Spese obbligate, ormai sono oltre il 42% della spesa delle famiglie (Foto Pixabay)

Le spese obbligate pesano sempre di più sul bilancio delle famiglie. La spesa principale è quella per l’abitazione. Ma prese tutte insieme le spese obbligate, ovvero quelle legate a beni e servizi di cui le famiglie non possono fare a meno, come casa, energia, bollette, sanità, trasporti e assicurazioni, continuano a pesare sempre di più sui bilanci familiari. Nel 2025 arrivano infatti a rappresentare il 42,2% della spesa totale, con un aumento di 5,2 punti rispetto al 1995.

Si riducono le libere scelte di consumo

È quanto emerge da un’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sulle spese obbligate delle famiglie italiane nel periodo 1995–2025 (link al testo integrale), che parla di “una dinamica ormai strutturale, che riduce sempre di più l’area delle scelte libere di consumo, limitando il potenziale di crescita dell’economia legata alla domanda interna”.

«Per le famiglie italiane il costante aumento delle spese obbligate è un forte ostacolo alla ripresa dei consumi – commenta il presidente Confcommercio Carlo Sangalli – Occorre agire su tariffe e fiscalità per rafforzare il potere di acquisto e rilanciare la crescita economica del nostro Paese».

“I consumi obbligati – si legge nello studio di Confcommercio – hanno progressivamente assorbito una quota crescente della spesa delle famiglie rendendo sempre meno ampia la parte lasciata ai beni e ai servizi commercializzabili, vale a dire quelli che appartengono alle libere scelte dei consumatori e che sono legate alle preferenze e agli stili di vita dei singoli individui o famiglie. In trent’anni, l’orizzonte temporale oggetto di questa nota, la quota di consumo ad essi destinata è passata dal 37,0% al 42,2%”.

Da questo aggregato, precisa poi Confcommercio, sono esclusi beni e servizi tecnologici quali smartphone, pc, tablet e relativi servizi, che fino a qualche anno fa venivano usati soprattutto nel tempo libero. Oggi invece sono diventati “strumenti necessari per il lavoro, lo studio e per la fruizione di servizi inclusi tra le spese obbligate (servizi bancari e finanziari, rapporti con la pubblica amministrazione, ecc.) rendendo il confine tra commercializzabili e spese obbligate più sfumato”.

 

Fonte: elaborazioni e previsioni Ufficio Studi Confcommercio su dati Istat

 

La ripartizione delle spese

In termini ‘monetari’, prosegue Confcommercio, a fronte di una spesa pro capite complessiva di 22.114 euro, oltre 9.300 euro sono assorbiti da spese non comprimibili. Tra queste primeggia l’abitazione (5.171 euro, +109 euro rispetto al 2024), seguita da assicurazioni e carburanti (2.151 euro) ed energia (1.651 euro).

A rendere sempre più gravoso il peso delle spese obbligate è la dinamica dei prezzi: dal 1995 ad oggi il loro indice è cresciuto del 132%, più del doppio rispetto a quello dei beni commercializzabili (+55%). In particolare, l’energia – nonostante il rallentamento del 2025 – ha visto i suoi prezzi aumentare del 178% in trent’anni.

UNC: ceto medio più povero

«Dati gravi e preoccupanti! È una denuncia che stiamo facendo almeno dal 2002, da quando è arrivato l’euro – commenta il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona – È questa una delle ragioni per le quali il ceto medio è diventato sempre più povero».

«Le spese obbligate, a cominciare dalle bollette di luce e gas, sono rincarate in modo insostenibile e molto più degli stipendi, rimasti invece al palo – spiega Dona – Di conseguenza il potere d’acquisto delle famiglie si è ridotto. È evidente che in questo contesto le spese voluttuarie e facoltative ne risentono e sempre più famiglie sono costrette a rinunciarvi, con effetti deleteri sui consumi, che rappresentano il 60% del Pil».

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