Logo bio sulla tisana medicinale vegetale, Corte Ue: non si può (Foto Ray Piedra per Pexels)

Può una tisana che è un medicinale vegetale avere il logo bio sulla confezione? In linea di principio no, a meno che la produzione biologica non abbia un effetto benefico sulle caratteristiche terapeutiche del medicinale (e in questo caso serve l’approvazione dell’autorità competente). È quanto ha stabilito oggi la Corte di giustizia dell’Ue, cui è stato chiesto se si può commercializzare tisane medicinali a base di piante con un imballaggio che vanti l’origine biologica delle piante.

La tisana medicinale alla salvia col logo bio

Il caso riguarda un’impresa tedesca, la Salus, che commercializza medicinali a base di piante fra le quali una tisana medicinale alla salvia. Sull’imballaggio c’è il logo ufficiale di produzione biologica della Ue. E l’azienda intende commercializzare altre tisane con lo stesso logo. Un’impresa concorrente ha chiesto ai giudici tedeschi di vietare l’uso del logo bio ritenendo contrario al diritto comunitario l’uso di questo logo sull’imballaggio di un medicinale.

Il caso è arrivato alla Corte di giustizia dell’Ue.

Per la Corte, le tisane medicinali come quelle del caso in questione, che devono essere considerate medicinali vegetali tradizionali, “non possono essere commercializzate, in linea di principio, con il logo bio. Infatti, in quanto medicinali, esse rientrano esclusivamente nell’ambito di applicazione delle norme dell’Unione europea sui medicinali e non in quelle relative alla produzione biologica e all’etichettatura dei prodotti biologici”.

Sull’imballaggio dei medicinali possono sì essere presenti informazioni facoltative, a condizione che esse siano utili per il paziente e non presentino carattere promozionale. Non è il caso delle informazioni relative alla produzione biologica delle sostanze attive di farmaci vegetali perché, spiega la Corte, “poiché detti medicinali possono essere acquistati senza prescrizione medica, tali informazioni possono direttamente sfociare in una decisione di acquisto da parte del paziente, senza che esse abbiano necessariamente un valore sanitario”.

La Corte precisa però che, nella procedura di autorizzazione all’immissione in commercio, l’Autorità competente può “constatare che sostanze attive aventi proprietà curative o profilattiche derivanti da una produzione di agricoltura biologica hanno un effetto benefico sulle caratteristiche terapeutiche di un medicinale. In tal caso, l’autorità può approvare tale indicazione sull’imballaggio del medicinale”.

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