Liste di attesa, Altroconsumo: il 52% delle visite non rispetta i tempi (Foto cottonbro studio per Pexels)

Liste di attesa infinite, al primo posto fra i problemi riscontrati dai cittadini alle prese con la ricerca di una visita o di un esame con il Servizio sanitario nazionale. E sono spesso le visite e gli esami più urgenti ad andare più spesso fuori tempo massimo:  in 3 casi su 4, chi aveva bisogno di una visita o un esame in tempi brevi (entro 72 ore per la priorità urgente, entro 10 giorni per quella breve) per un problema serio, non si è visto garantire questo diritto. È quanto emerge da una nuova indagine di Altroconsumo che ha misurato l’entità delle attese rilevando tempistiche estenuanti.

Solo il 40% circa degli italiani alle prese con le liste d’attesa lo sa, ma la normativa prevede dei tempi massimi di attesa per ottenere l’appuntamento per una visita o un esame, ricorda Altroconsumo. Delle regole esistono quindi, ma restano troppo spesso solo sulla carta: più della metà di queste visite (52%) e più di un terzo degli esami (36%) vanno oltre questi tempi massimi, con attese medie di circa 105 giorni.

La cosa diventa ancora più grave se si pensa che tra le prestazioni con le attese maggiori ce ne sono alcune particolarmente delicate, che servono per individuare problemi gravi come i tumori (ad esempio la mammografia o la colonscopia, per cui c’è un’attesa media di ben 5 mesi).

Liste di attesa e classi di priorità

Altroconsumo ha chiesto ai consumatori quale classe di priorità era indicata sulle ricette delle prestazioni che hanno cercato di prenotare contattando il Cup ed è stato evidenziato che sono proprio le visite e gli esami più urgenti ad andare più spesso fuori tempo massimo: il 76% delle visite con priorità “U – urgente”, cioè da fare entro 72 ore dalla prescrizione per la gravità del problema di cui sospetta il medico di base e il 76% delle visite e degli esami con priorità “B – breve”, da fare entro 10 giorni per evitare che il problema si aggravi. In sostanza, in 3 casi su 4, chi aveva bisogno di una visita o un esame in tempi brevi per un problema serio, non si è visto garantire questo diritto.

Dall’indagine Altroconsumo emerge che troppo spesso per esami e visite bisogna aspettare anche più di un anno. Ad andare oltre i 12 mesi di attesa sono il 18% delle mammografie, a seguire visite dermatologiche, gastroenterologiche e oftalmologiche (12%).

 

Altroconsumo liste di attesa 2025

 

Liste di attesa, il 30% ricorre al privato

Il 40% degli intervistati ha dichiarato che il proprio problema è peggiorato mentre era in attesa della visita di cui aveva bisogno. Il 73% degli italiani che hanno provato a prenotare una vista o un esame con il Servizio Sanitario Nazionale ha riscontrato problemi.

Il principale è stato quello della lunga attesa in qualsiasi struttura del proprio territorio (30%), ma non è stato l’unico. Anche le agende chiuse rappresentano un problema, infatti, nel 26% dei casi, non è stato possibile prenotare alcun appuntamento a causa dell’indisponibilità dell’agenda e della mancanza di date disponibili, nonostante la legge lo vieti.

Un altro disagio riguarda la lontananza delle strutture (13%), dal momento che gli “ambiti territoriali di garanzia”, possono essere vasti. Può essere difficile anche contattare il Cup o la struttura (11%), con attese lunghe, numeri sempre occupati o linee che si interrompono dopo inutili attese.

E cosa fanno i cittadini davanti al primo appuntamento che viene proposto quando le liste di attesa sono lunghe? Nel 30% dei casi sono ricorsi ai privati, spendendo in media 138 euro. Questa cifra, spiega Altroconsumo, rappresenta solo una media, poiché sono state registrate spese massime che arrivano fino a 725 euro. Per far fronte a queste spese un aiuto proviene dalle assicurazioni sanitarie: il 25% degli intervistati ne possiede una che nella maggior parte dei casi è legata al proprio lavoro.

Ma non tutti possono permettersi di spendere queste cifre. Per alcuni l’opzione del privato non è praticabile e nel 3% dei casi, di fronte al primo appuntamento disponibile, si sceglie di rinunciare alla visita o all’esame prescritto, rinunciando così di fatto alle cure.

«Le lunghe attese per visite ed esami dipendono da tre fattori: anni di tagli che hanno ridotto fondi e personale, una pianificazione inadeguata che ha aggravato la carenza di medici e infermieri e un’elevata inappropriatezza prescrittiva, che incide sul 20-30% delle richieste – dichiara Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo – I cittadini si trovano così di fronte a un paradosso inaccettabile: mentre con il Servizio Sanitario Nazionale si può aspettare oltre un anno, pagando nella stessa struttura si ottiene un appuntamento in tempi molto più brevi. L’intramoenia – così come altri servizi privati o le assicurazioni sanitarie – devono essere un servizio complementare, non un’alternativa alla sanità pubblica. Affrontare la crisi del Servizio Sanitario Nazionale con interventi strutturali, aumentando i fondi, migliorando la pianificazione e garantendo l’equità sul territorio è quindi sempre più urgente. Altrimenti, si rischia di rinunciare definitivamente a un diritto costituzionale fondamentale: la tutela della salute per tutti».

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