Bonifiche dei siti inquinati, Italia in stallo. Quale ecogiustizia per il popolo inquinato? (Foto di Pete Linforth da Pixabay)

Bonifiche in stallo per i siti inquinati. Con i tempi finora seguiti – la bonifica di soli 11 ettari l’anno – ci vorranno 60 anni per la conclusione di tutto l’iter. Finora sono stati bonificati solo il 6% delle aree a terra inquinate che rientrano nei SIN (Siti di interesse nazionale) e appena il 2% delle falde. Così l’Italia fa fatica a dare “ecogiustizia al popolo inquinato”, 6 milioni e 200 mila persone che vivono nei principali SIN e SIR (Siti di interesse regionale) monitorati. Stiamo parlando di aree quali Casale Monferrato, ex Ilva di Taranto, Terra dei fuochi.

La denuncia viene dal report “Le bonifiche in stallo” presentato oggi a Roma da ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera, a conclusione della campagna itinerante “Ecogiustizia subito: in nome del popolo inquinato”.

Bonifiche, tempi lentissimi

In Italia le bonifiche e il ripristino ambientale degli ex siti industriali e delle aree inquinate sono sempre più in stallo, denuncia il dossiere. A pesare tre alert rossi: i gravi ritardi negli iter amministrativi, una media bassissima di ettari bonificati l’anno, i reati di omessa bonifica accertati negli ultimi 9 anni (dal 2015 al 2023).

Sul fronte dei ritardi, dei 41 SIN perimetrati sui 42 censiti dal MASE e che coprono un’area di 148.598 ettari (presenti in tutte le regioni, ad eccezione del Molise), ad oggi solo il 24% della matrice suolo è stato caratterizzato, definendo in questa prima fase tipologia e diffusione dell’inquinamento, uno step fondamentale per progettare gli interventi necessari. Solo il 5% del terreno delle aree perimetrate (6.188 ha su 148.598) ha il progetto di bonifica o di messa in sicurezza approvato e solo il 6% dei suoli (7.972 ha su 148.598) ha raggiunto il traguardo della bonifica completa.

Non va meglio per le falde: solo il 23% delle acque sotterranee ha il piano di caratterizzazione eseguito e solo il 7% ha il progetto di bonifica o di messa in sicurezza approvato. Scende al 2% la percentuale che vede il procedimento di bonifica concluso.

Ogni anno viene poi bonificata una media di appena 11 ettari, troppo bassa rispetto agli oltre 140mila ettari che restano da bonificare in Italia nei Siti di Interesse Nazionale.

Con questo passo, spiegano le associazioni del report, “in Italia ci vorranno mediamente, per i SIN più “virtuosi o fortunati”, almeno 60 anni ancora prima di vedere l’iter concluso. Se tutto va bene a partire quindi dal 2085. Per gli altri SIN meno fortunati, i tempi sono paragonabili a quelli per smaltire le scorie nucleari, centinaia di anni se non qualcosa di più in alcuni casi”.

I reati di omessa bonifica

Il report ricorda anche i 35 reati di omessa bonifica accertati dalle forze dell’ordine dal 1° giugno 2015 (anno dell’entrata in vigore della legge sugli ecoreati che prevede questo delitto specifico) al 31 dicembre 2023. Sono un reato ogni 6,8 controlli, 50 denunce e 7 arresti. A livello regionale, in questi nove anni la Sicilia risulta essere la prima regione con 17 reati, seguita a grande distanza da Lazio e Lombardia, a quota 5 reati a testa.

Siti inquinati e diritti negati

“L’esposizione cronica di oltre il 10% della popolazione residente nei SIN e SIR – commentano le associazioni – a rischi permanenti per la salute è responsabilità degli inquinatori, ma anche dello Stato e dei Governi regionali. Serve una responsabilità di governance a più livelli che riguardi gli aspetti ambientali, sanitari, e il rispetto della legalità”.

La campagna “Ecogiustizia subito” ha fatto tappa in diverse aree d’Italia dove manca giustizia ambientale. Le richieste: impegni concreti e tempi certi per le bonifiche, applicazione del principio “Chi inquina paga”, diritto alla salute e transizione ecologica come strategie per lo sviluppo dei territori inquinati.

“I territori colpiti dall’inquinamento industriale portano cicatrici profonde: malattie, morti, disoccupazione, emigrazione – proseguono le associazioni – Non è solo una questione ambientale, ma soprattutto di diritti fondamentali negati. Per questo oggi lanciamo un appello a Governo e istituzioni affinché si definisca una strategia nazionale per le bonifiche e contemporaneamente per la reindustralizzazione nell’ottica della transizione ecologica partendo dalla road map nazionale che proponiamo oggi con 12 interventi chiave”.

Uno dei problemi denunciati riguarda appunto la mancanza in Italia di una strategia nazionale delle bonifiche che possa velocizzare il recupero ambientale. Il giro d’affari si aggirerebbe intorno ai 30 miliardi di euro fra investimenti pubblici e privati. Secondo stime di Confindustria, citate dalle associazioni, le risorse necessarie per bonificare i SIN presenti in Italia si aggirano intorno ai 10 miliardi di euro e se le opere partissero oggi, in 5 anni si creerebbero quasi 200 mila posti di lavoro con un ritorno nelle casse dello Stato di quasi 5 miliardi di euro fra imposte dirette, indirette e contributi sociali.

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