Mense scolastiche, Cittadinanzattiva: costo medio di 85 euro al mese (Foto Anastasia Shuraeva per Pexels)

Mense scolastiche, Cittadinanzattiva: costo medio di 85 euro al mese

In media una famiglia spende 85 euro al mese per la mensa scolastica nella scuola dell’infanzia, con un costo di 4,25 euro a pasto. Le mense scolastiche sono fondamentali per la lotta alla povertà alimentare e per estendere il tempo pieno. L’analisi di Cittadinanzattiva su tariffe e fondi PNRR

Le mense scolastiche rappresentano “una conquista irrinunciabile, soprattutto a favore delle fasce meno abbienti della popolazione, che, però, richiede un costante monitoraggio sia rispetto alla qualità dei cibi sia in relazione alle tariffe applicate all’utenza, spesso ancora troppo elevate e troppo eterogenee da territorio a territorio”.

È quanto si legge sull’ultimo report di Cittadinanzattiva sulle tariffe del servizio di ristorazione scolastica, sulle tariffe e sui fondi messi a disposizione dal PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) per le mense scolastiche in Italia.

Il ruolo cruciale delle mense scolastiche

La mensa scolastica è fondamentale per contrastare la povertà alimentare e per garantire il consumo di almeno un pasto sano ed equilibrato, soprattuttto agli studenti e alle studentesse che vengono da famiglie più fragili. Ed è centrale per permette l’estensione del tempo pieno nella scuola. E invece a oggi solo il 55,2% dei bambini della scuola statale primaria ha accesso alle mensa.

Per quanto riguarda le tariffe, poi, c’è un’ampia differenza territoriale. Il costo medio delle mense scolastiche, nell’anno in corso, è di 85 euro al mese nella scuola dell’infanzia, 86 euro mensili nella primaria. Sono rispettivamente 4,25 e 4,30 euro a pasto. La regione in media più costosa è l’Emilia Romagna con 108€ mensili (lo scorso anno era la Basilicata) mentre quella più economica è la Sardegna con 61€ nell’infanzia e 64€ per la primaria. Nella sua indagine sulle mense scolastiche, Cittadinanzattiva ha analizzato, per tutti i capoluoghi di provincia (ad eccezione di Trento e Bolzano poiché le due province autonome calcolano le tariffe su indicatori diversi dall’Isee e non comparabili con le altre regioni), quanto paga una famiglia composta da tre persone, due genitori e un figlio minore, con un reddito lordo annuo di € 44.200 e un ISEE di € 19.900.

Mense scolastiche e diversità di tariffe

Anche quest’anno, spiega l’associazione, c’è un incremento delle tariffe seppur poco rilevante (circa l’1%), con importanti variazioni però a livello regionale: la Sicilia registra un’importante crescita del costo a carico delle famiglie sia nella scuola dell’infanzia (+13% circa) che in quella primaria (oltre l’8%), mentre per la Basilicata si segnala una riduzione significativa di circa il 6% sia nell’infanzia che nella primaria.

Le differenze sono marcate anche fra singoli capoluoghi: a Barletta si spendono 2€ a pasto sia per l’infanzia che per la primaria, mentre per l’infanzia si spende di più a Torino (6,60€ a pasto) e per la primaria a Livorno e Trapani (6,40€). Fra le città metropolitane, Roma rientra nella classifica delle meno care con un costo a pasto di circa 2,60€ sia all’infanzia che alla primaria.

Il PNRR e le mense scolastiche

L’indagine analizza anche i fondi messi a disposizioni dal PNRR per le mense scolastiche nelle diverse aree d’Italia.

Secondo dati relativi al 2022/2023 solo il 34,54% degli edifici scolastici, poco più di uno su tre, sarebbe dotato di mensa scolastica. La distribuzione però non è omogenea: infatti nelle Regioni del Sud poco più di un edificio su cinque dispone di una mensa scolastica (22% al Sud, 21% nelle Isole) e la quota scende al 15,6% in Campania e al 13,7% in Sicilia, mentre nel Centro si arriva al 41,2% e nel Nord al 43,1%.

Si legge nel dossier: “Tra gli obiettivi indicati nel PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è prevista la creazione di 961 mense scolastiche, di cui, però, solo poco più della metà degli interventi, 516, pari al 54%, prevede la costruzione di nuove mense, di cui 228 (44% delle nuove mense) al Sud e nelle isole. Per numero di interventi le Regioni del Sud e delle Isole ne prevedono complessivamente 489, pari al 50,88% del totale ma, in termini di risorse economiche impiegate, rappresentano il 37%. L’effettiva disponibilità di gran parte di queste nuove o rinnovate mense si avrà solo a partire dal II semestre del 2026. La scelta di investire su questo sevizio è sicuramente importante, così come la scelta di stabilire percentuali significative dei fondi da destinare alle regioni e ai territori che ne sono maggiormente sprovvisti, anche se ciò non riuscirà a colmare pienamente le reali necessità esistenti”.

Mensa come servizio pubblico essenziale

Cittadinanzattiva evidenzia l’importanza delle mense anche nella lotta alla povertà alimentare. L’associazione chiede dunque, fra le diverse proposte, di riconoscere le mense scolastiche come “servizio pubblico essenziale” e nel frattempo di impedire qualsiasi forma di esclusione dai bambini le cui famiglie siano in condizioni di povertà; contrastare i casi di morosità ingiustificata; uniformare le tariffe minime e massime, almeno per aree territoriali del Paese (Nord, Centro e Sud).

Chiede inoltre di aumentare il Fondo per il contrasto alla povertà alimentare a scuola, previsto dall’ultima legge di Bilancio e destinato ai Comuni per l’erogazione di contributi per consentire l’accesso gratuito al servizio mensa agli studenti della scuola primaria appartenenti a famiglie in condizioni di difficoltà economiche.

Ogni giorno in Italia quasi due milioni di studenti utilizzano il servizio di mensa scolastica.

Tuttavia, spiega Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale Scuola di Cittadinanzattiva, «i dati Istat sulla povertà materiale di tante famiglie e di tanti minori, non possono lasciarci indifferenti e richiedono anzi risposte tempestive e concrete: parliamo nel 2024 del 23% di famiglie a rischio povertà, percentuale che sale al 42% – in aumento del 5% rispetto al 2023 – per chi ha tre o più figli minori. Fra queste ultime il 10,4% (era il 9,5% nel 2023) si trova in grave deprivazione materiale e sociale. In particolare – aggiunge Bizzarri – occorre prevedere interventi continuativi, per almeno un quinquennio, per sostenere le famiglie, ma anche potenziare il Fondo per il contrasto della povertà alimentare a scuola, previsto dall’ultima legge di Bilancio e destinato ai Comuni per l’erogazione di contributi per consentire l’accesso gratuito al servizio mensa agli studenti della scuola primaria appartenenti a famiglie in condizioni di difficoltà economiche. A proposito del Fondo, chiediamo di emanare al più presto il decreto attuativo per ripartire le risorse fra gli enti locali».

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