Minori, MDC: bene l'app per verificare l'età sui social, agire anche su gioco d’azzardo (foto Pixabay)
Australia, stop ai social per gli under 16. Primo paese al mondo
Il primo divieto al mondo scatena reazioni globali e apre un nuovo fronte sul rapporto tra giovani, sicurezza online e responsabilità delle piattaforme
Dal 1° gennaio, l’Australia è ufficialmente il primo Paese al mondo a vietare l’accesso ai social media agli under 16. Una misura senza precedenti che coinvolge dieci piattaforme – Youtube, TikTok, Facebook, Instagram, Snapchat, X, Reddit, Twitch e Threads – tutte chiamate a rimuovere gli account esistenti dei minori e a bloccare nuove registrazioni. Le aziende rischiano sanzioni fino a 49,5 milioni di dollari australiani (circa 28 milioni di euro) se non adotteranno “misure ragionevoli” per rispettare la legge.
Nonostante alcune difficoltà tecniche iniziali nei sistemi di verifica dell’età, il Governo assicura che la norma verrà applicata in modo sempre più efficace. Nel frattempo, giovani australiani e famiglie hanno trascorso le ultime settimane preparando alternative di contatto e affrontando la prospettiva della disconnessione forzata.
Una misura drastica per “proteggere l’infanzia”
Per il primo ministro Anthony Albanese, il divieto nasce dall’urgenza di proteggere i giovanissimi dai rischi più gravi legati all’uso dei social: cyberbullismo, esposizione a contenuti dannosi, dipendenze digitali. “Non sarà un sistema perfetto al 100% – ha dichiarato – ma il messaggio è chiaro”.
Albanese paragona la misura alle leggi sul consumo di alcolici: non è l’elusione da parte di pochi a invalidarne il valore sociale. I sondaggi mostrano una forte approvazione: due terzi degli elettori sostengono l’innalzamento dell’età minima.
Il governo invita i giovani a riconvertire il tempo digitale in attività concrete: sport, musica, lettura, relazioni offline. L’obiettivo è “restituire loro un’infanzia più sana” e offrire ai genitori maggiore tranquillità.
Un modello che fa discutere il mondo
La decisione australiana sta facendo scuola. Danimarca, Norvegia e Malaysia hanno annunciato di voler valutare misure simili; l’Unione Europea ha approvato una risoluzione che apre la strada a restrizioni di età; il Regno Unito osserva da vicino l’esperimento di Canberra. È prevista inoltre una valutazione indipendente degli effetti del divieto nel breve e nel lungo periodo.
Le reazioni dell’industria, però, non sono univoche. Meta teme che il divieto “spinga gli adolescenti verso app meno sicure e non regolamentate”, mentre X, per voce di Elon Musk, conferma che si adeguerà: “Non è una nostra decisione, ma è ciò che impone la legge australiana”.
Tra tutela e rischi, una sfida ancora aperta
La norma australiana inaugura un nuovo capitolo nel dibattito globale sull’uso dei social da parte dei minori. Protezione dei giovani, responsabilità delle piattaforme, diritti digitali e libertà individuali si intrecciano in un equilibrio complesso.
Mentre il mondo osserva, l’efficacia e le conseguenze reali del divieto – positive o indesiderate – saranno decisive nel determinare se l’Australia resterà un caso isolato o il primo tassello di una trasformazione internazionale del rapporto tra adolescenti e tecnologia.

