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Longevità: gli italiani vivono a lungo ma non più sani
Secondo l’Istat, la vita media è di 83,4 anni, ma gli anni vissuti in buona salute si fermano a 60 per gli uomini e 57 per le donne. Gli esperti: “Serve una strategia di longevità sana e più prevenzione”.
Una delle caratteristiche degli italiani è la longevità. Si vive sempre più a lungo — 83,4 anni in media, tra le aspettative di vita più alte al mondo — ma non necessariamente meglio.
Secondo un’analisi Istat presentata durante l’evento “Investing for Healthy Ageing” promosso da MSD a Roma, la qualità della vita negli ultimi anni si deteriora sensibilmente: la vita sana finisce in media a 60 anni per gli uomini e 57 per le donne.
Sono 6,4 milioni gli over-65 che presentano difficoltà nelle attività quotidiane e 3,8 milioni coloro che hanno una riduzione dell’autonomia personale.
Non basta vivere a lungo, bisogna vivere bene
«L’Italia è tra i Paesi più longevi al mondo, ma questo primato nasconde una realtà preoccupante: gli ultimi anni di vita sono spesso vissuti in condizioni di cattiva salute», spiega Michele Conversano, presidente di Happy Ageing.
Secondo l’esperto, è necessario un cambio di paradigma: «Non basta vivere a lungo, bisogna vivere bene. Servono azioni concrete e una strategia nazionale per una longevità sana che inizi molto prima della vecchiaia».
Conversano sottolinea il ruolo centrale della prevenzione e invita a investimenti strutturali e duraturi, con una particolare attenzione alla vaccinazione dell’adulto e dell’anziano, ancora oggi troppo trascurata.
Coperture vaccinali ancora troppo basse
I dati più recenti mostrano una situazione lontana dagli obiettivi europei.
A fronte di un target minimo del 75% per la vaccinazione antinfluenzale, la copertura in Italia è ferma al 52,5% tra gli anziani e al 19,6% nella popolazione generale.
Ancora più critica la situazione per il vaccino anti-pneumococcico: non esistono dati nazionali completi, ma le informazioni regionali mostrano tassi di adesione molto bassi.
Nuovi vaccini per una protezione più ampia
«Le patologie causate da pneumococco rappresentano una minaccia significativa per la salute pubblica, soprattutto nella popolazione adulta e anziana, dove il rischio di complicanze è elevato», afferma Giancarlo Icardi, professore ordinario di Igiene all’Università di Genova.
Oggi sono disponibili nuovi vaccini in grado di offrire una protezione più ampia contro i ceppi emergenti, ma è necessario garantirne l’accesso tempestivo.
«Solo così — conclude Icardi — sarà possibile proteggere davvero le persone più fragili e trasformare la longevità in un’opportunità di salute, non in una condanna alla fragilità».

