Isole di calore, studio Cnr: presenti in tutte le città. Ma gli alberi fanno la differenza (Foto Pixabay)

Isole di calore, studio Cnr: presenti in tutte le città. Ma gli alberi possono abbassare la temperatura

Una ricerca del Cnr-Ibe in collaborazione con Ispra rileva l’intensità delle isole di calore nei capoluoghi di regione. I ricercatori: “Con un aumento del 5% della copertura arborea a livello comunale si può ridurre la temperatura media superficiale di oltre mezzo grado celsius”

Verde urbano e alberi possono far diminuire la temperatura superficiale delle città – oltre mezzo grado in meno con un aumento del 5% di copertura arborea. E questo ha un impatto enorme sulla vivibilità delle città, che sempre più spesso sono caratterizzate dalle isole di calore. L’isola di calore superficiale – in inglese SUHI, Surface Urban Heat Island – è un evento microclimatico per il quale il riscaldamento delle superfici artificiali impermeabili nelle aree urbane determina la formazione di veri e propri “arcipelaghi di calore”. A studiare le isole di calore nelle città italiane arriva una ricerca coordinata dal Cnr, che ha quantificato il fenomeno nei diversi capoluoghi di regione italiane. Le isole di calore sono presenti ovunque, pur con intensità diverse, indipendentemente dalla posizione geografica.

 

Intensità delle isole di calore superficiali urbane nei capoluoghi di regione italiani

 

La ricerca sulle isole di calore in Italia

Nell’ambito del progetto Mirificus (Monitoraggio degli interventi di riforestazione per l’isola di calore urbana tramite i satelliti), lo studio coordinato dall’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe), svolto in collaborazione con l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), ha analizzato il fenomeno delle isole di calore superficiali (SUHI) nei venti capoluoghi di regione italiani. La ricerca, pubblicata sulla rivista Remote Sensing Applications: Society and Environment, si è avvalsa dell’utilizzo dei dati satellitari NASA e Copernicus, monitorando il periodo estivo, tra giugno e agosto, nel decennio 2013-2023.

Valori elevati di SUHI, si legge nella ricerca, “sono stati osservati in città con diverse caratteristiche geografiche, comprese le aree montuose, con i valori più elevati a L’Aquila, così come in città costiere e interne in pianura e collina. Le intensità di SUHI più elevate variavano da 5 °C a quasi 8 °C”.

«In particolar modo nella stagione estiva, queste superfici artificiali – riscaldandosi rapidamente e accumulando molto calore – generano delle aree con temperature più alte che hanno implicazioni significative sulla vivibilità delle città e sulla salute delle persone – spiega Marco Morabito, ricercatore del Cnr-Ibe e coordinatore della ricerca – Attraverso la nostra ricerca abbiamo rilevato una presenza diffusa delle SUHI in tutti i capoluoghi analizzati, indipendentemente dalla posizione geografica, con anomalie termiche sia nelle aree centrali che in quelle periferiche».

Secondo i risultati raccolti, l’intensità delle isole di calore è strettamente legata alla topografia delle città, oltre che alla presenza di superfici artificiali impermeabili.

«Le città con maggiore complessità topografica e più verde nelle aree periferiche (come L’Aquila, Genova, Torino, Trieste e Trento), presentano differenze termiche più accentuate tra le zone centrali e quelle meno urbanizzate – spiega il ricercatore – Le città con territori topograficamente più uniformi e prevalentemente di pianura (tra cui Napoli, Milano, Firenze, Roma e la maggior parte dei capoluoghi di regione dell’Italia meridionale) mostrano invece intensità dell’isola di calore più contenute, seppur sempre evidenti, o addirittura situazioni inverse nelle quali la temperatura superficiale del centro città risulta mediamente meno elevata di quella delle zone urbane esterne».

Alberi contro le isole di calore

Verde urbano e alberi sono importanti nella mitigazione delle isole di calore. Dove ci sono più alberi, in sintesi, la temperatura si abbassa.

«I dati analizzati dimostrano che con un aumento del 5% della copertura arborea a livello comunale si può ridurre la temperatura media superficiale di oltre mezzo grado celsius. Proprio in relazione a questo aspetto, i risultati raggiunti con questo studio – conclude Morabito – possono fornire informazioni strategiche per pianificare interventi di mitigazione climatica mirati, in particolare nelle aree urbane più colpite dal riscaldamento locale o caratterizzate da forti anomalie termiche».

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