rinunce alle cure

(foto Pixabay)

La difficoltà ad accedere alle cure mediche sta diventando un problema strutturale. Secondo una recente analisi, il 30% degli intervistati ha dichiarato rinunce alle cure, e nel 74% dei casi la motivazione è legata ai costi. Un numero significativo, che racconta la fatica crescente nel sostenere visite specialistiche, esami diagnostici o percorsi terapeutici, soprattutto in un periodo di inflazione sanitaria e bilanci familiari sempre più compressi.

La rinuncia non è uniforme nella popolazione: colpisce soprattutto le fasce a reddito più basso, dove anche un ticket o un esame a pagamento possono diventare insostenibili. Ancora più evidente è la frattura nell’ambito della prevenzione, primo elemento a saltare quando le risorse non bastano e le priorità economiche prevalgono.

La prevenzione sacrificata e i rischi sul lungo periodo

L’aspetto più critico riguarda proprio la prevenzione: screening, controlli periodici e visite specialistiche sono spesso percepiti come rinviabili, ma la loro assenza può portare a diagnosi più tardive e a percorsi di cura più complessi e costosi, sia per i pazienti sia per il sistema sanitario.

Il fenomeno rischia così di generare un doppio svantaggio: peggiorare lo stato di salute delle persone più fragili e aumentare la pressione economica sul comparto pubblico, costretto a intervenire in fasi più avanzate e dispendiose.

La digitalizzazione come leva strategica

Secondo Guido Borsani, partner di Deloitte Italia e Government & Public Services Industry Leader, la digitalizzazione rappresenta una delle chiavi per costruire un sistema sanitario più moderno e accessibile. Televisite, piattaforme integrate, dati clinici digitali e servizi di monitoraggio da remoto possono ridurre tempi, distanze e costi, facilitando il contatto con la rete sanitaria soprattutto per chi vive lontano dai centri e per chi ha risorse economiche limitate.

“Nel contesto attuale – spiega Borsani – la digitalizzazione costituisce una leva fondamentale per il futuro del sistema sanitario, ma comporta sfide organizzative e tecnologiche complesse”.

La trasformazione digitale, dunque, non è solo un cambio di strumenti, ma un cambiamento culturale e gestionale che richiede investimenti mirati, competenze e un modello di governance capace di integrare i diversi attori della filiera.

Colmare le disuguaglianze: la priorità dei prossimi anni

Lo studio Deloitte mette in guardia: il tema delle rinunce alle cure deve essere affrontato come una questione di equità sociale. La tecnologia può ampliare l’accesso, ma solo se accompagnata da politiche pubbliche in grado di tutelare le fasce più fragili, ridurre i costi insostenibili e potenziare la prevenzione.

La sfida dei prossimi anni sarà quindi duplice: accelerare l’innovazione digitale e, al tempo stesso, costruire un sistema sanitario capace di non lasciare indietro nessuno. Perché la salute – conclude il report – è un diritto, e garantire che tutti possano esercitarlo è il primo passo verso un Paese più equo e sostenibile.

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