La gestione dell'acqua e le criticità in Italia (Foto di congerdesign da Pixabay)

Alla poca acqua si contrappone la troppa acqua, oppure l’acqua inquinata. Al centro della crisi climatica e degli eventi meteo estremi che si abbattono sull’Italia c’è spesso l’acqua. E con essa, una gestione dell’acqua poco efficace, a compartimenti stagni, priva di visione d’insieme. E così siccità, alluvioni e inquinamento dell’acqua sono i tre segnali d’allarme che l’Italia spesso si ritrova a fronteggiare in condizioni di emergenza, e che costano danni economici e materiali ingenti. Solo la siccità dell’estate 2025 costerà all’Italia una perdita complessiva di 6,8 miliardi di euro nel 2025, che salirà a 17,5 miliardi di euro nel 2029, secondo uno studio del 2025 condotto da esperti dell’Università di Mannheim e della Banca Centrale Europea.

La gestione dell’acqua in Italia

A tre mesi dalla Strategia europea per la resilienza idrica, Legambiente fa il punto sulla gestione dell’acqua nel corso della VII edizione del Forum nazionale acqua “La resilienza idrica in Italia” organizzato oggi a Roma in collaborazione con Utilitalia.

La crisi climatica, il problema dei depuratori inefficienti o mancanti, delle reti colabrodo e delle mancate bonifiche dei siti di interesse nazionale che gravano principalmente sulle acque sotterranee o di falda, ma anche le inadempienze dell’Italia rispetto alle direttive europee sull’acqua – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ci ricordano l’urgenza di risolvere le criticità e adottare una governance integrata della gestione delle risorse idriche. La resilienza idrica deve essere messa al centro dell’agenda politica italiana, con i principi fondamentali richiamati dalla Strategia europea di ridurre i consumi e migliorare l’efficienza”.

Acqua e crisi climatica: la siccità

L’acqua è al centro della crisi climatica. Dal 2017 al 22 settembre 2025 in Italia l’Osservatorio Città Clima di Legambiente ha contato 142 eventi con danni legati a una siccità prolungata, come perdita di produttività agricola e interruzione alla distribuzione dell’acqua potabile. Nel 18% dei casi c’è stato un provvedimento di restrizione dell’uso di acqua per vari scopi, dal civile all’agricolo, dallo zootecnico all’industriale.

La siccità si è intensificata negli ultimi quattro anni. Fra tutti gli eventi meteo estremi collegati alla siccità, il 75% si è verificato tra il 2020 e il 2024 con danni rilevanti in diversi comparti produttivi e perdite economiche. In particolare, dalla primavera 2022 ai primi mesi del 2023, ammonta a oltre 6 miliardi di euro la stima delle perdite economiche relative alla siccità nel settore agricolo (fonte Water economy in Italy, 2023).

Emergenza per alluvioni

Ci sono poi le alluvioni e le frane. Dal 2013 al 2022, secondo dati della Protezione Civile, ci sono stati 179 stati di emergenza legati a eventi alluvionali e al rischio idrogeologico, per una ricognizione del danno che supera i 15 miliardi di euro. A questi vanno aggiunti i danni da decine di miliardi stimati degli eventi alluvionali dell’Emilia-Romagna, Toscana e Marche del 2023.

La gestione dell’acqua richiama, oltre alla siccità e alle alluvioni, l’inquinamento delle acque. Il 75,1% delle acque superficiali e il 70% di quelle sotterranee raggiungono a oggi un buono stato chimico ma si prevede che per il 2027 il 30% dei corpi idrici superficiali e il 27% circa dei corpi idrici sotterranei non sarà in buono stato chimico.

Un’agenda politica che consideri l’acqua

Per garantire una migliore gestione dell’acqua – più sicura e meno dispendiosa anche dal punto di vista economico – Legambiente chiede di agire su governance dell’acqua, qualità ed efficienza idrica, e su investimenti e infrastrutture.

L’associazione chiede, fra l’altro, di mettere al centro dell’agenda politica la resilienza idrica e di uscire dalla logica emergenziale con Piani anti alluvione e Piani per la gestione della siccità che vanno condivisi tra istituzioni e comunità locali.

Chiede di ridurre i consumi e migliorare l’efficienza idrica, di promuovere una strategia di mitigazione delle immissioni di inquinanti, ad esempio a livello agricolo utilizzando l’agricoltura biologica e integrata di alto livello, o relativamente all’inquinamento da PFAS proseguendo i lavori verso il bando universale. E chiede di proteggere e ripristinare il ciclo delle acque e degli ecosistemi.

“Senza una strategia nazionale per la risorsa idrica e una pianificazione efficace – spiega Legambiente – il Paese continuerà a pagare caro gli effetti e i danni legati a siccità, alluvioni e inquinamento delle acque”.

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