Recupero crediti, la riforma che elimina il giudice (Foto di Gerd Altmann da Pixabay)

Recupero crediti più veloce, ma a quale prezzo per il debitore? Al vaglio della Commissione giustizia del Senato è passato un disegno di legge (ddl 978) che punta a rendere più veloce il recupero crediti, decongestionando i tribunali civili e dando più garanzie al creditore. Questo però prevede l’eliminazione del passaggio davanti al giudice e solleva dunque più di un dubbio sulla tutela del debitore e dei suoi diritti, perché senza un giudice questi si ritrova in una posizione di forte debolezza. C’è squilibrio, è la critica che viene da più parti.

Il recupero crediti senza giudice

La novità principale di questo nuovo recupero crediti “consiste nella possibilità per l’avvocato di parte di emettere una intimazione ad adempiere che, in assenza di opposizione entro 40 giorni, diventa titolo esecutivo al pari di una sentenza. Un meccanismo che bypassa il controllo preventivo di un giudice” (Fonte: La legge per tutti).

Oggi è il giudice che emette il decreto ingiuntivo, un ordine di pagamento formale notificato al debitore. Con la riforma in discussione, viene invece dato all’avvocato del creditore il potere di notificare un’intimazione ad adempiere. Se il debitore non si oppone entro 40 giorni, quell’atto acquista efficacia esecutiva, cioè è un titolo valido per fare pignoramenti e azioni di recupero forzato.

Dalla procedura così organizzata sarebbero esclusi i crediti di origine bancaria e quelli ceduti alle agenzie di recupero. Tutto questo, è la critica che arriva, potrebbe tradursi in una “pesca a strascico” di lettere con richieste di pagamento inviate anche per bollette non pagate, di qualche centinaia di euro. Davanti a un atto redatto da un avvocato, molti avranno paura e non si opporranno, oppure non avranno denaro per contestare la lettere entro i termini previsti.

Le analisi sul ddl evidenziano da un lato la necessità di velocizzare il recupero crediti, con attività che spesso vanno avanti anni; dall’altro sottolineano il venir meno delle tutele per il debitore, a partire dall’assenza di un giudice, che è un soggetto terzo rispetto alle parti in causa.

Codici: si rischia uno squilibrio pericoloso

“Preoccupano gli effetti sui consumatori della riforma sul recupero crediti”, è il giudizio negativo dell’associazione Codici.

«I sostenitori di questo provvedimento sottolineano lo snellimento burocratico del recupero crediti, che diventerebbe più veloce ed efficiente – dichiara Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici – È innegabile che la giustizia civile italiana abbia dei tempi lunghissimi, che danneggiano sia i debitori che i creditori, ed è giusto intervenire per migliorare la situazione. Il problema è che con questa riforma si rischia, però, di creare uno squilibrio pericoloso».

Codici spiega che un cittadino può ricevere un’intimazione di pagamento firmata da un avvocato con linguaggio tecnico; può cadere in confusione ed essere preoccupato; pensando di aver ricevuto un provvedimento dell’autorità, può decidere di pagare subito anche se magari il credito è contestabile.

«Altra questione da tenere in considerazione, se il debitore non si oppone entro 40 giorni, l’atto diventa titolo esecutivo, come una sentenza – prosegue Giacomelli – Un ulteriore aspetto su cui riflettere è l’uscita di scena del giudice. È tutto nelle mani del legale di parte, ovvero del difensore del creditore. Ciò significa che chi può contare su un avvocato di fiducia o ha una struttura legale interna con questa riforma potrà far partire ingiunzioni di pagamento velocemente. Per questo temiamo uno squilibrio importante e pericoloso dei rapporti. L’assenza di un giudice, di un soggetto terzo che non ha interessi diretti per quanto riguarda l’esito della vicenda, rischia di portare a procedimenti a senso unico, con i debitori indotti a pagare, rinunciando ai propri diritti per timore di ripercussioni».

Per Codici servono dei correttivi che riguardano sia la lettera con l’intimazione di pagamento (con richiami chiari al mittente, al tipo di comunicazione, alle risposte) sia la possibilità di prevedere un’opposizione tardiva.

«A volte, infatti, emergono delle irregolarità – spiega Giacomelli – Ci vuole del tempo per individuarle, servono verifiche approfondite, ma nel caso dovessero emergere clausole abusive o pratiche commerciali scorrette, si può ottenere una sospensione dell’esecuzione. Sono tutte questioni che devono essere prese in considerazione. Così com’è, la riforma del recupero crediti rischia di diventare uno strumento che spiana la strada alla parte creditrice, privando i debitori dei loro diritti».

Parliamone ;-)