Mediterraneo, tutte le sfide che mettono a rischio il Mare Nostrum (Foto Ismaele Rigon per Pexels)
Mediterraneo, tutte le sfide che mettono a rischio il Mare Nostrum
Oggi è la Giornata internazionale del Mediterraneo. Un mare sempre più caldo, in cui alte temperature e ondate di calore hanno un impatto devastante su flora e fauna. Mentre in acqua finiscono oltre 600 mila tonnellate l’anno di idrocarburi
Oggi è la Giornata internazionale del Mediterraneo. Ma il Mare Nostrum è sempre più in sofferenza e sempre più caldo, con temperature superficiali superiori ai 24 gradi. In alcune condizioni, come le estati molto caldi, se le temperature fra luglio e agosto incontrano acque stagnanti fanno salire la temperatura oltre i 30°C, riscaldando le acque anche oltre 30 metri di profondità. Il Mediterraneo soffre le ondate di calore, la morìa di fauna, il cambiamento delle specie con l’arrivo degli “alieni” che vivono in acque più calde e tropicali. È un mare sempre più acido e si riscalda più degli oceani.
“I cambiamenti climatici sono sempre più evidenti e colpiscono con ondate di calore nel periodo estivo, quando le acque del Mediterraneo raggiungono temperature superiori a quelle tropicali, gli effetti sulla biodiversità marina e sul funzionamento degli ecosistemi diventano devastanti”, denuncia il WWF.
Mari e oceani si sono ammalati
Mari e oceani, denuncia l’associazione ambientalista, si sono ammalati. Si stanno acidificando e si scaldano troppo velocemente, con effetti negativi sugli organismi marini e sugli ecosistemi. E questo è ancora più evidente nel Mediterraneo.
“Il Mediterraneo copre meno dell’1% della superficie degli oceani globali e contiene lo 0,3% delle acque. È, quindi, una sorta di enorme “pozza”, con una profondità media di circa 1,5 chilometri (contro i quasi 4 km dei grandi oceani). Dato che è poco profondo, le sue acque si riscaldano a tassi superiori rispetto a quelli di ogni altro mare”.

Nilina per Pexels)
Ondate di calore e Mediterraneo
Il Mediterraneo soffre le ondate di calore, che stanno cambiando il paesaggio sottomarino. Alcune specie muoiono, arrivano specie tropicali. Le temperature molto alte favoriscono infatti ingresso e diffusione di molte specie tropicali come microalghe, piante marine e pesci esotici che stanno entrando sempre più numerosi attraverso il Canale di Suez, dal Mar Rosso o dall’Atlantico. Sono a loro agio in acque più calde e si stanno diffondendo sempre più anche nel nord Mediterraneo.
Le ondate di calore, che arrivano anche in acque profonde e le riscaldano, riversano i loro effetti anche in organismi attaccati alla roccia come le gorgonie, il corallo rosso, le spugne o i bivalvi che subiscono un forte stress e, se il riscaldamento è forte e prolungato, finiscono per morire. Ci sono state perdite massive di fauna marina a partire dagli anni Novanta in molte aree del Mediterraneo, dalla Corsica alla Liguria, dalla Costa Azzurra all’Adriatico.
E il risultato, denuncia il WWF, è “un panorama sottomarino desertificato, soprattutto tra la costa e i 30 metri di profondità”.
L’eccessivo riscaldamento altera anche la quantità di cibo disponibile per gli organismi marini perché ha un impatto sulle alghe, comprese le macroalghe: con le ondate di calore crolla la loro produzione con conseguente carestia per le specie marine che utilizzano queste risorse. L’ondata di calore del 2024 ha spazzato via molte foreste di grandi alghe brune e praterie sommerse di Posidonia oceanica che arricchivano gli habitat delle coste italiane. Molte di queste non hanno ancora recuperato nel 2025.
Tonnellate di idrocarburi nel Mediterraneo
Il Mediterraneo è poi mare soggetto a forti pressioni ambientali. Ogni anno circa 600 mila tonnellate di idrocarburi si riversano nel Mar Mediterraneo, evidenzia Confcooperative Fedagripesca. E a queste si aggiungono gli effetti di 27 incidenti gravi negli ultimi trent’anni (con 272 mila tonnellate di petrolio disperse) e le fuoriuscite volontarie legate alle attività operative delle navi. Il traffico marittimo rappresenta una sfida significativa per il bacino: 200.000 imbarcazioni commerciali solcano il Mediterraneo, con un picco di 300 navi cisterna al giorno che trasportano oltre 350 milioni di tonnellate di petrolio annue (pari al 25% del traffico globale).
Mediterraneo & Consumatori
Il Mediterraneo ha legami profondi anche con i consumatori, riconosce l’Adoc.
«Oggi celebriamo la Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo con rispetto e con la consapevolezza, sempre più radicata e forte, che questa fetta geografica del mondo è una risorsa importante, una grande opportunità e, nel contempo, una sfida forte per i consumatori europei», commenta Anna Rea, presidente dell’ADOC, in occasione della Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo.
«Il Mediterraneo sta affrontando sfide ambientali cruciali, legate ai cambiamenti climatici e al riscaldamento globale, che ne minacciano la sostenibilità a lungo termine. Le temperature estreme registrate a giugno e luglio hanno causato un anomalo riscaldamento delle acque, alterando gli equilibri marini e mettendo a rischio la straordinaria biodiversità di questo ecosistema. Questo disastro – prosegue Rea – è il risultato di scelte prese nel corso di lunghi anni, aggravate da guerre e dalle vulnerabilità di molti governi che coinvolgono questa sponda. I danni sono enormi e tangibili: i costi dei prodotti naturali, un tempo accessibili e fondamentali per la salute come quelli della dieta mediterranea, sono ora inavvicinabili per molti».
Nella giornata del Mediterraneo c’è un richiamo all’azione anche per i consumatori. «Le loro scelte quotidiane – dice Rea – e l’adozione di stili di vita più responsabili e sostenibili contribuiscono in modo significativo alla salvaguardia del Mediterraneo».

