Rincari delle vacanze, Consumatori: ecco perché un italiano su due rimane a casa (Foto Pixabay)
Rincari e vacanze, Consumatori: ecco perché un italiano su due rimane a casa
Sulle ferie estive pesano i rincari delle vacanze. Quest’anno il 49% degli italiani rinuncia a partire. E chi viaggia cerca le tariffe più competitive di giugno e settembre. L’analisi dei Consumatori sui dati di Federalberghi
I rincari pesano sulle vacanze estive degli italiani. Quest’anno rinuncerà a partire un cittadino su due, il 49,2% degli italiani. Erano il 41% nel 2023. Nel frattempo la spesa aumenta e il giro d’affari passa dai 33,8 miliardi di euro del 2023 ai 41,3 miliardi del 2025, con un incremento di 7,5 miliardi di euro (+22%) a fronte di appena 1,4 milioni di vacanzieri in più tra giugno e settembre.

Le ferie estive cambiano, pesano i rincari
Insomma: le ferie estive cambiano, e così le abitudini di chi parte, per i rincari delle vacanze. Che tagliano le ferie lunghe e spezzettano il periodo di riposo anche in brevi gite e nei periodi in cui le tariffe sono un po’ più basse, come appunto giugno e settembre. Questo il tenore dei commenti dei Consumatori davanti all’analisi odierna di Federalberghi sulle ferie estive degli italiani.
Assoutenti evidenzia che “i rincari del settore turistico pesano come un macigno sulle vacanze estive degli italiani, spingendo una fetta crescente di popolazione a rinunciare del tutto alle partenze e determinando un aumento della spesa complessiva per chi, invece, decide di regalarsi una villeggiatura tra giugno e settembre”.
I dati sono appunto quelli di Federalberghi. L’analisi di Assoutenti evidenzia il peso di quanti non partiranno – in aumento, ora sono il 49,2% dei cittadini – e sottolinea che “alla base della rinuncia alle vacanze vi sono proprio i rincari di prezzi e servizi nel settore turistico, con i motivi economici che per più di un cittadino su due (il 54,8%) rappresentano la principale causa delle mancate partenze”.
«La stangata che ha interessato prezzi e tariffe di tutto il comparto turistico, dai trasporti agli alloggi, da un lato – spiega il presidente Assoutenti Gabriele Melluso – porta un maggior numero di famiglie a rinunciare del tutto alle partenze, dall’altro modifica profondamente le abitudini degli italiani che, per far fronte ai rincari, abbandonano le vacanze lunghe concentrate ad agosto, preferendo pochi giorni fuori casa e scegliendo di spostarsi anche in mesi alternativi come giugno e settembre, quando le tariffe sono più basse».
Vacanze estive più brevi, cercando tariffe competitive
Le abitudini turistiche cambiano. E allora diminuiscono quanti partono ad agosto. Il Codacons evidenzia che il numero di cittadini che scelgono il mese di agosto per le proprie vacanze passa dai 19,9 milioni del 2019 ai 17,5 milioni del 2025, 2,4 milioni di persone in meno.
“Rispetto al passato le vacanze estive sono quindi più brevi e concentrate anche nei mesi di giugno e settembre, quando cioè le tariffe turistiche sono più competitive – spiega il Codacons – Un settore caratterizzato anche quest’anno da sensibili rincari di prezzi e tariffe: basti pensare che, nonostante un tasso generale di inflazione sotto controllo, tutte le voci legate al turismo stanno registrando una decisa crescita”.
Il Codacons riepiloga allora i rincari delle vacanze sulla base degli ultimi dati Istat. I prezzi dei voli nazionali rincarano del +38,7% sull’anno, le tariffe dei traghetti del +19,6%, quelle dei servizi ricreativi e sportivi (piscine, stabilimenti, palestre, parchi divertimento) del +7,7%, i prezzi dei pacchetti vacanza nazionali del +8,7%.
Gli alberghi rincarano del +2,9%, i villaggi vacanza del +3,6%, mentre i listini di case vacanza, b&b e altre strutture ricettive del +5,9%. Aumentano anche musei e monumenti storici a +4%, ristoranti (+3%), bar (+3,8%), gelaterie (+3,8%). Sono aumenti che determinano, spiega il Codacons, una stangata estiva. Ecco allora spiegato quel 49% di italiani che rinuncia a partire perché non può affrontare i costi di una vacanza.

