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Spesa delle famiglie ferma, prezzi ancora alti: cresce il divario tra Nord e Sud
Nel 2024 la spesa media mensile è di 2.755 euro, stabile rispetto all’anno precedente ma ancora lontana dal recupero del potere d’acquisto perso con l’inflazione. In aumento le disuguaglianze territoriali e sociali: nel Nord-est si spende quasi il doppio rispetto al Sud.
Secondo i dati diffusi oggi da Istat, nel 2024 la spesa media mensile per consumi delle famiglie italiane si è attestata a 2.755 euro, con un lieve incremento dello 0,6% rispetto ai 2.738 euro del 2023.
Un dato che, a prima vista, indica stabilità, ma che nasconde un problema strutturale: negli ultimi cinque anni la spesa è cresciuta del 7,6%, mentre l’inflazione è aumentata del 18,5%. In altre parole, le famiglie italiane spendono di più ma acquistano meno, segno di un progressivo impoverimento reale del potere d’acquisto.
Italia a due velocità: 834 euro di differenza tra Nord-est e Sud
La geografia dei consumi disegna un’Italia spaccata in due. Nel Nord-est, dove la spesa media è di 3.032 euro al mese, le famiglie possono permettersi livelli di consumo più alti e diversificati; nel Sud, invece, la spesa scende a 2.199 euro, con un divario del 37,9%.
Ancora più marcato il confronto regionale: in Trentino-Alto Adige si spendono 3.584 euro mensili, quasi il doppio rispetto alla Puglia (2.000 euro) e alla Calabria (2.075 euro).
Una forbice che si è ampliata dopo la pandemia, tornando ai livelli pre-Covid e confermando la fragilità economica del Mezzogiorno.
Le famiglie del Sud destinano una quota molto maggiore dei consumi ai beni primari, come alimentari e bevande (25,4% contro il 17,4% del Nord-est), mentre al Nord cresce la spesa per trasporti, ristorazione e cultura, indicatori di una migliore capacità di spesa discrezionale.
Alimentari sotto pressione: si taglia su quantità e qualità
Il carovita continua a farsi sentire soprattutto nel carrello della spesa.
Nel 2024 i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche sono aumentati del 2,5%, dopo l’impennata del +10,2% del 2023.
Nonostante ciò, la spesa per questi beni resta stabile, segno che le famiglie hanno ridotto quantità e qualità: il 31,1% dichiara di aver limitato gli acquisti per contenere i costi.
Tra gli alimenti, crescono soprattutto le spese per oli e grassi (+11,7%) e per la frutta (+2,7%), comparti ancora fortemente influenzati dai rincari energetici e climatici.
Non alimentare stabile, ma la vita costa di più
La spesa non alimentare, che rappresenta l’80,7% del totale (pari a 2.222 euro mensili), rimane pressoché invariata rispetto al 2023. Aumentano solo alcune voci, come servizi di ristorazione e alloggio (+4,1%), che proseguono il recupero post-pandemia, e la spesa per istruzione nel Nord-est (+16,9%), segnale di una maggiore attenzione agli investimenti educativi nelle aree più ricche.
In calo invece la spesa per informazione e comunicazione (-2,3%), sintomo di un possibile taglio su abbonamenti e servizi digitali.
Gli italiani comprano meno e spendono di più
Secondo il Codacons, i dati Istat confermano “il fortissimo effetto dei prezzi al dettaglio sulla spesa delle famiglie”.
A Bolzano, città con il record di spesa (3.990 euro mensili), si spende quasi il doppio rispetto alla Puglia (1.999 euro), con una differenza di circa 2.000 euro al mese (+99,5%).
“L’onda lunga dei rincari continua a farsi sentire anche nel 2025 – avverte il presidente Carlo Rienzi – con aumenti a due cifre per alcuni beni di largo consumo e vendite in calo in volume”.
L’associazione chiede al governo misure strutturali per contenere i prezzi, soprattutto nei settori essenziali come gli alimentari, oggi ancora colpiti dagli effetti di lungo periodo del caro-energia.
La Federconsumatori definisce il quadro “drammatico”: l’aumento dei prezzi e la stagnazione dei salari hanno prodotto una progressiva erosione dei redditi medi e bassi, alimentando nuove disuguaglianze.
L’associazione sottolinea come molte famiglie abbiano modificato radicalmente le proprie abitudini alimentari: consumo di carne e pesce in calo del 16,9%, crescita della ricerca di offerte e sconti (51% dei cittadini), aumento degli acquisti nei discount (+12,1%).
Per Confesercenti, la crescita nominale della spesa (+0,6% nel 2024) è solo “un’illusione ottica”.
Al netto dell’inflazione, il potere d’acquisto reale delle famiglie è calato di circa 4 miliardi di euro in un anno, e risulta ancora inferiore dell’11% rispetto al 2019 — pari a 3.400 euro in meno a nucleo familiare, di cui 600 euro per alimentari.
La stabilità apparente dei valori medi, spiega l’associazione, “nasconde un disagio diffuso”: quasi un terzo dei nuclei ha ridotto i consumi non per scelta, ma per necessità.
Un Paese che spende uguale, ma vive diversamente
Dietro la stabilità apparente dei numeri si nasconde un’Italia che ha cambiato abitudini:
meno acquisti, più attenzione al necessario, una crescente polarizzazione tra Nord e Sud e tra famiglie con redditi diversi.
La ripresa, almeno nei consumi, sembra ancora lontana — e la sfida per il 2025 sarà ricostruire il potere d’acquisto senza rinunciare alla qualità della vita.

