esseri umani. Il parere spiega che l’adattamento dell’influenza aviaria ai mammiferi può essere guidato da fattori come le mutazioni genetiche e l’interazione con la risposta immunitaria dell’ospite.

Ci sono però fattori che possono aumentare la possibilità di trasmissione all’uomo come “le attività umane e i cambiamenti ambientali che aumentano il contatto tra fauna selvatica, pollame, bestiame e esseri umani – spiega l’Efsa – L’agricoltura ad alta densità, le pratiche di bassa biosicurezza, la deforestazione, l’urbanizzazione e il commercio globale amplificano il rischio di ricadute dagli animali all’uomo”.

«Gli sviluppi globali ci impongono di rimanere vigili e di assicurarci che l’Europa sia pronta a rispondere alla minaccia dell’influenza aviaria – ha dichiarato Pamela Rendi-Wagner, direttrice dell’Ecdc – L’Ecdc sostiene gli Stati membri dell’UE/SEE nella preparazione, nella prevenzione e nel contenimento di potenziali focolai futuri negli animali e nell’uomo. Disporre di solidi piani di preparazione è fondamentale per proteggere la salute pubblica in Europa».

Le due agenzie hanno diffuso una serie di raccomandazioni a chi lavora nella salute pubblica e animale per identificare rapidamente virus e mutazioni emergenti che consentono la diffusione dell’aviaria da animale a uomo e per formare i sanitari a riconoscere e gestire l’influenza aviaria.

Le raccomandazioni investono la sanità pubblica e la capacità di testare persone eventualmente contagiate. Ad esempio: “Durante i focolai negli animali, gli ospedali dovrebbero migliorare la sorveglianza e la vigilanza, specialmente durante i picchi della stagione influenzale quando aumenta il rischio di mescolanza di materiale genetico tra virus”.

Le epidemie di aviaria sono un rischio per gli esseri umani

Come evidenziato già dall’Organizzazione mondiale della sanità, le continue epidemie di influenza aviaria fra gli animali rappresentano un rischio per gli esseri umani.

I virus dell’influenza aviaria normalmente si diffondono tra gli uccelli, ma il numero crescente di rilevamenti di influenza aviaria H5N1 tra i mammiferi, che sono biologicamente più vicini agli esseri umani rispetto agli uccelli, accresce la preoccupazione che il virus possa adattarsi per infettare gli esseri umani più facilmente”, ha spiegato l’Organizzazione mondiale della sanità lanciando l’allarme nel 2023. La preoccupazione è che, contagiando i mammiferi, il virus possa poi mutare facendo emergere nuovi virus più dannosi per gli animali e per l’uomo. L’influenza aviaria o bird flu ha finora colpito pollame, uccelli selvatici e mammiferi fra i quali (per A(H5N1) clade 2.3.4.4b viruses) furetti, visoni, lontre, gatto domestico, volpe rossa, delfini, orsi, foche, cani.

In un aggiornamento dello scorso aprile, gli esperti dell’Efsa hanno identificato alcune specie di animali da pelliccia, come visoni e volpi, altamente sensibili ai virus dell’influenza, come possibili fattori di diffusione. Sebbene la trasmissione da mammiferi a mammiferi non sia ancora stata confermata, spiegava ancora l’Autorità, i mammiferi selvatici potrebbero fungere da ospiti ponte tra uccelli selvatici, animali domestici e esseri umani. Anche gli animali da compagnia, come i gatti, che vivono in casa e con accesso all’esterno possono essere un potenziale veicolo per la trasmissione”.

Spiega Bernhard Url, direttore esecutivo facente funzione dell’EFSA: «Nel 2024 i virus dell’influenza aviaria hanno ampliato la loro portata, infettando specie precedentemente non colpite. Il nostro lavoro identifica mutazioni chiave legate a una potenziale diffusione nell’uomo, che richiedono un rilevamento e una risposta rapidi. La collaborazione e la condivisione dei dati lungo la catena degli attori coinvolti rimangono essenziali per affrontare le situazioni emergenti».

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