Resistenza agli antibiotici, EFSA: attenzione ai batteri produttori di carbapenemasi (foto Pixabay)
Resistenza agli antibiotici, EFSA: attenzione ai batteri produttori di carbapenemasi
Secondo un recente parere dell’Efsa, i batteri produttori di carbapenemasi, enzimi che inattivano gli antibiotici carbapenemici, vengono ora riscontrati anche in animali da reddito e in prodotti alimentari
I batteri produttori di carbapenemasi, un tempo ristretti al solo ambito ospedaliero, si riscontrano ora anche in animali da reddito e in prodotti alimentari in tutta Europa: è quanto emerso dal più recente parere scientifico dell’EFSA sulla presenza e la diffusione di enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE) nella catena alimentare dell’UE/EFTA.
Cosa sono i batteri produttori di carbapenemasi
I CPE – spiega l’Efsa in una nota – sono batteri che producono enzimi (carbapenemasi) che inattivano gli antibiotici carbapenemici, utilizzati per trattare infezioni gravi nell’essere umano.
“La resistenza a tali farmaci rappresenta un rischio significativo per la salute pubblica, data la scarsità di alternative terapeutiche efficaci. – spiega l’Efsa -. Sebbene non vi siano prove definitive che questi batteri si trasmettano all’uomo tramite il cibo, sono stati trovati ceppi identici sia negli animali che nell’uomo, il che farebbe supporre una possibile trasmigrazione“.
Il più recente parere dell’EFSA, basato su una precedente valutazione del 2013, esamina dati e letteratura scientifica fino a tutto il febbraio 2025, attingendo anche a informazioni raccolte nei Paesi dell’UE e dell’EFTA con il contributo del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).
In particolare, i CPE più frequentemente segnalati sono E. coli, Enterobacter, Klebsiellae Salmonella, provenienti principalmente da animali terrestri da reddito (suini, bovini e, in misura minore, pollame – le specie animali monitorate di routine nell’UE quanto a resistenza agli antimicrobici).
Le raccomandazioni dell’Efsa
Per prevenire o ridurre al minimo l’insorgenza e la diffusione di CPE, l’EFSA raccomanda di: estendere le attività di monitoraggio ad altre fonti alimentari finora non monitorate (come i prodotti ittici e le verdure) nonché ad altre specie batteriche (come Klebsiella); migliorare i metodi di rilevamento, condurre indagini di rintracciabilità ed effettuare la tipizzazione molecolare dei batteri per acclarare le vie di trasmissione, compresa una potenziale diffusione tramite operatori e mangimi; concentrare la ricerca sulla progettazione di studi mirati a comprendere meglio le modalità di diffusione di questi batteri nella catena alimentare.

