risparmio delle famiglie

https://www.pexels.com/it-it/foto/donna-shopping-business-supermarket-9016541/o (Foto Kevin Malik per Pexels)

Il risparmio delle famiglie italiane vive una fase di transizione verso maggiore cautela. Quella che fino a un anno fa era una “serenità vigilata” diventa oggi prudenza accentuata, alimentata dal calo della capacità di risparmio e dalla crescente percezione che accantonare richieda sacrifici concreti.

Nel 2025 solo il 41% delle famiglie è riuscito a risparmiare, in calo rispetto al 46% del 2024. Parallelamente, cresce la quota di chi ha consumato tutto il reddito (37%) o attinge ai risparmi accumulati (15%), mentre resta stabile il ricorso al credito. È un segnale di tenuta, ma anche di adattamento: gli italiani cercano equilibrio, tagliando i consumi superflui e difendendo la stabilità quotidiana.

Il risparmio come fonte di ansia

Risparmiare diventa sempre più difficile e, per molti, una fonte di preoccupazione. Cala la quota di chi vive il risparmio con tranquillità (45%, contro il 54% del 2024) e cresce quella di chi non si sente sereno se non riesce ad accantonare (38%). Solo il 14% dichiara di preferire vivere il presente senza pensare troppo al futuro.

La difficoltà di accumulare risorse si riflette anche sulla capacità di far fronte agli imprevisti. Il 74% delle famiglie può ancora affrontare spese inattese da 1.000 euro, ma solo il 36% riuscirebbe a coprire un esborso da 10.000 euro, in calo rispetto al 38% del 2024. A mostrarsi più resilienti sono uomini tra i 31 e i 44 anni, residenti nel Nord e con un livello di istruzione medio-alto.

Liquidità protagonista, investimenti in stand-by

La relazione tra risparmio e investimento conferma la predilezione per la liquidità: il 64% degli italiani preferisce mantenere le proprie risorse sui conti correnti, un dato stabile negli ultimi anni. Solo un terzo (32%) investe una parte dei risparmi, contro il 34% del 2024.

Chi sceglie di investire lo fa con obiettivi concreti e difensivi: il 22% per realizzare progetti futuri, il 21% per accrescere o preservare il patrimonio, e il 19% per proteggersi dall’inflazione. Cresce l’interesse per il mattone (dal 26% al 34% tra i risparmiatori attivi), mentre arretrano gli investimenti finanziari, sia nei prodotti sicuri sia in quelli più rischiosi.

Più attenzione al rischio, meno all’impatto sociale

Tra gli investitori aumenta la sensibilità al rischio (39% contro il 33% del 2024) e al rendimento (20% contro 16%), mentre si riduce l’attenzione per le finalità sociali e ambientali degli investimenti (14% contro 20%). Rimane invece stabile la fiducia nella solidità degli intermediari (18%), segnale che il sistema finanziario è percepito come più affidabile, pur in un contesto di minore propensione al rischio.

Il quadro che emerge è quello di una società che, pur tra difficoltà, mantiene disciplina e consapevolezza finanziaria. Le famiglie riducono le spese non essenziali, pianificano con cautela e cercano di difendere la propria autonomia economica.

La priorità non è più “far fruttare” il risparmio, ma preservarlo. In questa prospettiva, la liquidità diventa una scelta di sicurezza, e la casa torna a essere il bene rifugio per eccellenza. Un comportamento che riflette non solo la paura dell’incertezza, ma anche una nuova forma di realismo finanziario: il desiderio di stabilità prima ancora che di rendimento.

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