Cambiamenti ormonali dopo i 50 anni: quali risorse ha il nostro organismo? (Foto Antoni Shkraba Studio per Pexels)

Una volta superata la soglia dei 50 anni, nella maggior parte delle donne si verificano importanti cambiamenti ormonali dovuti alla cessazione definitiva delle mestruazioni. La donna entra quindi nel periodo noto come post-menopausa (tecnicamente, con menopausa si indica l’ultima mestruazione in assoluto).

L’evento più significativo – anche se non l’unico – è il calo della produzione di estrogeni, in particolare dell’estradiolo: nelle donne in età fertile, i livelli di estrogeni oscillano tra i 15 e i 350 pg/ml, mentre in menopausa si scende sotto i 10 pg/ml.

Altre variazioni riguardano il progesterone (la cui produzione si riduce in modo drastico), l’ormone follicolo-stimolante, l’ormone luteinizzante (entrambi aumentano) e gli androgeni (la cui concentrazione, già molto bassa, si riduce ulteriormente).

Tutti questi cambiamenti ormonali, in particolare il calo degli estrogeni, sono responsabili dei molti sintomi e segni, piuttosto fastidiosi, che caratterizzano il post-menopausa. La gestione di queste manifestazioni richiede vari tipi di intervento: cambiamenti nello stile di vita, terapia ormonale, assunzione di integratore di vitamine per la menopausa ecc.

Quali manifestazioni caratterizzano il periodo post-menopausa?

Come accennato, i cambiamenti ormonali sono la causa principale delle varie manifestazioni che caratterizzano il periodo post-menopausa. Fra le prime in ordine di tempo si ricordano le vampate di calore, l’insonnia e i disturbi dell’umore.

Con il passare del tempo si hanno anche problemi a carico della sfera sessuale: calo della libido, secchezza vaginale e dolore durante i rapporti intimi (tecnicamente si parla di dispareunia); più rara, ma possibile, è l’anorgasmia.

Altre possibili manifestazioni sono problemi dermatologici, disturbi urologici, stanchezza, debolezza muscolare.

Nel lungo termine, la menopausa può predisporre all’osteoporosi.

Quali risorse si hanno per contrastare i cambiamenti ormonali del post-menopausa?

Non è difficile immaginare che le varie manifestazioni cliniche che caratterizzano il post-menopausa possano avere un serio impatto sulla qualità di vita della donna.

Fondamentale è non sottovalutare la situazione e ricorrere alle risorse che si hanno a disposizione. Le figure professionali coinvolte, oltre al medico di base, sono diverse: endocrinologo, psicologo, nutrizionista, cardiologo ecc.

A prescindere dal loro intervento, è fondamentale attribuire la giusta importanza allo stile di vita: saranno di particolare aiuto una regolare attività fisica (che avrà benefici anche sotto il profilo psicologico) sia l’adozione di un regime alimentare sano ed equilibrato.

A tal proposito, si ricorda che potrà risultare utile il ricorso ad alcuni integratori vitaminici, come quelli a base di vitamine del gruppo B, in particolare la B6 (piridossina), la B9 (acido folico) e la B12 (cobalamina); queste vitamine sono importanti per il funzionamento del sistema nervoso, per la regolazione dell’attività ormonale e per il corretto metabolismo dell’omocisteina.

È importante anche non trascurare gli aspetti psicologici: nel periodo post-menopausa sono infatti frequenti sbalzi d’umore e insonnia; attività come yoga, meditazione e ginnastica dolce sono attività che possono dare un notevole aiuto alla donna in questa particolare fase della vita.

La terapia ormonale sostitutiva

Merita infine un cenno a parte la terapia ormonale sostitutiva (TOS), vale a dire la somministrazione di estrogeni spesso associati a progestinici. Non è un tipo di terapia che viene sempre prescritta ed è compito dello specialista ginecologo stabilire se è opportuno o no farvi ricorso.

Molto spesso la TOS viene presa in considerazione qualora le manifestazioni della menopausa siano tali da compromettere pesantemente la qualità di vita e comunque va precisato che alcune donne non sono buone candidate per questa terapia, per esempio quelle con una storia personale o familiare di tumore al seno, trombosi venosa profonda, ictus o patologie cardiovascolari importanti.

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