Infortuni sul lavoro, INAIL: numeri stabili, ma con differenze significative
La Relazione annuale INAIL 2024 fotografa un’Italia in cui gli infortuni sul lavoro non calano, crescono le patologie professionali e preoccupano i dati su studenti, mobilità e fasce deboli.
Il 2024 si chiude con un quadro pressoché stabile per quanto riguarda le denunce di infortuni sul lavoro: secondo i dati diffusi oggi da INAIL, si passa da 590mila casi del 2023 a 593mila (+0,4%). Tuttavia, questa apparente stasi cela dinamiche profonde: aumentano gli infortuni tra gli studenti, arrivati a 78mila denunce (+10,5%), mentre quelli tra i lavoratori calano dell’1%.
I casi mortali sono in leggero aumento (1.202, uno in più rispetto al 2023), ma cambiano le composizioni: in diminuzione tra i lavoratori (da 1.193 a 1.189), in crescita tra gli studenti (da 8 a 13).
Crescono gli incidenti nel tragitto casa-lavoro
Aumentano gli infortuni in itinere, cioè quelli che avvengono durante il percorso da casa al lavoro e viceversa. Tornati ai livelli pre-pandemia, nel 2024 raggiungono quota 101mila (+3,1%), mentre calano del 1,9% gli incidenti in occasione di lavoro. Il dato più allarmante riguarda i decessi avvenuti in itinere: 303 morti, +10,2% rispetto al 2023. Ormai il 42,3% degli incidenti mortali avviene “fuori dall’azienda”.
Sotto il profilo territoriale, il Nord continua a concentrare il numero maggiore di infortuni (quasi il 60% di quelli in itinere), ma le variazioni più rilevanti si osservano nelle Isole (+7,7%) e al Centro (+5,6%). I mezzi più coinvolti restano auto, furgoni e trattori, seguiti da moto, monopattini e biciclette.
Settori a rischio: ancora troppi incidenti in edilizia e trasporti
Quasi il 90% degli infortuni avviene nei settori dell’Industria e dei servizi. In calo le denunce nel comparto manifatturiero, costruzioni e trasporti, ma è proprio l’edilizia a registrare il numero più alto di decessi (182), seguita da trasporti (132) e industria manifatturiera (118). La sanità, che nel 2020 fu epicentro della pandemia con 120mila casi, oggi conta meno di 38mila infortuni, ma con 20 morti (+2 rispetto al 2023).
A livello regionale, la Lombardia guida la triste classifica dei decessi sul lavoro (16,1% del totale), seguita da Campania, Lazio ed Emilia-Romagna.
Chi si fa male? Analisi per genere, età e nazionalità
Nel 2024, il 31,6% degli infortuni ha coinvolto lavoratrici, un dato stabile rispetto agli anni precedenti. Quanto ai decessi, le lavoratrici contano 56 morti, tre in meno dell’anno precedente, mentre gli uomini passano da 859 a 830 vittime.
Interessante la distribuzione anagrafica: calano le denunce tra i 35-64enni, aumentano tra i più giovani (fino a 34 anni, +0,6%) e tra gli over 64 (+4,4%). Anche la componente straniera, che rappresenta il 23,5% del totale, è in crescita (+1,5%), con un’incidenza sempre maggiore anche tra i casi mortali (21,6%, +9,1%).
Boom di malattie professionali: record da oltre 45 anni
Il dato più sorprendente del report riguarda le malattie professionali, che nel 2024 superano quota 88mila denunce: un aumento del 21,8% rispetto al 2023 e il valore più alto dal triennio 1976-1978. Tuttavia, questa crescita è legata anche a una maggiore consapevolezza dei diritti assicurativi e all’ampliamento delle patologie riconoscibili.
Le denunce si concentrano nella gestione Industria e servizi (83,3%), ma crescono significativamente anche in Agricoltura (+21,9%) e nel conto Stato (+13,9%). I settori più colpiti sono costruzioni e manifattura, seguiti da commercio, sanità e logistica.
Stranieri e Sud Italia: la nuova mappa della fragilità
Anche nel campo delle patologie, i lavoratori stranieri fanno segnare un incremento del 27,4% rispetto al 2023. Dal 2020 a oggi, la loro quota sul totale delle denunce è passata dal 7% all’8,7%.
Dal punto di vista territoriale, il Mezzogiorno sorprende: con oltre 32.600 denunce, supera il Centro e il Nord. La Toscana, però, guida la classifica regionale con quasi 14mila denunce, seguita da Puglia e Marche. Le variazioni più vistose si registrano in Molise (+70,7%), Abruzzo e Liguria.
I dati dell’INAIL ci ricordano che la sicurezza sul lavoro è ancora una sfida aperta. Mentre gli infortuni restano stabili e i decessi troppo numerosi, l’aumento delle malattie professionali solleva nuove domande sulla qualità delle condizioni di lavoro. Servono prevenzione, controlli mirati, formazione e investimenti. Perché la salute non dovrebbe mai essere un rischio da mettere in conto.

